
Ho conosciuto Roberta Gaidano a Settimo Torinese, sulla terrazza letteraria che è sede della Casa dei Curiosi, legata alla Società di Mutuo Soccorso, SOMS. Ci siamo incrociate alla presentazione del mio romanzo Le signore dei giochi (Capricorno Edizioni). Quel giorno il poeta Enrico Mario Lazzarin ha moderato l’incontro dedicato al noir. Un centro vivace, la terrazza, un posto del cuore in fermento culturale, nido di idee, fucina ricca di iniziative che tengono desta l’anima di Settimo. Nel mese di ottobre (2025) sono stata ospite di Roberta e dell’Associazione Il Papavero, a Locana, in Valle Orco, suggestivo scenario per una festa in onore delle castagne, dei rudun (i campanacci decorati) e delle streghe che arrivano a cavallo dei libri – così ho fatto io stessa – e raccontano storie e misteri delle magiche notti autunnali.
Settimo si racconta è una raccolta di pensieri, emozioni e vite vissute dai settimesi per i settimesi, a cura di Marco G. Dibenedetto, in collaborazione con Roberta Gaidano e l’Associazione Il Papavero (2024).
Di Marco ricordo l’aria volatile, i capelli aerei, lo sguardo attento sotto gli occhiali, la sua voce saltellante come una danza di idee. Avevamo in programma di presentare insieme i nostri romanzi, si parlava di contattare l’Ordine degli Psicologi perché ci ospitasse in un duetto noir.
E invece…
Invece mi sono ritrovata a presentare Le signore dei giochi nella nuova sede dell’Ordine piemontese, seguita a distanza di un paio di giorni dai fondatori di Torinoir con un volume dedicato alle origini del gruppo, con un tributo a Dibenedetto – Regio Crimen, Golem Edizioni 2025 (i diritti d’autore andranno al figlio di Marco).
La sua morte è stata un fulmine a ciel sereno: troppo veloce, troppo presto, troppo giovane, troppo. Quasi ironia della sorte, il titolo del suo ultimo romanzo: Hanno ucciso il mio psicologo (Golem Edizioni, 2024).
SETTIMO SI RACCONTA
All’interno: scritti e disegni degli alunni della scuola primaria Vivaldi per raccontare le origini della città.
Secondo Lorenzo, alunno della classe IV*: C’era una volta una cagnolina che aveva partorito sette figli: Set, Ti, Mo, To, Ri, Ne e Se. Una volta che i suoi piccoli crebbero, la madre si ammalò. Prima di morire, diede loro in dono un cavolo gigante. Fece loro promettere di non aprirlo, se non nei momenti di difficoltà. I cagnoloni, però, non ascoltarono la madre e lo aprirono ugualmente. Da esso apparve una città bellissima che i cuccioli chiamarono “Città ignota”. Gli abitanti di quello strano paesino accolsero con amore i cagnolini ed essi portarono felicità a tutti. Una nuova armonia si respirava in città grazie a loro, così gli abitanti decisero di unire i nomi di quelle dolci creature e da quel momento la città si chiamò Settimo Torinese.
Un pensiero di Marco G. Dibenedetto;
Settimo: non rubare: è quello che ci hanno sempre insegnato al Catechismo, ma io a Settimo città qualcosa ho rubato. La sua voglia di vivere, la sua non voglia di fermarsi. Ho rubato l’amore per mia moglie, per Ivan e Anita che vivono con noi. Ho rubato il tempo che ho trascorso in centro città assaporando i profumi e i colori delle fiere e delle feste.
E poi racconti, disegni e fotografie dei partecipanti al corso di scrittura terapeutica tenuto da Marco. Tra gli scritti, anche Uguali del poeta Enrico Mario Lazzarin, una scrittura autobiografica dedicata alle memorie di un’infanzia trascorsa a Settimo, alla crescita e al fratello gemello Roberto.
Roberta Gaidano chiude il volume con la presentazione dell’associazione Il Papavero, nata nel 2015. Linfa che rigenera, la cultura del gruppo. Come scrive John Ruskin:
Un fiore intensamente semplice, intensamente floreale. Tutto seta e fuoco, un calice scarlatto tagliato perfettamente tutto intorno, si vede da lontano in mezzo alle erbe selbatiche come un carbone ardente caduto dagli altari del cielo. Non è possibile immaginare un tipo di fiore più completo, più genuino e assolutamente puro; dentro e fuori tutto fiore.
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