PSYCHOPOETRY/3 | La Torre (XVI) | inedito

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ARCANA | inediti 2012-2019 | silloge in revisione, perfezionamento, preparazione

di Valeria Bianchi Mian 

 

XIV – La Torre

Mi dicono che sono distopica

(eppure non m’inchino al dio dei morti).

Noi più dei dinosauri – il botto al Lotto

ci piace fare “Pum!” tra guerra e pace.

Ci piace la Grazia concessa, audace.

Noi siamo la specie dei quasi estinti

un film di paura, reality show

sui grandi mammiferi, carapace

dell’Eden proiettato nella serra.

Noi, senza nome, siamo Utopia in terra.

Se penso agli anni futuri, la gente

che schizza fuori dal tubo su Marte

maratona a naso in su, verso cosa.

Realismo di corsa: Fant-Asia al centro

del nucleare fa Atreiu scontento.

Ti basta una bomba, mia Enola ad arte

per una Hiroshima qualunque – ciao ciao?

La carta igienica non ha l’anima

si alleva nei cessi tra l’Euro e il Bitcoin.

È il culto dell’oro in fondo al colon.

Ho un cappotto di pelo selvatico

salvato dal macero – che ero al Balon*

eoni fa, col kebab all’hic et nunc.

Indosserò la mia sopravvivenza

fuori stagione e senza convenienza.

Mio marito combatte, ha un bel bastone

da passeggio, scherma tra le rovine

un prima e dopo la fine del mondo.

Mio figlio – slalom tra micropolveri

salta la rampa tra i ricchi e i poveri

Mi dicono che sono distopica

regina di cani o una Ecate.

Si stringono all’Io, Self(ie) Telefono,

al tutto e subito che ogni Natale

è accidia flambé, luce artificiale.

Oltre la Torre coltivo l’impegno

tra i ruderi seguo d’amore il segno.

(*mercatino delle pulci a Torino)

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