Giorgia, il blu dei suoi acquerelli, le parole che volano e si posano leggere sulla carta. Appaiono, barlumi, scompaiono e nuotano, viaggiano sopra e sotto le acque. Una selezione di inediti e scorci di indaco, bianco piuma, sogno.
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Scomparire
Che sia di carta, di pelle
o d’aria,
tutti cerchiamo un rifugio.
Quando piove
dov’è che vanno
a finire i colori?
Scivolano via con l’acqua
e si imbucano tra i lombrichi,
o forse sono lì
ma l’occhio non li scova.
Così quel vibrare di gioia
c’è e non c’è,
o semplicemente
non vuole parole.
A volte vorrei scomparire
in questo tocco di blu –
una pennellata
nella bellezza delle minime cose.
La mattina,
alle sei,
quando il mondo tace,
chissà
se le tue orecchie mi sentono
anche
se non faccio rumore.
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Respiro
Io non so
dove ci porterà
questo sbattere
parole al vento, che tornano
di sbieco e fendono la faccia.
Non so dove mi porterà
il cielo incastrato sul diaframma
il ‹‹mi sembri un’altra,
ti conosco?››.
Non so dove porterà te
la terra dopo di me
se sui miei, ancora,
o sui tuoi passi,
ma sento già che
in questo vuoto
dove noi siam meno noi,
respiro.
Forse è vero
che qui iniziano
le antiche storie,
che le voci urlano
cavandole dal fondo.
*

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Dono di vastità
La carta ingiallisce
sbiadisce la memoria
o è il sole oltre le righe
che sparisce?
Mi chiedo: tu cosa vedi?
Ricordi, come abbagli, spargi
mentre l’abisso scivola piano:
la ‹‹a›› di ‹‹ape›› che s’apre
il sorriso nel tuo corsivo,
il conto che non torna
– pro e contro, blu e rosso –
il primo schizzo insieme,
preludio alla creatività,
quando mi dicesti:
‹‹disegna cosa vedi››.
Il foglio si fa tela, la tela
si fa marmo, a firmare
la nostra unione, a incidere
l’estrema unzione.
A tratti il mare che si fa piccino,
un uomo con il becco,
un uccellino, senza parole
su quella sponda.
Poi: un puntino.
Non so se ci sarà
un ‹‹e a capo››, se
lasciare non è perdere
è ritrovare.
Perciò dico: va’.
Fai dono di vastità.
E quell’onda che chiude il mare
la dipingo io.
Papà.
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Ho conosciuto Giorgia in un percorso di scrittura dove ho portato i viaggiatori a scoprire le parole del buio. Aveva già in dotazione le luci e la mappa della sua strada. Giorgia è una collega che sa tessere l’anima e trasmettere il significato dell’essere se stessi.
Nata a Comacchio (Fe) nel 1979, Giorgia Fantinuoli vive a Torino, dove lavora come psicoterapeuta individuale.
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Nella sua ricerca, meditazione, scrittura e pittura ad acquerello si intrecciano per esplorare fragilità e bellezza della condizione esistenziale. Acquerello e parola diventano per lei spazi di contemplazione e di cura. Dell’acquerello scrive: “Lo amo perché non si fa imbrigliare: colore e acqua scorrono liberi e le forme si compongono quasi da sole”.
Ha partecipato con i suoi lavori visivi a diverse mostre collettive, mentre racconti e poesie sono stati pubblicati in antologie e riviste online. Nel 2022, con un racconto, ha ricevuto un premio speciale in occasione del VI Concorso di letteratura Storie in viaggio.
#ispirazioni/8

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