VALERIO VIGLIATURO | IOdrama

By

*

IOdrama di Valerio Vigliaturo (Ensemble Edizioni, 2024) somiglia a un lungo sogno lucido nel quale la coscienza si lascia andare al ritmo tribale del vivere contemporaneo. Evocazione rituale che mette al centro l’Io, baluardo occidentale, bandiera che svetta sulla picca nel mare dell’inconscio, ed ecco che l’Io si aggrappa ma poi si arrende. Ondivago, ritorna a sé e ancora abbandona il controllo nella Ruota arcana alla ricerca di un assestamento. Il ritmo è parossistico, l’anima si sfrangia e si ricompone mentre tocca le esperienze del vivere – bio psico socio – e rievoca miti antichi, gesta che hanno inciso e ancora tracciano il senso del dirsi umani.

Non una ma tante sono le note a prefazione, come impronte a commento del dramma egoico – collettivo e individuale. Nella sua traccia dedicata alla silloge, Virginia Farina scrive: «Valerio è un uomo con un incendio dentro, quando dà fiato alle parole le incalza come in una cronaca, come se ciò che legge stesse avvenendo lì davanti ai suoi occhi. Valerio sa il peso dell’ombra non solo singolare, ma comune, e la porta senza contentarsi di un sollievo effimero che sa pericoloso».

Un incendio cantato, dunque, un dilatarsi degli elementi che compongono il tutto, oltre l’Io-Pelle della psicoanalisi, nell’Io-Mondo esperienza del qui e ora, del là e allora e ancora dell’oltre. A tratti grido di battaglia, IOdrama si trasforma in frammento amoroso, poi riprende il veleggiare eroico.

La tenerezza dello spirito incantato, io la colgo a sprazzi di nuvole nei versi bianchi di memorie:

Da bambino attendere la neve
prendere il bob, gettarsi dai colli
tra ciliegi, meli, cachi, vigne
tutto rallenta e rimane immacolato
siamo frutti maturi appesi
nell’attesa che la natura si rigeneri
sotto questo cielo ovattato

Gli antichi alchimisti conoscevano la necessità della morte del Re, il suo dramma trasmutativo continuo. La coscienza per esistere deve morire e rinascere più ampia.

Un testo selezionato per voi, lasciandomi ispirare alla ricerca del nucleo:

II Viaggio


Vorrei essere tutto, fuorché
me stesso.
Giuseppe Conte


Io che non sono più io
eterno ritorno ciclico
tutto diventa buio, mondo
freddo scaraventato indietro
nel deserto sguardo triste, ingrugnito
sarà forse una maledizione
nella giungla, umidità, pioggia, sudore
sforzo sovrumano fino a crollare
dopo divieti, chiusure, emarginazione
per effetto di quel verme affogato
nella tequila, un onore masticare
e bere il gusano psichedelico
l’ultimo bicchiere genera vigore
sessuale, sterilizzato dalle nefandezze
dicono per conseguenza del karma
compiuto, solitario ora si nutre
della mia pianta, prosciuga le carni
grasso che cola, smunto
al peso di settantacinque chili
in attesa del verdetto, strascicare
appresso, non più padrone di te stesso
altalenante la ripresa, la risalita
in cerca di una via d’uscita

Congiunti lontano un ricordo
vivido nel finale del lungo tragitto
visuale, dietro i lunghi capelli
musica funk e jazz avvicina
corpi, respiri, menti
– la sorpresa di quel bacio
perdura e cresce, fluttua
nel tempo il sapore di labbra
indigene si staglia nel cielo
un legame profondo
Adhara è la mia stella
nel percorso che attende
il ritorno, una vita da compiere
non esitare più un istante

*

Sinossi dell’opera

Come nell’evoluzione di una tragedia greca, la raccolta rappresenta il drama dell’io, eroe tragico incompreso, condannato a subire le avversità orchestrate da una regia occulta, ma invincibile nella sconfitta. L’opera (che presenta poesie scritte dal 2021 al 2024) si sviluppa in tre sezioni principali: dalla Mimesi della prima, intesa come simulazione della realtà, ancora possibile e agognata, tramite esperienze e incontri, ma che manifesta già i sintomi di una possibile crisi; alla Nemesi della seconda che si abbatte con il sopraggiungere della pandemia di COVID-19, scardinando ogni residua certezza e immedesimazione con la narrazione dominante; fino
alla Catarsi della terza e ultima sezione, attraverso il manifestarsi transitorio dell’incanto, l’auspicata purificazione da ogni contaminazione e la liberazione dalle situazioni conflittuali. A queste sezioni principali se ne congiungono altre due, collocate a metà raccolta, intitolate Venice in Creta e Mexican blood in linea con gli sviluppi del dramma. Le tematiche che si susseguono ripercorrono alcuni topos della prima raccolta Amori & Disincanti (Transeuropa, 2020) come la ricerca della donna ideale, la disillusione dei valori e dei rapporti, l’estetica della percezione, la religione, le ideologie, le discriminazioni, l’immigrazione, il complottismo, e altri più recenti, come la teoria gender, il cambiamento climatico e l’intelligenza artificiale. La scrittura tende ad abbracciare una dimensione di condivisione universale, nella spersonalizzazione dell’io che diventa detestabile e odioso. Parlare dell’uomo in generale a partire dall’analisi di sé, sublimata dalla visione di paesaggi, luoghi, eventi, che nella purezza poetica deve suscitare più che dire, evocare più che raccontare, emozionare ma anche far riflettere, per sottrarre al nulla l’indicibile.

*

IOdrama pubblicata a dicembre 2024 da Ensemble Edizioni nella collana Alter.

Come nell’evoluzione di una tragedia greca, la raccolta rappresenta il drama dell’io tra Mimesi, Nemesi e Catarsi attraverso la spersonalizzazione del sé nel noi, che tende a evocare più che raccontare, per sottrarre al nulla l’indicibile.

anche se oggi
l’unica possibile resistenza
è l’inappartenenza

Valerio Vigliaturo è poeta, scrittore e performer. Dal 2004 è direttore del Premio InediTO-Colline di Torino. Ha pubblicato il romanzo Dalla parte opposta (Augh!, 2018) e la raccolta di poesie Amori & Disincanti (Transeuropa, 2020).

Lascia un commento