Breviario dell’assenza | Alessandro Assiri e Anna Segre

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Dalla Prefazione di Riccardo Deiana

Il Breviario dell’assenza di Alessandro Assiri e Anna Segre ha due anime, e qualcuna in più. Sono due i macrogeneri di scrittura maggiormente adottati: lirica e poesia in prosa; sono due le voci in gioco: la voce maschile del tondo e la voce femminile del corsivo. Il punto di forza della raccolta sta nel fatto che queste anime sono in tensione. La voce in tondo e quella in corsivo sono sì meccanicamente e in un certo senso molto schematicamente, forse troppo schematicamente, alternate e poste una di seguito all’altra, ma al tempo stesso, e per fortuna, sono in un rapporto dialettico tra loro. Tale tensione porta a un doppio e meritorio risultato: infonde il movimento nell’unità (un’unità garantita dalla strutturazione per ore liturgiche della raccolta) e contiene nell’unità il movimento (dato dal dialogo tra i due protagonisti). […] Il dialogo tra queste due voci, pur tenendosi sempre o quasi sempre (troviamo anche un apologo rabbinico e degli aforismi) dentro alla griglia della lirica e della poesia in prosa, viene proposto in forme diverse al lettore. A volte sembra uno scambio cordiale (si vedano le poesie di pagina 33 e 34), al tre uno scontro; a volte un botta e risposta (che alle pagine 105 e 106 si fa serratissimo, quasi nervoso, ridotto com’è a una battuta ciascuno), altre vibra come una disputa quodlibetale, e come ogni disputa che si rispetti, da uno dei due autori viene lanciato il motivo o tema su cui l’altro dovrà prendere una posizione, dire la sua, rispondere per le rime […]. Un meccanismo ricorrente nei dialoghi di questa raccolta prevede che alle tesi della voce in tondo seguano le tesi opposte della voce in corsivo, la quale, pur all’interno di un lessico povero e di una sintassi elementare colorita solo qua e là da brevi iperbati, modula i toni, rispondendo a volte in modo secco e deciso, come nel caso precedente, altre con ironica leggerezza […]. La scelta di costruire questo Breviario su un dialogo a due voci in tensione e dialettiche è stata una scelta felice, perché dinamizza la struttura altrimenti rigida della raccolta (cinque sezioni suddivise come un breviario vero e proprio: dal mattutino alla compieta) e ne fa percepire una sorta di elettricità sottocutanea. Anche altri elementi, macro e microscopici, contribuiscono a questo senso di dinamicità ed elettricità. La teatralità rientra tra quelli macroscopici, ed è una delle caratteristiche di fondo (forse tra le più riuscite e se non altro la più forte) della raccolta. […] Tra gli elementi microscopici, troviamo l’ex abrupto, la sospensiva e la perdita del controllo di certe parole. L’espediente dell’ex abrupto incarnato dal verso «così io sbaglio per vocazione» (p. 89) conferisce dinamicità al discorso e aiuta ad alimentare il sistema delle allusioni alla vita privata degli autori, enfatizzandone il gioco di svelamento e copertura, e al tempo stesso è funzionale a suggerire un altro dei caratteri di questa poesia: quello di essere in itinere, in progress, un discorso che la forma, il libro e la scrittura vorrebbero chiudere una volta per tutte, ma non ci riescono, perché probabilmente qualcosa di ctonio (di rimosso) che spinge da sotto glielo impedisce. […] Oltre alla struttura a contrasto, ai dittici bi-vocali paradossali, all’ex abrupto, alla sospensiva, ai versi scappati al controllo, rientra nella strategia volta a destabilizzare il genere lirico (destabilizzare, non distruggere: la distruzione non è nell’agenda di questi autori) anche la tecnica montaliana del romanzo privato alluso (o della diegesi come cantiere impossibile). Tramite questo espediente, la realtà entra nell’universo poetico e lo rende un poco più vero. […]

Da Breviario dell’assenza (puntoacapo Editrice 2025)

Questa è la prima lettera da quando non ti conosco
da quando il tuo passo non mi batte nelle tempie.
Sono così stanco che sia il sudore la conclusione
ricorrente dei discorsi
che quasi avrei preferito zoppicare
inciampare in qualsiasi luogo più adatto alla rinuncia.
Perché è così che si vive invano
rovistando il punto debole
fino all’arrivo inesorabile dell’intoppo non previsto

*

Finché ho potuto mandare lettere
ero consolata.
L’intoppo è stato significativo,
cosa credi?
Ho voluto dare senso
perfino alla morte.

***

Il giorno che tornerai somiglierò a una stella
Smetterò il bisogno di sentirmi colpevole
Ricomporrò la cenere che sei diventata
scarterò di lato
Brillerò più forte

*

Meglio aspettare e macerarsi
piuttosto che accettare
la fine

Meglio sperare invano
che piangere con pertinenza

***

Noi non abbiamo mai sistemato insieme un garage,
falciato un prato, piantato qualche seme in un
vaso. Non abbiamo mai aperto insieme un quaderno,
recitato una tabellina, non abbiamo mai duplicato
una chiave, ne quell’abitudine fragile di una grigliata
in giardino, non abbiamo lavato insieme un piatto,
solo quando era un po’ tardi ci siamo asciugati un pianto

*

Amore mio,
chi ha stabilito
gli ingredienti ufficiali
della parola
insieme?

***

Seguo i giorni che non bevo
Il calendario di come sono stato bravo
Il conto esatto del castigo come il lucchetto a un frigo
La vanità esaurita di specchiarsi nei vetri
Lo strazio di consumarsi in litri

*

Come un nodo stretto
immerso nella colla e asciugato al sole
un nodo con le gambe
te ne vai in giro
sobrio

Solo il vino
ti fa corda flessuosa
con dentro
ogni forma,
con dentro
la salvezza
che mi tira in porto.

***

Mi sono fatto strada in bianco e nero
In quella foto dove mancavo solo io
Tenevi un’altra mano come fosse un analgesico
E ho buttato la cornice
di una scatola scaduta.

*

Le immagini dicono
quello che noi vogliamo
fargli dire.
Quello che temiamo.
Fantasmi.
Un presente indicativo
che esclude l’ipotetica.
Un’assenza di grigi
che fa male agli occhi.

***

Sembra novembre e nel tuo dire sei perfetta, non
sbagli una pausa, un colpo di tosse, annulli una
chiamata con distacco, torni sorseggiando all’orlo
del bicchiere, mi racconti di un altro, come potessi
scegliere di morire in un altro mese, ti ascolto, trattengo
quasi tutto nel tagliere dei salumi, nel mio
rosso fisso una colonna piena di nomi e di ti amo,
scrostati graffiti del perduto di tutti.

*

Dobbiamo ammettere che
l’amore è implicato col potere
e l’unica via per incontrarsi è
rinunciare al gioco
automatico
di scene, finte, trappole
taciti ricatti, strategie.
Accettare la perdizione
invece
del qui ed ora
scritto a matita
per essere meglio
cancellato.

***

Non si dovrebbe riempire di ricordi l’avvenire.

*

E come faremmo allora ad essere chi vogliamo?

***

Alessandro Assiri nasce a Bologna nel 1962 vive tra Trento, Bologna e Parigi. Si occupa a vario titolo di letteratura e progetti culturali per editori italiani e francesi. Collabora con riviste letterarie cartacee e telematiche. Ha all’attivo numerose pubblicazioni di poesia e critica. Vive al bar dove scrive e dipinge. Il suo ultimo lavoro in poesia è Abitarmi stanca (puntoacapo Editrice, 2023).

Anna Segre, nata a Roma nel 1964, di formazione giudoprotestante-piemontese, medico, svolge l’attività di psicoterapeuta cognitivo comportamentale e scrittrice. Tra le sue varie pubblicazioni, tutte venate di poesia: La distruzione dell’amore (Interno Poesia, 2022) e A corpo vivo (Marietti, 2023), gli unici due che sono riusciti a essere vere sillogi. Vive e riceve affacciata sul fiume.

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