Emma Fenu la ritrovo, di tanto in tanto, sulla via di Poesie Aeree, perché Emma è, per me, una storia infinita, un dialogo mai interrotto. Non so da quanti anni seguo le sue gesta di eroina che porta avanti nel vento la parola delle i-dee incarnate nelle donne, attraverso personaggi reali e immaginari: la fanciulla-bandito, la Maddalena reietta, la strega, ma anche la saggio maga, la madre albero e aria.
Ci siamo incontrate per curare insieme l’antologia “Una casa tutta per lei” (Golem Edizioni), nella quale abbiamo esplorato le geografie intime delle donne, e da allora (2017) ho visto Emma solcare gli oceani e i cieli delle parole. Non si è mai fermata, per fortuna, navigando con sempre più competenza nelle storie cariche di salsedine e mistero.
La Madre del Vento e le ombre che raccontano la cura possibile
Il suo ultimo romanzo, “La Madre del Vento” (2024, Edizioni Gli Scrittori della Porta Accanto) è un’immersione nel buio della coscienza. Ambientato a Guelar, un borgo sardo dove sembra che le leggende abbiano il peso delle pietre e della stessa terra selvaggia dalla quale nascono, il libro segue le vicende di Dalida, una donna segnata da un dono inquietante che la porterà a conoscere l’orrore dei manicomi ben prima del 1978, quando, in tempi ormai maturi, Basaglia avrebbe rimescolato le carte.
L’autrice qui scava nel “lato oscuro della maternità”, portando alla luce la figura della Madre del Vento, un’entità archetipica che sa governare le tempeste e parla, e dice, e non tace. Parla laddove le madri di carne tacciono.
*
La poesia di Antonello Colledanchise
che Emma ha scelto per aprire le ali del Vento
Prima di morire moriamo
Prima di morire moriamo
Soli nella sera vermiglia
Dentro una casa distrutta
Da bombe
Cadute
Nel cuore.
Prima di morire moriamo
Nati da un unico grembo
E nell’inverno della vita
La madre
Del vento
Ha timore.
Prima di morire moriamo
Nelle ferite che ancora sanguinano
Nella voce solitaria
Che aspetta
Il Natale
In mezzo al fango.
Prima di morire moriamo
Dentro una nave affondata
E piove sul mondo
E resta l’odore
Della terra
Bagnata.
Dalla prefazione
La memoria è una trama intricata di fili che legano le
storie personali al tessuto della storia collettiva.
Il 2 febbraio è un giorno che per la scrittrice ha sempre
avuto un significato speciale: è la data di nascita di sua
nonna e forse la data di morte della nonna di suo marito.
Il 2 febbraio è la Candelora, una data che racchiude
riti di purificazione e un legame profondo con le radici
precristiane. È anche il giorno della festa di Imbolc,
dedicata alla dea Brigid, simbolo di rinascita e speranza.
Brigid, una figura di transizione tra il paganesimo e il
cristianesimo, diventa Santa Brigida d’Irlanda, alla quale
la scrittrice ha voluto intitolare il manicomio del romanzo,
in riferimento al vero istituto di Villa Clara a Cagliari.
È in questo intreccio di passato e presente che nasce
La Madre del Vento. La storia trova il suo perno in una
data: il 2 febbraio 1969, in un’Italia in fermento, immersa
nelle tensioni storiche e politiche di un’epoca pre-legge
Basaglia, quando i manicomi erano luoghi di reclusione
più che di cura. In quel contesto, le donne ribelli
all’autorità paterna o maritale potevano facilmente essere
internate per il rifiuto delle convenzioni sociali
(…)
La Madre del Vento è un tributo alla forza delle donne
che hanno vissuto in silenzio le ingiustizie di un mondo
che le voleva sottomesse. È un richiamo alla necessità di
non dimenticare quelle storie e di continuare a lottare per
un mondo in cui nessuno debba avere paura di chiedere
che gli venga tenuta la mano, nella notte della propria
esistenza.
*
Globetrotter, Emma abita il mondo
Nata ad Alghero, cittadina del mondo — tra Medio Oriente, Danimarca e Norvegia, per approdare (temporaneamente) in Trentino e ora a Roma — Emma è un’archeologa della cultura del Femminile.
Dottore di ricerca e counselor relazionale, ha dedicato la sua vita alla Storia delle Donne con uno sguardo a 360 gradi. È presidente di Cultura al Femminile.
Emma non scrive solo romanzi o saggi: lei è tessitrice – mi piace sempre associare la scrittura alla tessitura – e cuce insieme i frammenti di esistenze femminili smarrite. E ricama arazzi da tramandare, intrecci di riscatto, redenzione – una redenzione che la buona letteratura grazie al cielo sa ancora restituire.


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