A cura di Maurizio Micheletti
La veste dell’infinito amore di Chiara Rantini

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Con la sua ultima raccolta poetica, La veste dell’infinito amore, la poetessa fiorentina Chiara Rantini ci invita in un viaggio intimo e profondo. Autrice di diverse pubblicazioni, tra cui il romanzo La resa delle ombre (2018) e le raccolte poetiche Un paradiso per Icaro (2018), Il blu e il rosso (2021) e Rinascita (2022), Rantini segna in quest’opera il superamento di una ricerca interiore, che trova risoluzione nell’abbraccio universale dell’amore. Infatti, come ci informa Paolo Donati nella prefazione, il volume si presenta come l’esito di un percorso poetico iniziato con le raccolte Un paradiso per Icaro e Rinascita, caratterizzate da un senso di tensione/sospensione che approda qui a un compimento, a una nuova armonia che pervade ogni verso. La poesia diviene così un ponte verso l’essenza delle cose, un flusso inarrestabile a cui ci si connette abbandonando le costrizioni del tempo e degli schemi mentali.
Il libro si compone di tre sezioni (“Sulla via dell’essenza”, “Marine e notturni”, “Congiunzioni”) in cui si esplorano le molteplici manifestazioni di questo sentimento: dalla sua genesi al dialogo profondo con la natura, fino alla fusione tra amore carnale e spirituale, che si rivelano come un’unica, indissolubile essenza. In particolare, nella prima sezione, l’autrice si presenta come una viandante che, attraverso la poesia, esplora l’essenza della vita. Il percorso è “un sentiero sassoso”, in cui è la bellezza ad orientarci (“non sarà la bussola a salvarti / ma l’incanto della bellezza”). L’autrice vive la poesia come un flusso vitale che ci libera dal tempo (“Ho strappato l’orario”), capace di condurci al centro dell’esperienza umana dell’amore. La sezione si chiude con una poesia dedicata alla “Campagna Toscana”, che evoca un sentire che chiunque sia nato lì può ritrovare nel proprio vissuto (“mistica reminiscenza etrusca/che segretamente abita/la radice del mio essere”). Nella sezione “Marine e notturni”, l’autrice fa una vera e propria immersione “in ascolto”, cercando nel mare e nella luna le risposte ai suoi interrogativi più profondi. “Il mare canta”, “Ascolto”, “Luce lunare” sono poesie che nascono da una profonda connessione tra l’io lirico e il cosmo. Nella sezione “Congiunzioni”, troviamo liriche in cui l’amore carnale si fonde con quello spirituale in un’unica essenza. Poesie come “Tornare in mansarda” e “Intersezione nella luce di un abat-jour” dimostrano una delicatezza e una profondità che elevano il sentimento, restituendolo come un’entità primigenia e senza tempo. Per il tramite di versi intimi, lievi e aggraziati, in questa sezione si aprono “le finestre/all’ignota bellezza” e si giunge a ringraziare “perché un attimo d’amore/ è ricchezza per sempre/ dono infinito di mistica essenza”.
Gli esergo alle sezioni (Bobin, Terzani, Kandinsky, Donne) rivelano un’anima nutrita da buone letture, la cui eco risuona tra le pagine di questa raccolta. Tali influenze si manifestano non tanto a livello stilistico, quanto nell’intenzione profonda di fare della poesia uno strumento di indagine spirituale e un ponte sincero verso l’essenza delle cose.
Con un linguaggio denso di immagini suggestive, la Rantini ci offre una poesia che è al contempo un invito all’ascolto, una carezza e una preghiera. Come suggerisce la foto di copertina del libro, La veste dell’infinito amore è un abito che il lettore è chiamato a indossare per ritrovare l’incanto e la bellezza che lo circondano.
In tempi difficili come questi, la lettura di queste poesie può aiutarci a ritrovare quello sguardo fuori dal tempo che è proprio dei bambini e a ricontattare, come scrisse Etty Hillesum, “la parte più profonda e ricca di me in cui riposo, e che chiamo Dio”.
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Riferimenti editoriali: Chiara Rantini, La veste dell’infinito amore, con prefazione di Paolo Donati e postfazione di Francesco Giorgi, Edizioni Ensemble, Roma, 2025.
TRE POESIE SCELTE PER VOI:
VITA LIBERATA
La vita è come un orizzonte lontano,
un sentiero sassoso
un volto nella nebbia
vorresti che fosse semplice
selvaggia, imperfetta
fatta di pietre o inciampi
allora ascolta il suo canto
unico e misterioso
non sarà una bussola a salvarti
ma l’incanto della bellezza
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CHRISTIAN (a Christian Bobin)
Della vita hai cantato la dolcezza
alla tenebra levando il chiaro volto
primavere in seta blu
hanno colmato il vuoto
in attesa dell’eternità
voce e silenzio del poeta
eppure conoscevi le parole
ma della semplicità preferisti l’incanto –
come profeta bambino
che corre alla casa del padre
nel giorno festivo
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INTERSEZIONE NELLA LUCE DI UN ABAT-JOUR
Troppa luce dall’alto
meglio una fioca abat-jour
a illuminare nello specchio verticale
la linea orizzontale dei corpi
avvolti nel lenzuolo
solitudine prorompe
nei cauti gesti d’amore
mite volto della tenerezza
quasi semplicità di altri tempi
mentre fuori splende
il tiepido sole
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