sant’anna | Daìta Martinez

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Dalla prefazione di Alessandro Pertosa

La poesia di Daìta Martinez, qui raccolta nel volume intitolato sant’anna, si offre al lettore come un’esperienza immersiva, una soglia in cui la parola esonda e riempie ogni spazio, diventando atto di incarnazione vera e propria. Fin dalle prime pagine si percepisce come per l’autrice la poesia non sia un mero esercizio estetico, né pura ricerca linguistica, ma potenza vocale che si spinge oltre ogni confine nel tentativo disperato – perché impossibile da compiere – di ridare una possibile forma al silenzio di per sé insostenibile. Ma il silenzio – o se si preferisce, il vuoto di senso, l’afonia della voce che grida – è inestirpabile e tuttavia estirpato dalla Martinez che colma il muro dei versi con pietre di parole. Muri portanti di senso che provano a dire ciò che non si può dire con quel timore e tremore che si evince dalle piccole crepe, dai minuscoli spazi che di tanto in tanto si creano fra le parole. Lo stile che Martinez adotta si colloca in quella regione liminale in cui la poesia tocca la preghiera, il canto si confonde con l’eco del sacro, la voce si frantuma per farsi più prossima alla verità interiore. La sua scrittura procede per accumulo e scarto, con un ritmo che sembra avvicinarsi e subito arretrare, come un’onda che non smette di infrangersi sullo stesso scoglio. Versi lunghi e regolari, interrotti da pause minime, frasi che si spezzano e si ricompongono in un flusso ipnotico: tutto concorre a creare un dettato lirico che non concede tregua e che al tempo stesso conserva la delicatezza di un sussurro. C’è, in questa vorticosa poesia, una tensione costante tra il desiderio di nominare e l’impossibilità di farlo fino in fondo. Il linguaggio non si limita a rappresentare: vibra, trema, si lascia abitare da immagini che non sono mai univoche. […] La bambina, la madre, la figura di Sant’Anna si affacciano come presenze archetipiche: non figure narrative ma epifanie interiori. La bambina appare fragile, quasi spaesata, sospesa in una condizione di attesa e di smarrimento; la madre è insieme protezione e ferita, grembo e mancanza; Sant’Anna, infine, è invocata come custode silenziosa, come figura che apre la possibilità di un ritorno a casa, a un’origine capace di dare senso al dolore. […] Si noti, inoltre, la funzione essenziale svolta in questo libro dalla natura. Non vi è paesaggio descritto in maniera realistica: gli elementi naturali vengono trasfigurati e diventano specchio e corpo dell’interiorità. […] È una natura interiorizzata, simbolica, che si fa prolungamento dell’anima. In questo senso, sant’anna si colloca nella linea di una poesia che intreccia dimensione mistica e sensibilità ecologica, non come tema militante ma come percezione ontologica dell’appartenenza a un tutto vivente che si fa carne e spirito capace di accogliere il silenzio dell’universo. […] Non c’è pagina che non ne evochi la presenza. Il silenzio è al tempo stesso origine e compimento, luogo di perdizione e promessa di ritorno. È il silenzio della bambina smarrita, della madre mancante, di Dio che tace. Ma è anche il silenzio che permette alla parola di nascere, che custodisce la preghiera e che rende possibile il miracolo della poesia. In questo senso, sant’anna può essere letto come un lungo itinerario dentro il silenzio, un cammino che non approda a una soluzione definitiva ma che trova nel tremore stesso del dire la sua ragione d’essere. […] In un panorama poetico spesso segnato dalla frammentazione e dalla chiusura del linguaggio in sé stesso, la voce di Daìta Martinez si distingue per la sua radicalità espressiva: la sua poesia non teme la serietà, non rifugge la dimensione spirituale, non arretra di fronte al dolore. Al contrario, lo attraversa fino in fondo e lo consegna al lettore nella sua poliedrica complessità, come possibilità di rinascita.

Da sant’anna (ilglomerulodisale 2025)

non è tuo varco il tempo che addosso mi trema
stanco il pallido sussurro del bosco indosso al
corpo che dopotutto nudo è scomposto o di un
nudo sogno risorto dal fosso nello sguardo fine di
maggio l’incontro che aspetto ha il sospetto
dell’ora bianca come di bianca ora è l’occhio la
troppa tua pura ombra ad angolo cosicché un
piccolo scarto di cuore ha il fiore nella pioggia

*

è l’incerto sguardo del passero
a schiarire la fonte battesimale
per grazia santa la santa odora
la preghiera del mattino il suo
piccolo occhio e la tua piccola
voce innamorata del momento
atteso alla pendice del silenzio

*

rimani a me silenzio che in petto
apri il verbo di magnolia adesso
che scende l’origine alla tua sera
e di una lacrima bambina ritorna
la tristezza e una piuma la casa
addormentata vegliata tra le dita

*

guardami dal nido caduto sull’altare
di maggio come rondine attesa nella
sera dipinta sulla fronte di Maria un
timido imperfetto e pochi ricordi tra
i boccioli delle rose odorose di casa

la casa spezzata nella pioggia come
pane raffermo perché me dimentico
e il nome dei santi spersi nella folla
del silenzio che a sé induce il sonno
aperto dal tempo distante dal bosco

nel bosco che puro dentro ti sboccia
al petto di una nuvola ed è Sua luce
questa carezza che lieve culla il viso
della bimba addormentata tra i rami
lesi da una lacrima entrata dal vento

*

adesso che la notte piega sull’orlo
della bocca e sottovuoto si scopre
alla paura della luna rimane l’aria
insonne di una stella al viso di lei
spoglia ch’era di volpe una donna
caduta sulla guancia del tramonto

*

la tenerezza di una carezza
riposa il tiglio tra le fronde
del viso e nel silenzio sono
anni i sogni dei bambini la
pioggia sulla bocca di Dio
al pascolo nuda s’avvicina
così diversa la madre e del
mattino l’altra senza nome

*

sono sette anni sono solo sette noci i denti
che nascondo sotto al cuscino per l’illusione
di un dono per un furtivo abbraccio alle spalle
che sappia per un solo attimo farmi fiatare la
gondola del cuore ha poche onde il mio cuore
e nessun pontile per l’attracco

 

*

Daìta Martinez, palermitana, ha pubblicato: (dietro luna) (Lietocolle 2011), la bottega di via alloro (Lietocolle 2013), nutrica (Lietocolle 2019). Vincitrice – sezione dialetto – del 7^ Concorso Nazionale di Poesia Città di Chiaramonte Gulfi, è stata finalista, per l’inedito in dialetto, della 44^ edizione del Premio Internazionale di Poesia Città di Marineo. Inserita nell’Almanacco Secolo Donna 2018, Macabor, nel 2019 ha pubblicato la finestra dei mirtilli, suite poetica scritta con il poeta Fernando Lena, per Salarchi Immagini; il rumore del latte, per Spazio Cultura Edizioni; a varca di zagara per Macabor. È presente in Anni di Poesia di Elio Grasso (puntoacapo 2020). Finalista – sezione raccolta inedita – della 34^ edizione del Premio Lorenzo Montano, nel 2021 ha pubblicato: Liturgia dell’acqua per Anterem, Le madri, haiku con acqueforti di Vincenzo Piazza, per le Edizioni dell’Angelo; nel 2023 Miros de mure – Odore di More, con traduzione in romeno di Eliza Macadan, per Cosmopoli, e nell’ora dell’aurora per la collana portosepolto di peQuod. Ha ricevuto il Premio Francesco Carbone Experimenta 2023 per la poesia. Ha pubblicato, nel 2024, con i poeti Franca Alaimo, Andrea Castrovinci Zenna e Pietro Romano, Il pettirosso rosso, haiku, per Ladolfi e, nel 2025, con Franca Alaimo, le piccole per Spazio Cultura. È tradotta in francese, spagnolo, inglese e tedesco. Suoi testi sono in Contemporary Sicilian Poetry: A Multilingual Anthology, Italica Press. Per ilglomerulodisale collabora con la collana “La rosa del guardare”, diretta da Franca Alaimo, e dirige la collana “la brocca rossa” con Pietro Romano.

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