Da Scrivo di notte e… ho una Moleskine, Edizioni Divinafollia, 2022.
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«La poetica di Ernesto Torta è il manifesto di un eretico che sta nel mondo in direzione ostinata e contraria, attento a non omologarsi e a non fermarsi mai, allergico ai precetti della metrica, ai gruppi autoreferenziali, alle catalogazioni e alle competizioni»: sono le parole di Maria Antonietta Macciocu, eclettica scrittrice di origini sarde che al poeta dedica un articolo sul blog Cultura al femminile di Emma Fenu. Nomino Torta, Macciocu, Fenu e anche Pier Bruno Cosso perché con questi autori e con queste autrici ho avuto modo di partecipare, nella primavera del 2023, al “meticciato letterario”. Ed è proprio l’autore Jesino ad aver dato il via all’intreccio di parole e arti, di sguardi e azioni che chiamiamo oggi, appunto, meticciato culturale, narrativo ed espressivo. Potete leggere qui l’articolo scritto da Pier Bruno Cosso: http://www.tottusinpari.it/2023/04/04/pregevole-iniziativa-a-nichelino-to-del-circolo-sardo-gennargentu-il-reading-letterario-con-cinque-autori-al-microfono/
Ma chi è Ernesto Torta? L’autore dice di sé:
“Io scrivo come dipingessi per pennellate, parto da uno spunto e dopo il primo verso mi abbandono a una serie di suggestioni senza un apparente filo logico, compongo per associazioni istantanee.
Sta a chi legge andare oltre, cogliere e far propri i substrati, quando ci sono. Ricomporre il puzzle per tessere”.
Tra le poesie – alcune sono davvero potenti, bellissime – della silloge di Ernesto Torta ho scelto di pubblicare i versi di Che ci vuoi fare perché mi hanno intenerita e al contempo intrigata, per via di questo rispecchiarsi dell’arte poetica negli occhi di una gatta, per via del comune sentire il verso come un moto che sfugge se in odor di sentimentalismo. Ci vuole una buona conoscenza dell’amore per scrivere poesie d’amore e per cantare l’amore verso la poesia. Una stessa parola può assumere significati diversi, a seconda del modo in cui la utilizziamo. Verso è voce contraria alla creazione di una relazione instabile con la poesia che si fa avversione al restare. Verso è il dire che può essere colto solo se ne accettiamo l’anima-lità randagia. Ma il volume è ricolmo di testi che mi riportano alla mente i postumi di alcune mie giovanili letture – da Miller a Durrell – e sprizzano e danzano nella vitalità testosteronica dell’autore, lasciandone però scorgere la consapevolezza del nostro essere effimeri eppure pregni di pregiati nessi e affetti, fatti di metafore vive da gustare come cibi prima che sfumino, di corpi e sguardi, di possibilità.
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«Le sue donne» scrive ancora Maria Antonietta Macciocu, «non sono né angeli né pericolose tentatrici, ma persone autonome che vanno nelle strade della vita, capaci di esporsi e di fare il primo passo, di avere il coraggio di andare via per ricominciare, di apprezzare un uomo che non faccia il giocoliere con frasi d’amore, di sedurre ed essere sedotte con la mente.
La carica sensuale che percorre le poesie non deborda mai in volgarità, l’uso di fantasiose metafore e analogie riesce a portare delicatezza anche nelle manifestazioni carnali più intime: “Fammi l’America sotto la pioggia”.»
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