Nubiversi | La Poesia di Maria Cristina Sferra

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A cura di Maurizio Micheletti

FARSI ANIMA “ATTRAVERSO IL TEMPO” – LA POESIA DI MARIA CRISTINA SFERRA

Attraverso il tempo è una silloge di Maria Cristina Sferra edita nel 2021, composta da sessanta poesie scritte tra dicembre 2017 e giugno 2020. Questa raccolta appare sin dalle prime pagine permeata da una profonda consapevolezza della caducità; il tempo vi scorre dentro lasciando emergere ricordi, sensazioni e vissuti che l’autrice non trattiene, permettendo loro di rinascere su un piano più alto e sottile.
​Leggendo queste poesie si percepisce quanto il morire e il vivere siano relazionati in una connessione imprescindibile. La vita – dagli istanti quotidiani ai grandi eventi cardine – si dipana costantemente su un crinale posto tra l’abbandono del vecchio e l’apertura al nuovo.

L’autrice, fin dalla lirica d’apertura (Nottetempo), ci mette dinanzi a questa antinomia:

​“La luce riflette / l’oscurità sorveglia. / Più facile sarà / il passaggio del mio corpo / attraverso la
brughiera di stelle.

​Prepararsi a morire è qui inteso come “dormizione”: un predisporsi a guardare in faccia i propri desideri nel mondo misterioso e notturno del sogno, non meno reale della veglia. In questa raccolta è significativa anche la voce dell’inverno, sentita come “la propria stagione”: un tempo di custodia, lentezza e riparo. È l’alchimia che agisce nel “sospeso” di tutte le cose che dormono il sonno della morte, ma che sono già destinate a rifiorire:

​“Riposto nella terra è il sole. / Zolle dure nelle albe nebbiose / nascondono il segreto / mormorio
del tempo che dorme
” (da Inverno)

​Maria Cristina Sferra si lascia attraversare dai momenti del passato, ripercorrendoli in forma poetica: il rapporto con la madre e con il padre (che sia lui “l’uomo del sipario”, che l’ha presentata alla scena del mondo, in L’uomo che mi amò?) i suoi amori e la sua terra (“io appartengo alle colline”). In tutto questo, come in un respiro profondo, l’autrice trattiene e poi lascia andare con sguardo puro, da attenta osservatrice. Colpisce il suo distacco benevolo:

​“[…] che vede da dentro / solo sé stesso / come volando sopra / e molto in alto” (da Sguardo)

​La connessione con gli elementi, soprattutto con la terra (“creatura meravigliosa”), ma anche con il mare e i simboli archetipici della notte e della luna, è viva e vibrante. È sempre una meraviglia sentire il canto di una donna alla Luna: un femminile che si rispecchia nell’astro notturno per ritrovarsi nella vastità di una Grande Madre che ha per figli le stelle e il mondo intero:

​“Sono piena come la luna […] / gravida di idee / […] piccoli semi preziosi / li coltivo con antiche
mani / ne nasceranno i figli / della terra del domani
” (da L’attendere)

​Un elemento che caratterizza trasversalmente tutta la silloge, lo si ritrova in un’attenzione costante per le piccole cose feriali, che offrono occasioni per raggiungere gli angoli più remoti dell’anima. Qualche esempio: “pane burro e zucchero” come molecole d’amore, i “Papaveri / tra le spighe di grano / rosse fiamme / nei campi di sole”, e poi “l’odore del fieno e del tiglio / il profumo notturno del bosco”, la pioggia che batte “sul selciato / dopo troppa arsura” sono solo alcuni spunti iniziali per spingersi oltre, “attraverso il tempo” di una vita intera. Nel far questo, l’autrice si pone tra la vita già vissuta e quella che ancora deve venire, per celebrarla col suo sentire, nel presente. 
​Particolarmente intense sono le poesie dedicate ai baci e all’amore, dove il morire a sé stessi e l’oblio diventano paradossalmente l’unico modo per percepire la vita al massimo grado. 
Nelle pagine finali della silloge troviamo un canto intitolato alla Poesia mia:

​“Figlia del mio cuore segreto / tu nasci per me in ogni istante / nelle foglie, nel vento / nello stupore di un gesto.”

​Sono versi che lasciano intuire quanta sensibilità possa tradursi in Poesia, in un viaggio che parte dal centro dell’essere per arrivare, con estrema grazia, in punta di penna. In Farsi anima, l’autrice lega infine due dimensioni solo apparentemente contrapposte:

​“L’al di qua e l’aldilà / uniti divisi / da un passaggio minimo / una fessura tanto sottile / che dobbiamo farci anima / per poterla attraversare.”

​Credo vi sia un filo rosso che unisce le poesie di questa raccolta, e che si dipana in quello sguardo che riconosce il morire come causa prima della vita e del suo fiorire.

Attraverso il tempo è un’opera matura e intima che, come scrive l’autrice nella prefazione, “parte dal sentire personale per spingersi verso quello universale”. Consiglio vivamente questo libro a chi ama il silenzio e la quiete dell’inverno, a chi desidera che le parole si posino con lentezza nell’anima per poi farla risuonare.

Maria Cristina Sferra ci insegna che anche nel cuore dell’inverno c’è tanta luce: per scorgerla, basta saper guardare con delicata attenzione dentro sé stessi.

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Maria Cristina Sferra, nata a Novara nel 1965, vive a Milano. Giornalista professionista e art director, ha una formazione in ambito artistico e grafico che l’ha portata a coniugare per anni la
ricerca iconografica con la scrittura. Collabora attivamente con il portale Cultura al Femminile.
Come autrice indipendente ha pubblicato romanzi, raccolte di racconti e diverse sillogi poetiche, tra cui Il soffio delle stagioni (2016), Ombra di luna (2017), Attraverso il tempo (2021), Erbario sentimentale (2025)

Riferimenti Editoriali: ATTRAVERSO IL TEMPO, poesie di Maria Cristina Sferra, pubblicazione indipendente con ISBN, ordinabile in libreria e presso i più noti store online, sia in forma cartacea che digitale.


PER GENTILE CONCESSIONE DELL’AUTRICE, TRE POESIE SCELTE PER VOI

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RICETTO
Sento.
I tagli, le croci, i rilievi del sonno.
I dossi dei pensieri cattivi.
La forma astratta delle cose.
Gli anfratti bui dove
goccia a goccia piove la notte.
I gemiti, le grida, i rumori tutti.
Il frastuono che permea la vita.
Cerco.
Gli spiragli di silenzio dove
al corpo e alla mente trovare rifugio.

SMANIA
Tu non sai quanto amo la vita.

L’odore del fieno e del tiglio,
il profumo notturno del bosco,
il tepore luminoso del giorno.
Gli amplessi rubati,
l’azzurro dei baci,
i sonni abbracciati.
La morderò ancora, la vita,
mela croccante e succosa,
per sentirne intenso il sapore,
sfidando le ore che restano
appese all’attesa di andare.
La morderò ora, la vita.
Non posso più stare a guardare.
Non resterò ad aspettare.

LEGAME
Io appartengo alle colline.
Mentre arrivo dall’opaco
tempo lontano,
i ricordi esiliati mi assalgono.
Le promesse tutte trovate.
La strada a rovescio.
Le parole di mia madre.
Un cuscino sotto il vestito.
La strada a diritto.
Le promesse tutte perdute.
Le parole dimenticate.
Il tuo bimbo non mio

quando l’ho avuto in braccio.

*

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