Nuziale | Enrico Marià

By

Dalla quarta di copertina

Una raccolta di “poesie-rasoio”. Nude di corpo oltraggiato e di anima ferita. Dove, per eccesso d’ombra e di luce, si dicono l’abuso, il carcere, la tossicodipendenza e l’anelito a un amore non negoziabile e puro. Quella di Marià è parola di fuoco, d’abisso, sacrificio e speranza. Parola secca, poesia che è grido. Per raggiungere l’innocenza, per riconoscere la dolcezza e perdonarsi nell’oblio. Con una lingua asciutta e precisa, Nuziale ci restituisce una narrazione essenziale e scarnificata, uno sguardo sulla realtà dove non esiste lamento. Ma una forza che commuove, attanaglia e stringe.

Da “Questo grande poeta”. Prefazione dei fratelli D’Innocenzo

[…] Questo grande poeta molla tutto in cambio della parola giusta. Si fida di questo baratto. Ti do la vergogna, gli sputi, le vergogne, la notte mia. In cambio ottengo la parola giusta. Chi legge non sa quale sia la parola giusta. Ma può sospettarlo. Se anche il lettore è abituato a barattare tutto per una parola giusta, potrebbe avvenire un vero incontro. Fosse anche uno, fosse anche l’ultimo. Di questo grande poeta senti la voce fino a… sentire la tua. Ci credi. Alla tua e alla sua. E ti soffermi su ogni singola parola, perché è anche mia. Un dio normale non vuole altro che un amore normale. Questo grande poeta sa essere breve perché sa che c’è da pagare l’affitto. Per chi scrive e per chi legge spesso la vera grande poesia è: rovistare in cerca dei baiocchi. Preoccuparsi. Avere paura di essere rovinati per sempre e aver rovinato chiunque intorno a te, anche il cielo. E ogni ricordo. Essere brevi, farlo con poco. Questo grande poeta che deve dire la verità, e se sono due verità – due poesie. […]

Da Nuziale (La Nave di Teseo 2025)

Nel cavo delle mani
mi è sempre quella cosa
tra le gambe di mio padre
quando gli sgorbi del buio
le malformazioni del palato.

*

È qui che vengo a perdonarmi
dove i caprioli si incastrano
nelle reti di protezione
subendo per liberarsi
l’amputazione delle zampe.

*

Premio ultimo
donami indietro
trasparente a mia madre
perché per intossicazione
del corpo violato
nessuno sguardo può
l’amare come i bambini
che so amati, solo,
da certe angolazioni.

*

Nell’esercizio delle convulsioni
non è più nemmeno dolore
quando mi culli il corpo, ma
in rombi di carne, la casa-famiglia,
uva del fuoco a carena della neve.

*

Perché diversi uomini
mi possano ancora
non voglio riconoscermi,
ma rimettermi in pari
di paratie di luce
diluire terminale
il balneabile morire.

*

Sono gli abusi subiti
il mio contributo
al “sudore perfetto”
magra galassia
dell’armarsi d’abisso,
la fatata polizia
del sentirmi al riparo.

*

Ricucire in bocca
il seme di mio padre
dove alfabeto spinato
il miele del digiuno
ustiona preghiera
la cattedrale del grido.

 

Enrico Marià è nato il 15 luglio del 1977 a Novi Ligure. Ha pubblicato le raccolte: Enrico Marià (2004), Rivendicando disperatamente la vita (2006), Precipita con me (2007), Fino a qui (2010), Cosa resta (2015), I figli dei cani (2019). Per La nave di Teseo nel 2022 è uscito La direzione del sole, con cui si è classificato terzo, nel 2023, al premio nazionale di Poesia “Oreste Pelagatti” nella sezione Poesia edita. Testi di Marià appaiono, inoltre, su antologie e riviste letterarie.

 

Posted In ,

Lascia un commento