
COME UN PICCOLO SASSO SUL FONDO DI UN’ACQUA CHIARISSIMA: “NON-NOTA” DI UN LETTORE COMMOSSO
(di Maurizio Micheletti)
Sono appena emerso dalla lettura, breve ma intensa, di un piccolo libro pieno di luce. Avverto subito che l’opera di cui, quasi balbettando, cercherò di dire qualcosa non è una raccolta di poesie — seppur trasudi poesia da ogni riga — e che questa mia non può, né tantomeno vuole essere, una nota di lettura tradizionale: non riesco, infatti, a trovare un modo per discettare sul contenuto di questo libro che possa offrire una traccia coerente a un lettore diverso da me.
In questo senso, ammiro e ritengo prezioso il lavoro svolto da Debora Rienzi nelle pagine introduttive, intitolate “l’incanto della vita semplice”: non una prefazione canonica, nulla che inquadri o faccia da cornice, bensì un acquerello fatto di colori tenui e brevi pennellate che riecheggiano le metafore di Bobin e ne sottolineano il potenziale vitale e trasformativo.
“Come un piccolo sasso sul fondo di un’acqua chiarissima” trae origine nel 2017, quando il giornalista Patrice Van Eersel — esperto, tra le altre cose, di scienze noetiche — si recò a trovare Christian Bobin nella sua casa tra i boschi, nei pressi di Le Creusot. Da quell’incontro è scaturito un dialogo sulla “vita interiore”, poi trascritto e dato alle stampe, oggi finalmente disponibile anche in Italia grazie all’intuizione e al profondo amore che Giuseppe Conoci di AnimaMundi nutre da anni per l’opera di Bobin.
Il libro si apre con una domanda semplice: cosa evocano in Bobin le parole “vita interiore”? A questo interrogativo lo scrittore non risponde con una definizione, ma con una successione di immagini. Le sue parole non delimitano i concetti, piuttosto evocano e suggeriscono, attraverso metafore dotate di una tale delicatezza e, al contempo, di una forza che raramente ho riscontrato nella mia storia di lettore, andando a “pescare” ciò che è parte essenziale di ognuno di noi, ma che abbiamo, per i motivi più vari, dimenticato.
Ed ecco allora apparire il volto del padre dello scrittore, “fotografato” mentre osserva le acacie dibattersi nel vento; ecco un ranuncolo che spunta sulla soglia della rimessa della legna; ecco l’esempio della vita monastica, regolata e “limitata” nello scorrere delle ore, quasi “carceraria”, ma che non impedisce (anzi, paradossalmente favorisce) al monaco di gioire di un lembo di cielo terso o del canto degli uccelli.
Al termine della lettura, resta forte in me l’impressione che Bobin ci abbia parlato del Regno proprio come ne parlava Gesù (che nel libro viene chiamato “lo strano amico”, p. 79): quel Regno è vicino, diceva Gesù, e Bobin aggiunge che è talmente prossimo da essere alla portata dello sguardo di tutti, se solo sapessimo tornare a guardare veramente. La vita ci offre richiami costanti, in ogni situazione, per trovare e immergerci in questa dimensione che risiede al di là del dolore e della gioia, appena oltre il chiacchiericcio mentale e le preoccupazioni (le quali non sono affatto “vita interiore”, tiene a precisare Bobin).
Bobin ci insegna ad abbracciare la nostra vita così com’è, a guardarla nella sua interezza e senza giudizio. Ci invita, inoltre, a sottrarla ai “terribili” luoghi della “performance”, del successo e della competizione — sono illuminanti, in tal senso, le figure del Curato d’Ars e di Benedetto Giuseppe Labre, santi che secondo Bobin hanno “fallito magnificamente”, cosicché, quando oggi si pensa a loro, il loro fallimento si trasforma in gloria.
Giunto quasi al termine di questa mia “non-nota”, desidero citare direttamente Debora Rienzi riguardo al passaggio del libro in cui si accenna alla depressione: “Lo sguardo interiore, quando autentico, osa anche rintracciare il senso dell’apparente non-senso, liberando il campo dai giudizi, per fare spazio alla vita che nulla disdegna e sa scegliere vie inusitate. La depressione allora diventa un buon segno, perché è la vita che bussa alla porta piangendo… è la resistenza nei sotterranei. In questo abbraccio dell’anima risvegliata, che tutto ingloba senza timore né giudizio, troviamo ciò che non abbiamo cercato, purché sappiamo essere là, senza brame, come un piccolo sasso sul fondo di un’acqua chiarissima”.
“Come un piccolo sasso sul fondo di un’acqua chiarissima” è un libricino piccolo piccolo, ma che, una volta letto, non può essere dimenticato facilmente. Io già so che ci tornerò sopra più volte, che lo vorrò con me sul comodino e tra gli effetti personali che accompagnano le mie giornate. Queste pagine non ci insegnano un metodo, perché come lo stesso Bobin ci tiene a dire, un metodo non c’è… piuttosto ci aiutano a risvegliare il nostro sguardo più innocente.
In ultimo, vi offro una breve citazione tratta dal libro: “La gioia è la follia. È la corsa al galoppo del cavallo. È il bambino che corre a perdifiato non appena una bella distesa si offra ai suoi occhi. E quella distesa sarà anche il luogo dove la sua gioia se ne andrà, perché proprio con lo stesso slancio vi cadrà e si sbuccerà magicamente il ginocchio […] La gioia si perde da sé con gioia, e ritorna per perdersi di nuovo e scomparire ancora”.
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Note Biografiche sull’autore: Christian Bobin è stato un cercatore di luce che ha scelto di vivere quasi tutta la sua vita lontano dal clamore, rimanendo fedele a Le Creusot, la sua città natale situata nel cuore della Francia centro-orientale. Nato nel 1951, venuto a mancare nel novembre del 2022, ci ha lasciato in eredità una scrittura che non accetta etichette; i suoi testi, infatti, si muovono liberamente tra la poesia e il diario spirituale, trasformando l’atto stesso di scrivere in un flusso che, alla fine, si rivela essere il riverbero lucente di un profondo stato contemplativo.
La sua è una voce che parla di un modo di abitare il mondo dove ogni piccolo incontro diviene occasione di stupore. Questo suo stile unico, che gli è valso premi prestigiosi in Francia come il Grand Prix Catholique de Littérature, ha sempre avuto come caratteristica peculiare il guidare sé stesso e il lettore verso il “crescere in chiarità”.
La “geografia editoriale” italiana di Christian Bobin si è andata delineando nel tempo attraverso diverse tappe. La prima realtà a introdurlo nel nostro Paese fu la Edizioni San Paolo con il celebre “Francesco e l’infinitamente piccolo”, seguita da Servitium, che dai primi anni Duemila mantiene a catalogo alcuni titoli interessanti. Un merito particolare va riconosciuto all’opera di diffusione del catalogo bobiniano perseguita negli anni da AnimaMundi di Otranto, mentre in tempi più recenti alcuni titoli sono apparsi anche per le edizioni Sanpino. Insomma, per chi volesse continuare a “camminare” tra le parole di questo grande autore, la scelta non manca e i sentieri da esplorare sono molteplici.
Riferimenti Editoriali: “Come un piccolo sasso sul fondo di un’acqua chiarissima – appunti sulla vita interiore” di Christian Bobin, a cura di Patrice Van Eersel, con testo francese a fronte; traduzione dal francese a cura di Maddalena Cavalleri e Francesco Occhetto, con un saggio introduttivo di Debora Rienzi; collana “piccole gigantesche cose”, casa editrice AnimaMundi, Otranto, 2026.
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