La rivoluzione poetica degli animali

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Serena Vinci segnala l’uscita de:

La rivoluzione poetica degli animali, di Valeria Bianchi Mian e Max Ponte, Buendia Books.

La favola, da interpretare nella prospettiva dell’ecocritica, è ricchissima di rimandi intertestuali. Infatti, nel leggerla, da una parte sovvengono alla memoria i personaggi stralunati e fiabeschi di Stefano Benni, con il quale gli autori condividono lo stile, e dall’altra non può non rievocare La fattoria degli animali di George Orwell (1945), seppur con evidenti toni e obiettivi diversi. Nel complesso, assume i caratteri di un divertissement, mettendo in scena un mondo distopico che volge all’utopia, in cui le preoccupazioni lasciano spazio all’ottimismo.

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In un imprecisato futuro, in cui gli umani hanno ridotto la Terra a un colabrodo, gli animali della savana urbana assaltano la televisione nazionale con un messaggio chiaro: per evitare il disastro, è necessaria un’alleanza fondata su un linguaggio comune. Margherita l’antilope, Attilio il giraffo e un branco molto speciale sono i protagonisti di una favola interspecista per tutte le età, alla scoperta del potere dell’amicizia e dei… versi

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Dall’intervista agli autori: il progetto a quattro mani è «una tessitura a più colori, un operare alchemico ironico, una danza un po’ pazza, un uovo con la sorpresa. Tessitura perché ognuno ha mantenuto vivo il filo della trama reciproca creando il ricamo complesso, svelando il disegno completo.» (V.B.M.). Qui, la parola poetica «ha un potere rivoluzionario. Sembrerebbe velleitario, ma non è così perché la poesia, se autentica, sovverte i codici correnti della comunicazione restituendoci un po’ di quella umanità che abbiamo perduto» (M.P.). 

Estratti:

In quell’antro zoo/logico e zoo/illogico, numerosi animali giunti da ogni angolo del globo erano venuti per esibirsi: chi voleva cantare il tramonto, chi la preda predata, chi il fiorin fiorello dell’amore bello. Poi la faccenda si era messa malissimo. 

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Negli ultimi tempi, i bipedi implumi si erano dimostrati particolarmente distruttivi. Erano riusciti a far scoppiare 99 guerre, 47 carestie e si erano bevuti nello spritz gli ultimi pezzettini di ghiacciaio. Quando non sapevano cosa fare, usavano le trivelle a mo’ di sbattitori per la panna montata bramando oro nero e metalli rari. Quella volta la loro ricerca accademica si era incontrata con la poetica festa animale. A ben vedere, solo le trivelle erano riuscite a fermare l’Osvaldo che aveva trovato, grazie alla ferina esperienza, un varco per tornare nella foresta urbana.

La festa dunque era davvero finita. Rimaneva, quasi a monito, una specie di cratere al centro della città. Si sentivano, indistinti, i versi degli animali in fuga nella notte più profonda con la dominante dell’ululato di un cane lupo. 

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Agli umani, sapete, piace farsi la guerra, è una specie di caratteristica intraspecista, da quel che ho letto in un saggio scientifico. Ma poi amano inneggiare alla pace. Per l’occasione, insomma, cari amici, gli umani in questione, pensando come sempre solo a loro stessi, decisero di liberare nel cielo migliaia di palloncini. Oh, era uno spettacolo bellissimo, almeno per loro, che non si rendevano conto di un dettaglio. Così come salgono in aria, i palloncini inesorabilmente cadono al suolo. E infatti, a un certo punto, la superficie del mare si ricoprì di palloncini coloratissimi. Alcuni di questi andavano galleggiando annodati l’uno con l’altro, il filo ingarbugliato in matasse assassine. Granchi, pesci e persino uccelli finirono prigionieri di quelle reti. I palloncini formarono un groviglio di plastica devastante. Io, che nuotavo felice nel mio tratto d’acqua meditando sulla bellezza del territorio, incappai stupidamente nella trappola letale. 

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Il giorno in cui gli animali fecero la Rivoluzione poetica, ogni bestia si presentò senza trucco né inganno.

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Serena Vinci accompagna e modera l’autrice e l’autore il 30 ottobre alle 18,00 presso il Circolo dei lettori di Torino.

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Valeria Bianchi Mian è psicologa e psicoterapeuta junghiana specializzata in Psicodramma e creato il Metodo Tarotdramma®. Ha pubblicato e curato raccolte di Poesia a tematica antispecista e femminista. Conduce corsi di scrittura terapeutica con Giunti Psicologia e altre case editrici. Ha curato saggi tra i quali Fare storie (Giunti, 2025). Ha scritto racconti e curato antologie di racconti, tra le quali Psicoporno ed Eros svelato (entrambe edite da Buendia Books). Ha pubblicato, nella collana Piemonte in Noir, i romanzi: Le signore dei giochi (Edizioni del Capricorno, 2024), Il corpo crudo (Edizioni del Capricorno, 2023). Ha sceneggiato mazzi di Oracoli con White Star, Vivida Books. 

Max Ponte, nato ad Asti nel 1977, è poeta, narratore, ricercatore. Ha pubblicato alcune raccolte di poesia, l’ultima dal titolo Il mio paese è una stella (Letteratura Alternativa 2024). È stato incluso da Alfredo Rienzi nella raccolta Poesia a Torino – Cent’anni e quaranta volti (puntoacapo, 2024). Una sua poesia, La promessa della felicità, è diventata un brano del cantautore Federico Sirianni, finalista alle Targhe Tenco 2024. È anche autore di racconti, nel 2025 ha pubblicato La vittoria dei cappellai matti in La stessa cosa del sangue. Racconti con la resistenza (DeriveApprodi) a cura di Sergio Sichenze. 

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