DAVIDE GALIPÒ | Com’era il vento

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HONORÉ DAUMIER, LA RIVOLTA, 1860C., THE PHILLIPS COLLECTION, WASHINGTON

Somigliano troppo agli anni d’oro
le trombe della vostra
apocalisse controllata;
l’angelo sterminatore
lavora alle casse della Lidl.

Schiere di nuovi prodotti
e caffè a cascata
producono un semiotico sberleffo:
sarete le linee
di un codice a barre.

Niente più idee, nessuna critica,
nessun simbolo, nessuna A cerchiata
– ma un grande network che pulsa –
per la costruzione

del pop-O-lino.

Il pop-O-lino è incerto
a pensare, aprire spiragli,
creare contatti – nessuno
gli aveva spiegato che,
per averli, sarebbe dovuto
restare con gl’occhi incollati,
bassi.

Distruggendo da ora
l’immaginario,
non sarà più possibile
nessun futuro:
solo qui,
ora,
noi, adesso

– nel presente orribile
e iperconnesso
che rimpasta la carta
e ricicla l’usura.

È questa, la vostra
“rivoluzione digitale”?

È questo, il vostro
canto d’amore
– “Dio, Patria e Wi-fi”?

E per favore, abbassate
quelle braccia.

Nessuno sparo,
nessun respiro,
nessun abbraccio,
nessun colpevole,
nessuno, mai.

Sapevamo e sappiamo
benissimo ciò che state facendo:

ci SState catalogando,
ibernando, consegnando
ai posteri,
mettendoci lì, nell’archivio

– ogni tanto, un ricordo
smorzato di com’era
la vita di superficie,
com’era il vento.

Davide Galipò – Torino, febbraio 2019 – dedicata allo sgombero dell’Asilo.

Scorci da un’intervista (da Interviste Svelte, 2018) al poeta:

1. TRE PAROLE PER DESCRIVERTI?
Belligerante, contraddittorio, inevitabile.

2. DI CHE COSA TI OCCUPI?
Mi occupo principalmente di scrittura, performance ed editoria. Faccio parte del gruppo di azione poetica “Salinika” dal 2015. Insieme ad altri scrittori e scrittrici ho fondato una rivista letteraria, “Neutopia – Piano di fuga dalla rete” (www.neutopiablog.org). Il nome si rifà a un libro di Thomas More, ma in negativo. Diciamo che ci piacerebbe restituire alla letteratura il ruolo che le è proprio: lo slancio dell’immaginazione, la capacità di creare altri mondi possibili partendo da quello che c’è. Lo stile fantasy non è contemplato. Cerchiamo storie che parlino di ciò che ci circonda, punti di vista particolari che aiutino a comprendere la realtà che ci circonda, senza la pretesa di dare risposte univoche. In questo senso, pensiamo che la letteratura possa fungere da base per un incontro possibile e che possa aiutare ad abbattere le barriere e valicare i confini. Tra le arti in primis, ma anche tra le persone.

3. QUALI SONO A TUO AVVISO LE RISORSE CREATIVE E QUALI I LIMITI PRINCIPALI DELLO SCENARIO CONTEMPORANEO?
Le risorse creative per me sono il lavoro, la tenacia e la ricerca. Sono assolutamente contrario a un’idea di arte ‘sincera’. L’arte a mio avviso dovrebbe solo sincerarsi di essere vera. Oggi come ieri, i vizi che limitano la creatività sono l’abitudine, la didascalia, l’originalità ad ogni costo. Intendo dire che l’ispirazione non ha limiti e che il modernismo ci ha insegnato una serie di ‘trucchi’ per sopperire alla nostra fondamentale impotenza di fronte al peso dell’arte del passato. Purtroppo ancora oggi troppe persone non prendono sul serio l’arte, diffidano della poesia, hanno la presunzione di creare qualcosa di bello o di originale senza prima studiare a dovere la materia. E molte altre, seppure decisamente capaci, avendo fretta di essere riconosciute, tendono a esporre troppo il processo creativo e si concentrano troppo poco sul risultato finale. Parlare del cosa ancora prima del come penso sia un’arma molto potente per affrontare la contemporaneità.

4. CHE COSA VORRESTI FAR SPARIRE DALLA CIRCOLAZIONE IMMEDIATAMENTE?
In un mondo ideale, farei scomparire dalla circolazione due cose: da una parte l’opinione, dall’altra il manierismo. Faccio un esempio. Per ogni buona idea che va in porto, ci saranno circa altri venti tentativi di ricalcare quell’idea, che non sarà considerata esaurita fino a quando non ne saranno state date tutte le versioni possibili – se pensiamo alla serialità della pop art – oppure, in altre parole, fino a quando di questo argomento non saranno state esposte tutte le opinioni plausibili. Allora sarebbe molto più interessante far partire tutti insieme un gran bel discorso sullo stato dell’arte e sul suo superamento. Ma se ciò avvenisse, non esisterebbero più i generi, né le scene, né i filoni e l’arte potrebbe essere apprezzata solo dai pochi fortunati che hanno avuto la possibilità di assistere al momento in cui una determinata idea veniva partorita. Questa sarebbe sicuramente la fine dell’arte stessa, che in questo modo entrerebbe completamente a far parte della vita quotidiana. A ben guardare, però, anche questo è già stato fatto. Già oggi non mancano quelli che vorrebbero trasformare i nostri centri cittadini in installazioni, le nostre vite in spettacoli, le nostre case in musei. Nel mondo in cui viviamo, quindi, accetto tutte le opinioni, anche quelle di maniera. Come diceva Benjamin, viviamo un’epoca della distrazione. Occorre quindi ripetere molte volte, fino allo sfinimento, lo stesso concetto. Sperando che un giorno non venga più dato per scontato e che l’arte possa riavvicinarsi alla vita, senza per questo assomigliarle troppo.

(di Valeria Bianchi Mian)

Link:
Cos’è
https://www.facebook.com/neutopiapianodifugadallarete/

Il blog di Davide Galipò: https://davideidee.wordpress.com/

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