Margaret Atwood | Ispirazioni/17

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Prefazione di Renata Morresi

Margaret Atwood è una delle scrittrici canadesi più conosciute al mondo, nota al grande pubblico, ma non meno amata dalla critica, per la vena brillante e surreale, per la vivida potenza dello stile, e per la capacità di creare mondi disastrati e menti inquietanti, lenti attraverso cui leggere vertiginosamente la condizione contemporanea.

Nata nel 1939 a Ottawa, Ontario, diplomata all’università di Toronto e poi laureata a Harvard (o meglio, al Radcliffe College, che era allora l’istituzione parallela a cui potevano accedere le donne), Atwood debutta presto come poeta con un piccolo libro autoprodotto, Double Persephone, e manda alle stampe diverse raccolte di versi prima di esordire come romanziera con La donna da mangiare, nel 1969. Se negli anni Settanta la sua produzione alterna prosa e poesia, con pubblicazioni che spesso si richiamano e compendiano a vicenda, negli anni Ottanta e Novanta Atwood si dedica principalmente alla narrativa. Il racconto dell’ancella (1985), Occhio di gatto (1988), La donna che rubava i mariti (1993), L’altra Grace (1996), insieme ai numerosi contributi al racconto breve e alla saggistica, la impongono all’attenzione dei lettori di tutto il mondo.

Col volgere del secolo Atwood seguita ad attraversare e rigenerare generi e temi codificati, dal romanzo gotico a quello storico, dal thriller alla distopia fino al mito classico e a Shakespeare. L’assassino cieco (2000), la trilogia dell’Adamo pazzo (2003, 2009, 2013), Il canto di Penelope (2005), Per ultimo il cuore (2015), Seme di strega (2016), e I testamenti (2019) dimostrano una straordinaria fecondità immaginativa.

Conosciuta per il suo impegno politico ambientalista e progressista, anche la sua presenza online non è mai priva di verve e acume critico, come quando evita di nominare gli Stati Uniti, chiamandoli piuttosto «quel paese di cui non faremo il nome», o dalla sua pagina web dà conto del risparmio energetico nel suo ufficio (per esempio: usiamo il termostato a tempo, non abbiamo condizionatori d’aria, ci vestiamo a strati d’inverno). Vincitrice di decine di premi letterari, dal prestigioso Booker Prize al Principe delle Asturie a quelli per la fantascienza come l’Arthur C. Clarke e il Nebula, fino ai riconoscimenti all’opera come il premio Franz Kafka e il Nelly Sachs, Atwood continua a scrivere poesie, come sonde mandate in avanguardia nei territori caratteristici della sua invenzione, senza rinunciare a una lingua nitida ed esuberante e a considerare le contraddizioni umane (e post-umane) con tagliente ironia.

Da: Brevi scene di lupi: Poesie scelte (1966-2020) / Margaret Atwood/ a cura di Renata Morresi / Ponte alle grazie (2000)

La doppia voce

Due voci
a turno usavano i miei occhi:

Una era forbita
dipingeva ad acquerello
usava un tono pacato parlando
di montagne o cascate del Niagara,
componeva versi edificanti
e si commuoveva per i poveri.

L’altra voce
aveva un altro sapere:
che gli uomini sudano
sempre e bevono spesso,
che i porci sono porci
ma vanno mangiati
comunque, che i bambini non nati
marciscono come ulcere nel corpo
che non c’è niente da fare
per le mosche;

Una vedeva attraverso i miei
occhi appannati, ogni giorno più
sbiaditi, foglie rosse,

i rituali delle stagioni e dei fiumi

L’altra trovò un cane morto
una festa di larve
mezza sepolta tra i piselli dolci.

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  • Dal canale YouTube di Poesie Aeree / a cura di Valeria Bianchi Mian

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Renata Morresi è nata a Recanati nel 1972. Traduce e scrive saggistica e poesia. Tra le sue raccolte, Terzo paesaggio (Aragno, 2019), Bagnanti (Perrone, 2013), La signora W. (Camera verde, 2013), Cuore comune (peQuod, 2010). Nel 2015 ha vinto il premio del Ministero dei Beni Culturali per la traduzione di poeti americani moderni e post-moderni. Collabora con Arcipelago Itaca Edizioni, per cui cura la collana Lacustrine. È nella redazione del lit-blog Nazione Indiana.

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