Dalla nota introduttiva di Dome Bulfaro
[…] Nel dicembre del 1989, a diciotto anni, ho composto una poesia intitolata Inquietante, che ha disegnato la mia personale porta d’accesso alla poesia performativa. Inquietante, per il contenuto e la disposizione grafica sulla pagina che la caratterizzava, per quel suo sprofondare progressivo in un altrove fatto d’attesa, imponeva di essere detta ad alta voce con arte, un’arte diversa da quella della scrittura, l’arte dell’oratura, come poi diversi anni dopo scoprii chiamarsi. Trentacinque anni fa ho iniziato così a performare poesia. Componevo e performavo ad alta voce, a casa da solo ma da subito anche in pubblico, senza sapere che ciò che stavo facendo, negli Stati Uniti, la chiamavano già da molti anni performance poetry. In America, la rivoluzione della Beat Generation, esplosa come fenomeno artistico e letterario negli anni Cinquanta, anche nei decenni successivi ha preservano una certa vitalità trovando alcuni poeti attenti pronti a raccogliere l’eredità del dire e fare con arte poesia ad alta voce. In Italia, invece, quei pochissimi poeti che facevano della poesia ad alta voce un’arte, hanno cominciato solo negli anni Novanta ad essere chiamati, dispregiativamente, poeti performer. A questa etichetta ruvida, si appiccicava spesso anche quella di “lineari”, per segnare un distinguo e una presa di distanza piuttosto netta, dai poeti performer appartenenti alla poesia sonora. Performare poesia è diventato, dal 1997, non solo il modo per formare poesia in me, ma grazie ai primi laboratori che ho tenuto nelle scuole, anche il modo per formare poesia in altre persone. Chi performava poesia in quegli anni faticava ad essere considerato un poeta. Il sistema accademico della poesia italiana trattava i poeti performer come dei reietti da estinguere. Men che meno un poeta performer avrebbe potuto immaginare che l’insegnamento della poesia performativa potesse diventare un giorno il proprio mestiere: in Italia, infatti, alla fine degli anni Novanta nessuno (o quasi) insegnava l’arte della performatura poetica. Ma io desideravo insegnare agli altri come coltivare il proprio essere poesia, dentro il proprio corpo, con tutto di sé. Già allora ero convinto che ogni essere (non solo umano) fosse poesia in potenza che ha il potere di trasmutare in poesia in atto. Nella prima decade del Duemila i miei laboratori intensivi di Poesia ad alta voce si moltiplicarono ma restarono comunque saltuari, fino a che nel 2008, avvenne un definitivo salto didattico-pedagogico: il progetto di PoesiaPresente, la prima stagione poetica proposta in Italia che avevo ideato con la mia consorte Simona Cesana e il gruppo poetico Mille Gru, si arricchì di numerosi laboratori di poesia attivati nelle scuole di ogni ordine e grado. È nata così, in quell’anno, anche se priva di una sede fissa, in versione del tutto nomade, PoesiaPresente – Scuola di poesia. La mia vita di insegnante di poesia è rimasta nomade fino a che nel 2020, sempre insieme a Simona Cesana, abbiamo dato a PoesiaPresente – Scuola di Poesia una sede fisica fissa, tutta nostra: mia, di Simona e del gruppo di Mille Gru. Ma anche tutta Nostra, nel senso di tuttə Noi: ovvero di chiunque varchi la porta di questo “Tempio della Poesia”, come oramai in molti la definiscono. I diari e i manifesti qui raccolti sono nati dalla medesima urgenza: donare una fissa dimora alle infinite esperienze accadute dal 2021 al 2024 nella Scuola di Poesia, ma anche in tutte le altre scuole dove in questi anni ho insegnato o tuttora insegno, da quelle più prestigiose (CPM – Music Institute, Scuola Holden e l’Università di Verona, dove nel Master di Biblioterapia insegno dal 2021 Poesiaterapia e Lettura espressiva di Poesia), fino alle scuole dalla pessima nomea, non meno significative e formative. Vorrei che questo libro, una volta aperto – dopo tanto insegnamento lasciato in forma di ricordo in una infinità di istituti e altre realtà in cui ho insegnato Poesia dal 1997 ad oggi – facesse da pavimento e tetto per chi vuole imparare a performare poesia, immergendosi così in tutta la nostra più umile magnificenza. […]
Da Performare poesia. Manuale in forma di Diari e Manifesti (puntoacapo editrice 2025)
Performare Poesia
Manifesto d’iniziazione 2024
#7. Cambiare, trasformare, trasmutare
Performare poesia significa essere poesia in atto.
Questo significa che il tuo Sé, se la performance fosse compimento di una poesia vera, potrebbe mutare in tre modi diversi: o cambia, o si trasforma, o trasmuta.
La performance poetry è la pratica per trasformare in oro una zolla di terra viva (il nostro corpo in vita).
I principi sono gli stessi che applico con la Scrittura Kintsugi®, nata per trasmutare il dolore in oro:
«Il cambiamento è il primo passo significativo per trasformare un’esperienza negativa in una positiva. Tuttavia, cambiamento non significa trasformazione. Si può cambiare un abito, un punto di vista, una postura mentale, e questo certamente aiuta. Ma trasformare è un’altra cosa: trasformare significa cambiare la propria forma dall’interno, significa che ero un seme e ora quel seme si è trasformato in una rosa, ero un bruco e ora quel bruco è una farfalla. La Scrittura Kintsugi è nata per trasmutare il piombo in oro. Sia chiaro, essere un seme o un bruco è bello. È solo una forma diversa da quella di una rosa o di una farfalla. Tuttavia, la Scrittura Kintsugi non è considerabile solo come una trasformazione, ma è una trasmutazione: trasmuta in oro una situazione negativa o percepita come tale.»
Sostituisci “Scrittura Kintsugi” con poesia performativa e comprenderai facilmente i tre gradi di mutamento che il tuo Sé può toccare grazie alla poesia.
Vorrei chiarire che, non sempre nel processo di mutamento spirituale si riesce a essere toccati dalla Grazia della trasmutazione. Talvolta lo stesso cambiamento, che pure sarebbe più afferrabile, resta una Chimera. Il perché, con parole che non potrebbero essere dette meglio, me lo ha spiegato Maria Zambrano nel suo studio sul rapporto tra Mistica e Poesia:
«(…) il poeta ignora chi e anche che cosa cerca. Il filosofo almeno sa ciò che cerca e perciò si autodefinisce filosofo. Il poeta, poiché non cerca, ma trova, non sa come denominarsi. Dovrebbe adattare il nome di ciò che lo possiede, di ciò che lo prende colmando la dimora della sua anima, della forza che lo travolge. Ma sarebbe arduo, perché solo a volte si sente rapito, quasi divino; altre volte si sente afferrato, irretito in segni informi, addirittura senza impeto, si sente vivere nella carne quando essa è ancora offuscata e non è stata resa trasparente dalla luce della bellezza. Come potrebbe chiamarsi il poeta? Perso nella luce, errante nella bellezza, povero per eccesso, folle per troppa ragione, peccatore in stato di grazia.»
#8. I sei livelli di mutamento poetico
Si è Poesia quando tutto è dentro la vita.
A questi tre gradi nobili di performare poesia corrispondono sei livelli di performance. Di seguito li indico secondo una scala spirituale:
1- La performance poetica che opera un cambiamento fuori di noi.
2- La performance poetica che opera un cambiamento dentro di noi.
3- La performance poetica che opera una trasformazione dentro di noi.
4- La performance poetica che opera una trasformazione fuori di noi.
5- La performance poetica che opera una trasmutazione dentro di noi.
6- La performance poetica che opera una trasmutazione fuori di noi.
I primi due livelli sono legati al cambiamento della dimensione fisica del mondo. La maggior parte delle performance poetiche operano su questo piano.
Il terzo e quarto livello operano un rovesciamento e partonoda un mutamento innanzitutto interiore, poiché questo facilmente porterà una trasformazione anche in chi ascolta o fruisce della performance.
Gli ultimi due livelli segnano il compimento più alto e nobile del processo spirituale, dove un essere terreno (“uomo” deriva da “humus”, procreato dalla terra, terrestre) trasmuta in Essere poesia. L’essere poesia vivente può facilmente determinare una trasmutazione anche in chi ascolta o fruisce della performance.
Perché, prendendo a prestito le parole di Rilke:
«L’essenziale alla fine è questo: vedere tutto dentro la vita”, conferendo dignità a ogni elemento: anche al misticismo, anche alla morte. Non ce ne sia uno che sovrasti l’altro, ciascuno moderi quello che ha vicino. Allora ogni unità acquista il suo significato, e quello che più conta: il loro insieme è tutto armonico pieno di pace, di sicurezza e di equilibrio.»
Performare Poesia
Diario 2021-2022
#11. Slice of life
Gli anglosassoni lo chiamano “slice of life”, i francesi “tranche de vie”, noi italiani diciamo “spaccato di vita”; negli anime e nei manga la “slice of life” si è sviluppata come modalità narrativa in cui si raccontano faccende di vita quotidiana. I testi poetici nel poetry slam sono spesso degli spaccati di vita personale, ma non solo. Hanno una trama ridotta, come la può avere un cortometraggio, e un finale che il più delle volte, è uno schiaffo memorabile, anche quando l’ultimo verso viene servito delicatamente. I testi migliori, anche quando sono autobiografici, danno voce a gruppi, comunità, popoli, che non hanno palchi per far ascoltare la propria voce. È poesia che sa di redenzione. È poesia che nasce da un peccato da estirpare, uno strappo doloroso, avvenuto nella propria vita o nel tessuto sociale in cui viviamo, che non va solo raccontato ma testimoniato per non essere mai dimenticato. Poesia-ricordo-peccato. Scrive Jerzy Grotowski: «se il vostro ricordo è legato a un peccato vi sentirete, poi, liberati da esso. È in un certo senso una redenzione». Siamo affamati di redenzione. (13 ottobre)
#17. La parola è un mutaforme
La parola è un mutaforme. L’intenzione può trasformare una piuma in sasso. Può iniettare veleno nella parola più innocua e dolce. Le parole, dopo che sono state create la prima volta, cominciano ad avere una loro storia. Ogni volta che ricreiamo una parola, evocata, si presenterà al vostro cospetto già con una forma e con un proprio contenuto, modellati da noi stessi, dalla cultura alla quale apparteniamo e dal contesto in cui a noi si manifesta e agisce. Ognuno di noi, mentre la pensa, scrive o dice, ha il potere di rimodellarla dentro e fuori. Ma una volta pensata, scritta o pronunciata, la parola cessa di essere creta nelle nostre sole mani. Se hai scagliato una parola come un sasso tu non hai più potere su di essa. Se non in un secondo tempo. Solo chi, in prima battuta, la riceve può subirla come un sasso, oppure neutralizzarla o rovesciarla come un guanto, trasformandola a proprio favore. (19 ottobre)
Performare Poesia
Diario 2022-2023
#14. Limen
Il poeta è uno speleologo delle immensità nascoste nella parola ed è un uccello di fuoco che spicca il volo dalla terra delle parole per esplorare tutte le immensità nascoste fuori dalla parola.
Ecco allora che la parola poetica ha una soglia, è limen; la parola poetica si differenzia da quella ordinariamente usata per ché è liminale. Perché la parola non è di per sé poetica, ma lo è per come viene usata, per come viene scavata, trattata, foggiata, trasformata, mutata, detta, vestita, spogliata… la parola è poetica per come con il suo vestito ci spoglia, ci mette a nudo, ci scava, tratta, foggia, trasforma, ci muta, detta, veste… (19 ottobre)
Performare Poesia
Diario 2023-2024
#70. Essere nella verità dell’indicibile
Sono pienamente nella verità mentre sto nascendo e mentre sono morente. La poesia si fa piena di grazia, in tutta la sua forza, perché in questi due frangenti siamo così gracili, la forma che abbiamo assunto è così esposta all’abisso dello sparire per sempre. Quando il nascente e il morente combaciano in ogni istante, si crea la magia dell’indicibile. La poesia performativa mi dà questa straordinaria occasione di essere nella verità dell’indicibile.
Performare Poesia
Diario 2024
#1. Cos’è poetico?
Poetico è tutto ciò che manifesta, attraverso l’intuito, il bello dell’inesprimibile, dell’indicibile, dell’invisibile, dell’inaudibile, dell’intoccabile, dell’inodorabile. Poetico è tutto ciò che non c’è ma c’è, non si vede ma c’è, non si ode ma c’è, è presente attraverso l’assente. Il poetico è l’“in” dell’in-dividuo. Poetico è ciò che dall’in-terno unisce ciò che la materia, in apparenza, divide. Il poetico universalizza ciò che la materia personalizza. Il poetico ha il potere di trasformare, smascherando o mascherando ogni persona, grazie alla sua voce transpersonale, individuale e universale.
Il poetico ha tre voci principali, autentiche, uniche e trine, che si possono miscelare, creando infinite voci poetiche, al pari di come agiscono il blu, il giallo e il rosso per i colori. Queste tre principali voci del poetico sono:
la Voce originaria, antica, che è propria del passato (padre/madre);
la Voce oracolare, che è propria del futuro (figlio/figlia);
la Voce presente, che è propria del presente (tu, spirito santo/non santo); monda di qualsiasi proiezione nel passato e nel futuro, ma che proprio per questa ragione, è la voce-culla di entrambe.
La voce del poetico ha una gamma di estensione che si aprea ogni sfumatura e unisce ogni polarità. Si tratta di una voce dove la gracilità può essere tanto bella da essere devastante, com’è quella di un neonato che è capace di struggerci per le sue lallazione quanto straziarci per i suoi vagiti più disperati che ci appaiono incontenibili e incomprensibili.
Dico voce e non suono, poiché il poetico è proprio dell’essere umano, il poetico abita nella voce dell’umanità e di ogni singolo essere umano, al di là che questa voce sia non ancora un pensiero, o sia una voce pensata, o una voce emessa fuori dal corpo in modalità “bassa” o “alta”. Il poetico nasce con la nascita e la morte dell’essere umano. La voce del poetico abita l’affiorare e lo sparire, il toccare il fondo e il toccare il Sole. (14 ottobre)
#117. Cosa significa scrivere
Da un punto tendi un filo, del filo ne fai una ghirlanda, della ghirlanda ne fai una cancellata di ferro battuto, del ferro battuto ne fai una montagna, della montagna ne fai una punta di matita ben temperata, questo significa scrivere. (27 novembre)
Dome Bulfaro, poeta, performer, artista, docente, editore, ha rappresentato su invito degli Istituti Italiani di Cultura la poesia italiana in Scozia (2009), Australia (2012), Brasile (2014), Broosistan (Nomadic Country, 2015), Argentina (2020/2021) e Germania (2022). Nel 2024 come poetaterapeuta ha rappresentato l’Italia alla “1st European Biblio/Poetry Therapy Conference”. È considerato uno dei maggiori poeti performer italiani viventi ed è senz’altro uno dei principali divulgatori della Poesia Performativa internazionale, oltre che nazionale. Poeta performer dal 1989, docente dal 1996, conduce laboratori di poesia scritta e ad alta voce dal 1997. Nel 2010 ha avviato, primo in Italia, un corso annuale di poesia performativa, nello specifico di Teatro Poesia (Scuola delle Arti/Teatro Binario 7, Monza; Teatro Dell’Armadillo, Rho; PoesiaPresente Monza), giunto al suo quattordicesimo anno. È considerato un pioniere in Italia della Poesiaterapia italiana ed è il massimo divulgatore in Italia di Poetry Therapy. Il primo febbraio 2020 ha fondato e da allora è Direttore della rivista di settore, unica nel nostro Paese, Poetry Therapy Italia . Nello stesso giorno e anno a Monza (dove vive), con Simona Cesana, ha dato vita e dirige “PoesiaPresente – Scuola di Poesia”.

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