Le piccole | Daìta Martinez e Franca Alaimo

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Dalla nota di Pietro Romano

Il canto come luogo della sillaba prenatale, sollecitata a frantumare ogni rigida scansione del tempo, è, in Alaimo e Martinez, anzitutto luogo dell’illimite e del passaggio. In costante dialogo nella scrittura come nella vita, le due voci si incontrano nelle tracce di un senso ferito e nell’incantamento che il tempo dell’infanzia fa perdurare nella ricerca della grazia e della parola. Una raccolta, le piccole, nata per interrogare l’indefinito e l’incompiuto alla radice di ogni movimento poetico.

Dalla prefazione di Maria Grazia Insinga

le piccole è la poesia dell’infanzia edenica e rifà la parti guaste del mondo. Un giardino recintato, il Paradiso, piantato appositamente da Franca Alaimo e Daìta Martinez per praticare l’arte della caccia: la caccia dei versi. L’esercizio della caccia quale migliore preparazione alla guerra perché ogni paradiso, ogni infanzia, pertiene alla guerra. Forse, il bene e il male esistono affinché si possa setacciare la parola delle parole, la luce dal buio. A irrigare il giardino è la sensualità della parola innocenza più esile dello stelo di un fiore (Alaimo) che rende il paradiso dimora originaria e luogo ideale di perdita e di perdizione. Qui la Grazia non è mai inoffensiva, la caccia non lo è mai. Il cervo non rimarrà illeso alla lettura e non dovrà, per cortesia, chiedere perdono al cacciatore deluso. La parola anche quando è dolcissima, anche quando proviene dall’infanzia riesce a ferire. In fondo, un pensiero fragilissimo non si regge mai in piedi e mai il lettore vede il volto di chi scrive, il volto di colui che gioca senza avere paura della dolcezza nelle parole. Noi da questa dolcezza siamo catturati; e ci fa visibili, forse, solo la dolcezza che non è o non è più; ci fa visibili solo ciò che non è ad altezza occhi, è invisibile o è fuori tempo come un’infanzia: Tutto il peso invisibile / dell’anima invisibile. / Un fiore tra le mani (Alaimo). […]
Se quella della scrittura è un’esperienza solitaria, quella della scrittura in versi è un’esperienza quasi ascetica. Le collaborazioni poetiche sono rare; ancora più rare quelle fra donne. Scrivere con una sola mano è esperienza dell’io, scrivere a “quattro mani” esperienza dell’io che accoglie l’altro; all’altro, si ricongiunge, e alla sua musica: “l’ismene / apre lentamente / danzando” (Alaimo). Quale felicità più grande di quella che unisce due esseri umani nel luogo dell’infanzia, “grembo del ruscello” (Martinez). Ricongiungersi a qualcuno o a qualcosa produce sempre un forte desiderio di tornare a un luogo mitico o a una creatura. L’infanzia è un giardino; la sua esplorazione, fisica e metafisica, ci conduce fatalmente alla poesia. […] I fiori di questo giardino sono druse visive, fiori-sirena con le ali, nati da ibridazioni tra due io, due infanzie. Fiori e spine, “immenso corpo cristico”: “La gioia, la gioia, la gioia”.
Come donne di fora – e non come angeli del focolare fatti fuori già, fortunatamente, dalla Woolf – Franca e Daìta porgono versi medicamentosi che curano solo chi non chiede, chi non cerca una cura nei versi, chi non cerca l’ontologico scontato ruolo materno. La Resistenza e le donne, il femminismo, le nuove dimensioni collettive che tentano di spazzare via tutte le marginalizzazioni di genere, l’altra resistenza quella all’assimilazione dei canoni letterari “maschili”, e tutte le altre resistenze che trovano nell’isola-giardino della Sicilia un luogo di elezione irrobustiscono la tempra di Alaimo e Martinez che in questa infanzia-giardino si riappropriano di una dolcezza, la catturano restando esponenti irriverenti fuori dal sistema, ancora, sempre. 

Da Le piccole (Spazio Cultura Edizioni 2025)

Daìta Martinez:

con i versi di franca
una bimba sotto i rami
non sa più come giocare
lo sguardo intento
alle canne che oscillano nel vento
dagli orti oltre i muri della chiesa
la grazia canora dell’allodola
era l’innocenza
più esile dello stelo di un fiore
caduta
dentro una minuscola briciola del tempo
mentre si coloravano di porpora le gote
nudità sulla terra nuda
la polpa viva di una creatura nuova

*

non bersi impreparati alla bellezza che
dalla bocca sgorga di sua nostalgia una
pesca così breve all’ombra del silenzio

*

rieccoti soave regina
dei boschi piovuti in
una spina dell’uva spina
il capezzolo della casa
materna morbida mammella

*

una voce sottile
s’asciuga del pianto
la mattina e mormora
il silenzio dei tulipani
dormienti ancora un poco
alla fioca lievità
dei pensieri scarmigliati
sui campi abbeverati
da un timido fruscìo di more

*

una tenera felicità è il silenzio
dei bianchi campanili bagnati
nei passi delle ciglia crescenti
come la luna quando d’uva la
strada annusa l’aria in cantina

*

custodisci di me il seno in un roseto
al sole del tuo prato immacolato
cosicché il timido sfioro delle acque
sia sottopeso nella stanza senza peso

 

Franca Alaimo:

con i versi di daìta
Chiarore d’intatto
dalla brocca del cielo.
L’alba si innamora
del candore muto
di una camelia.
Dietro al balcone
allatta un seno
piccolo piccolo.

*

Quanto mistero
in ciò che si vede.
Scivola sempre
sguardo dopo sguardo
la chiave per entrare
nelle cose.

*

Ci pensano i bambini
che sanno un altro tempo,
i merli che cantano da millenni,
le foglioline balbettanti
nel fiato eterno del vento,
a lenire questa ferita.

*

L’alba silenziosa, innocente.
S’inginocchia la luce sui tetti.
Il cielo entra dalle finestre.
Le dita bianche degli angeli
fabbricano di nuovo il mondo.
Poi il fragore, gli stridii,
il caos del fare. Gli uomini.

*

La pianta di amaryllis
sul terrazzo:
il cosmo intero
(l’aria, la terra,
l’acqua e la luce)
per dare vita a un solo fiore
e a tutto l’inesprimibile.

*

Perfino i nomi
sanno di tenebra
quando li pronunci
a notte alta,
da sola.

 

Daìta Martinez, palermitana, ha pubblicato le raccolte poetiche (dietro luna) (Lietocolle 2011), la bottega di via alloro (Lietocolle 2013), nutrica (Lietocolle 2019), ed è stata vincitrice, nella sezione dialetto, del 7^ Concorso Nazionale di Poesia Città di Chiaramonte Gulfi e  finalista, per l’inedito in dialetto, della 44^ edizione del Premio Internazionale di Poesia Città di Marineo. Inserita nell’Almanacco Secolo Donna 2018 (Macabor nel 2019) ha pubblicato la finestra dei mirtilli, suite poetica scritta con il poeta Fernando Lena, per Salarchi Immagini; il rumore del latte, per Spazio Cultura Edizioni; a varca di zagara  per Macabor. È presente in Anni di Poesia di Elio Grasso (puntoacapo 2020). Finalista – sezione raccolta inedita – della 34^ edizione del Premio Lorenzo Montano, nel 2021 ha pubblicato: Liturgia dell’acqua per Anterem, Le madri, haiku con acqueforti di Vincenzo Piazza, per le Edizioni dell’Angelo; nel 2023 Miros de mure – Odore di More, con traduzione in romeno di Eliza Macadan, per Cosmopoli, e nell’ora dell’aurora per la collana portosepolto di peQuod. Ha ricevuto il Premio Francesco Carbone Experimenta 2023 per la poesia. Ha pubblicato, nel 2024, con i poeti Franca Alaimo, Andrea Castrovinci Zenna e Pietro Romano, Il pettirosso rosso, haiku, per Ladolfi. È tradotta in francese, spagnolo, inglese e tedesco. Suoi testi in Contemporary Sicilian Poetry: A Multilingual Anthology, Italica Press. Per ilglomerulodisale collabora con «La rosa del guardare», collana diretta da Franca Alaimo, e dirige la collana «la brocca rossa» con Pietro Romano.

Franca Alaimo esordisce con Impossibile Luna (Antigruppo Siciliano), cui seguiranno molte altre sillogi, le più recenti delle quali: 7 poemetti (Interno Libri 2022), Pentru Altundeva (Cosmopoli 2022, traduzioni di Eliza Macadan), 100 poesie (peQuod 2024), Il pettirossso rosso (200 haiku con Andrea Castrovinci Zenna, Daìta Martinez, Pietro Romano, Ladolfi 2024). Dirige la collana di poesia per le edizioni Spazio Cultura Edizioni, e le collane poetiche «La rosa del guardare» (con Daìta Martinez) e «Omaggio a» per la casa editrice catanese Il glomerulo di sale. Ha pubblicato saggi su Rescigno, Luisi, Loi e altri poeti. È presente in antologie, riviste, storie della letteratura (Insulari. Romanzo della letteratura siciliana, a cura di Lanuzza, Stampa Alternativa 2009). Nel 2018 ha curato l’antologia L’eros e il corpo (Ladolfi). È autrice di tre romanzi: L’uovo dell’incoronazione (Serarcangeli), Vite Ordinarie, (Ladolfi), La gondola dei folli (Spazio Cultura). Nel 2020 le edizioni Macabor le dedicano una monografia. È stata inserita nel Dizionario critico della poesia italiana (1945-2020), a cura di Mario Fresa (Società Editrice Fiorentina 2021) e in Contemporary sicilian poetry, a cura di Ana Ilievska e Pietro Russo (Italica Press, New York 2023). Gestisce la rubrica «Poesia e fulgore» per la rivista letteraria L’estroverso, diretta da Grazia Calanna.

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