Donne frontaliere | A cura di Alexandra Zambà

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Dalla prefazione di Alexandra Zambà

La sorprendente fioritura della poesia femminile contemporanea a Cipro, di donne che, con la loro arte, cercano di apportare grandi cambiamenti nel mondo della letteratura e soprattutto nella posizione delle donne all’interno del proprio paese, ci ha sollecitato a selezionare poete con caratteristiche rappresentative. A partire da tre scrittrici coetanee – Eftychia Panayiotou, Avgi Lilli ed Erina Charalambous –vengono individuate significative caratteristiche comuni di decine di giovani poete cipriote, che occupano un ruolo di primo piano nella creazione letteraria, teatrale, musicale e artistica, trascendendo i limiti dei generi tradizionali di scrittura, mescolando i linguaggi di tutte le espressioni artistiche, nonostante o forse proprio per il fatto che vivono a Cipro, un’isola frontaliera nel Mediterraneo sud-orientale. Queste scrittrici sono nate a Cipro nel 1980. Ciascuna con la propria voce, si apre su territori poetici che hanno rinnovato l’ambiente letterario-poetico di Cipro e non solo. Fin dalle mie prime letture dei loro testi, sono stata colpita dalla dinamicità della loro scrittura, l’originalità tematica e il coraggio della sperimentazione. Linguaggio, spesso elaborato, mai inutilmente complicato, con una gestione agile – talvolta drammatica, talvolta giocosa – di una tra ma a più livelli con molti personaggi e situazioni diverse, lo sguardo penetrante e meditato sul contesto geografico, culturale e sociopolitico in cui si inserisce e si svolge la storia. Queste tre poete fanno parte della giovane generazione che si eleva dirompente al di sopra del panorama poetico dell’isola. L’invasione militare turca del 1974, sei anni prima della loro nascita, ha causato un enorme trauma alla popolazione cipriota per le perdite subite e lo sradicamento di un quarto della popolazione dall’area nord di Cipro, ancora oggi, dopo mezzo secolo, occupata. E i poeti/le poete provano a sbrogliare con la poesia la matassa del dolore e dell’ingiustizia. […] All’alba del terzo decennio del XXI secolo, il mondo appare in continuo, rapido cambiamento. L’accelerazione del tempo storico ha conosciuto una intensità eccezionale. Le scrittrici, che ci hanno regalato i libri tra i più innovativi e imprevedibili dell’ultimo ventennio, scrivono sui temi dell’identità e della memoria, e contribuiscono a trasformare il passato in spazio propulsivo. Per riconoscersi e descriversi occorre memoria di sé. La loro è la persistenza di autocoscienza, cioè continuità del ricordo, capacità di riflettere su di sé, dignità psicologica e morale che deriva dalla piena e consapevole memoria del luogo e del tempo. È da questo contesto che nasce una poesia dove domina l’indagine del corpo femminile, del desiderio sessuale e dell’identità di genere. Queste poete scavano tra la storia e i suoi pesanti fardelli, le identità e le memorie, i luoghi e i loro miti, le divisioni personali e collettive, le opportunità perdute ma anche quelle disperatamente in attesa di essere ritrovate. E tutto questo accade nel prisma del localismo, un fenomeno che agisce parallelamente al sorgere della cosiddetta testimonianza personale, dell’auto-narrativa. Loro creano con la poesia scene portatrici dei problemi concreti del mondo, rivoluzionando lo spazio e il tempo. […] Avgi Lilli si occupa di poesia, di microracconti e copioni teatrali brevi. La scrittrice è la regista di un’ambientazione che viene messa in scena con la brutalità di una guerra personale, un calvario sanguinoso in cui le mutilazioni interiori ed esteriori sono la caratteristica principale. La sua poesia evidenzia un grido interiore doloroso e forte come davanti a un nemico. […] Ci troviamo di fronte a una scrittura che parte a ritroso, percorrendo all’indietro la sua linea genealogica, dirigendosi costantemente verso i punti della sua origine. […] Eftychia Panayiotou parte da frammenti di storie, da scritte sui muri, da scritture mutilate che integra liberamente componendo palinsesti surrealisti. La poeta delinea un luogo in un momento di svolta temporale, alla fine di una fase storica che non può fare a meno di volgersi al passato e ricorrere a una scrittura composta da strati intertestuali. Insiste nell’indagine del mistero dell’altro con lo strumento tumultuoso della poesia, che penetra nella vita interiore, nella sua versione ancestrale. Usa materiali e sensazioni, dimostrazioni e intuizioni che si presentano incompleti come le immagini del telescopio spaziale, che fotografa un passato – puzzle composto di universi lontani tra loro milioni di anni. […] Erina Charalambous con le sue poesie e microracconti viola i limiti imposti dalla vita quotidiana, dal lavoro e dalle condizioni sociali. In un certo senso, quasi metafisico e trascendentale, gestisce Luogo e Tempo in una mescolanza che può fare riferimento al qui ma anche all’altrove, all’ora e anche all’allora. I suoi versi nascondono conflitti interiori, la volontà di trovare l’inconoscibile. Come un domatore di bestie feroci districa violentemente le parole dal loro apparente significato con la volontà di dominarle, ma lei stessa ne è dominata. Una lotta tutta femminile che si dirama lungo il dolore e la tristezza per le ingiustizie del mondo. […]

 

Da  Donne Frontaliere. Tre scrittrici cipriote innovative nate nel 1980. Erina Charalambous, Avgi Lilli, Eftychia Panayiotou. Antologia di poesie e prose  (Vita Activa Nuova 2025), Cura, prefazione, traduzione delle poesie di Alexandra Zambà. Traduzione delle prose di Maria Chatzikyriakidou

Testi di Eftychia Panayiotou

Il piacere dell’accettazione

Di tutto quello che avrei voluto
né diamanti né glorie.
Mi manca l’etica della pazienza,
l’accettazione dei dolori
e tutto l’incontrollabile
cosa impossibile fare da sola.

Desiderare
di conoscere il seguito senza di me.
Desiderare
come prezioso ricordo
la mia vita.

Η ηδονή της αποδοχής

Από όσα θα ήθελα
ούτε διαμάντια ούτε δόξες.
Μια ηθική της καρτερίας μού λείπει,
να υποδέχομαι τις λύπες
και ό,τι ανεξέλεγκτο
που από μόνο του δικό μου αδύνατο.
Να λαχταρώ
σαν βλέπω δίχως εμένα τη συνέχεια.
Να λαχταρώ
σαν ακριβό ενθύμιο
τη ζωή μου.

 

Sulle fissazioni
o allucinazioni

Atlante

Con le mani aggrappate alle nuvole, mostravo
le mie interiora. Una forma che ne racchiude un’altra,
il piccolo che sprofonda nel grande, nuvole regali che
si sollevano in cerchi concentrici, e vertigine – il cielo
un pozzo senza fondo –, creature nude che scivolano
e scompaiono, e tutto ciò che un tempo era dissimile
viene violentemente inghiottito dall’infinito.
Le demarcazioni della verità sono effimere. A volte
ero pastore, a volte Titano. Ma in tutte le versioni
del mio mito–così come lo hanno detto, così
come l’hanno scritto–avrei scalato le vette
del Paradiso. Avrei toccato le stelle.
Nessuna pietà tuttavia sugli altipiani.

Περί των προσηλώσεων
ή των ψευδαισθήσεων

Άτλας

Με τα χέρια στερεωμένα στα σύννεφα έδειχνα τα σωθικά μου.
Το ένα σχήμα να εγκιβωτίζει το άλλο, το μικρό να βυθίζεται
στο μεγάλο, νέφη βασιλικά να ανεβαίνουν σε ομόκεντρους
κύκλους, και ίλιγγος – ο ουρανός ένα πηγάδι απύθμενο –,
πλάσματα γυμνά να πέφτουν και να χάνονται, κι ό,τι ήταν
κάποτε ανόμοιο με βία να καταβροχθίζεται από το άπειρο.
Τα σύνορα της αλήθειας εφήμερα. Πότε ήμουν βοσκός, πότε
Τιτάνας. Μα σε όλες τις εκδοχές του μύθου μου – όπως τον
είπαν, όπως τον έγραψαν – θα σκαρφάλωνα στις κορφές του
Παραδείσου. Θα άγγιζα τ’ άστρα.
Κανένα έλεος όμως στα υψίπεδα.

 

*

Testi di Avgi Lilli

Il massacro del secolo

lo taglierò a strisce e
lo spezzerò in bocconi
oppure
lo segherò e
lo nasconderò nel magazzino
oppure
lo strangolerò e
appenderò i suoi occhi
come orecchini

nell’ora che passa.

Η σφαγή του αιώνα

Θα τον κόψω σε λωρίδες και
θα τον χωρίσω σε μπουκιές
ή
θα τον πριονίσω και
θα τον κρύψω στην αποθήκη
ή
θα τον στραγγαλίσω και
θα κρεμάσω τα μάτια του
για σκουλαρίκια

την ώρα που περνάει.

 

Di notte, tardi

cani rinchiusi
urlano come incubi,
girano in cerchio
dentro la mia testa,
vogliono uscire,
mi si offrono,
dicono -bugie
quando si vestono di poesie,
fanno tutto loro

Τη νύχτα, αργά

εγκλειστα σκυλιά
ουρλιάζουν σαν εφιάλτες,
κάνουν κύκλους
μέσα στο κεφάλι μου,
θέλουν να βγουν,
θέλουν να μου δοθούν,
λένε -ψέματα
που ποιήματα άμα ντυθούν,
τα κάνουν όλα δικά τους

*

Testi di Erina Charalambous

Tutta la verità del mondo mi trova
nelle ore del mattino orizzontale sul letto
si contorce sotto la trapunta
aggrovigliata tra le lenzuola
si gira minacciosamente verso il cuscino
si avvicina alle mie orecchie, urla– mi urla
ma il mio corpo non vuole obbedire– si spaventa
e la memoria rifiuta ostinatamente
di registrarla

La luce del giorno la trova sepolta
in quella vetrina con gli articoli per bambini
al battesimo a cui siamo stati, tra le zie
nei rimpianti della nonna

Ολη η αλήθεια του κόσμου με βρίσκει
οριζόντια στο κρεβάτι ώρες πρωινές
στριφογυρίζει κάτω από το στρώμα
περιπλέκεται ανάμεσα στα σεντόνια
στρέφεται απειλητικά προς το μαξιλάρι
πλησιάζει στα αυτιά μου, φωνάζει–μου φωνάζει
μα το κορμί δεν λέει να υπακούσει–πώς τρομάζει
κι η μνήμη αρνείται πεισματικά
να την καταχωρίσει

Το φως της μέρας θαμμένη τη βρίσκει
σ’ εκείνη τη βιτρίνα με τα βρεφικά
στη βάφτιση που πήγαμε, ανάμεσα στις θείες
στις μετάνοιες της γιαγιάς

 

Cicatrici segni graffi sul mio corpo
ho comprato a caro prezzo
l’eccesso di materia grigia
spendendo in modo sconsiderato

Cicatrici segni graffi sul mio corpo
come le parole in cima che
mettono i redattori e i loro subordinati
mi prostituii con discrezione

Cicatrici segni graffi sul mio corpo
dalle unghie ai capelli
ogni esposizione pubblica
parata degenerata

Cicatrici segni graffi
il mio corpo io tutto
tutto quanto io con affetto materno
lo cicatrizzo

Ουλές σημάδια χαρακιές στο σώμα μου
φαιά ουσία περισσή
ξοδεύοντας αλόγιστα
αγόρασα ακριβά

Ουλές σημάδια χαρακιές στο σώμα μου
οπως τις λέξεις επί κεφαλής
θέτουν συντάκτες και υποτελείς
εκπόρνευσα διακριτικά

Ουλές σημάδια χαρακιές στο σώμα μου
από τα νύχια ως την κορυφή
κάθε δημόσια προβολή
παράταξη εκφυλιστική

Ουλές σημάδια χαρακιές
το σώμα μου εγώ όλα
ολα εγώ με μητρική στοργή
τα επουλώνω

*

Eftychia Panayiotou è nata a Nicosia nel 1980. Ha studiato Filosofia e Letteratura Greca Moderna ad Atene e Londra. Dal 2007 vive stabilmente ad Atene e lavora come redattrice editoriale. Ha tradotto poesie di Anne Carson, Eileen Myles, Anne Sexton, Lord Byron, William Blake e Percy Bysshe Shelley. Ha scritto quattro libri di poesia: Il grande giardiniere (2007), Moralina nera (Ed. Kedros 2015), Danzatori (Ed. Kedros 2015). Il suo ultimo libro di poesie Miti per la fine del mondo (Ed. Kedros 2023), ha ricevuto il premio statale di Cipro.

Avgi Lilli di origine cipriota è nata in Bulgaria nel 1980. Ha studiato filologia greca classica e moderna (Università di Cipro); scrive poesie e piccoli racconti. Ha pubblicato le raccolte di poesie Appunti abbozzati su un giubbotto di salvataggio (Edizioni Armida 2011), La strage del secolo (Edizioni Thraka, 2018; 2nd ed. 2020) e Sul ciglio una coda (Edizioni Thraka 2021; 2nd ed. 2023), nonché la raccolta di racconti Carta di riso e altri microracconti (Edizioni Potamos, 2023). Sue poesie e racconti sono stati tradotti in inglese, italiano, spagnolo e turco. Ha antologizzato e tradotto poesie di Georgi Gospodinov (Dove non siamo, Ikaros).

Erina Charalambous di origine cipriota è nata a Paphos nel 1980 e vive a Nicosia. Ha studiato Filologia Classica e ha completato gli studi post-laurea in Linguistica e Counseling Psicoterapeutico. Ha pubblicato le raccolte di poesie Complotto (Edizioni Thraka, 2020) e TAY: ventotto raffiche e un manifesto di guerra (Edizioni Thraka, 2022). Lavora nel campo della redazione editoriale.

Alexandra Zambà di origine cipriota e di lingua greca vive e lavora a Roma. È autrice di libri di poesia e di prosa, di testi teatrali, in lingua greca e italiana, è curatrice di antologie bilingue, di saggi sulla condizione politico-culturale della donna, Lingua e traducibilità, Lingua Conoscenza e Potere, Il Valore terapeutico della poesia e altri. Suoi testi appaiono in numerose riviste e antologie italiane, greche e cipriote. Traduttrice di libri di poesia, greco/italiano e viceversa, è membro fondatore dell’Associazione Ciprioti in Italia NIMA, della Vita Activa Nuova Aps Edizioni e del Festival del Teatro delle Ombre “Ombre-Σκιές”

 

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