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Per voi, il filo delle parole, le perle della lingua di una tessitrice di versi, competente saggista, organizzatrice di eventi. Per voi, la profonda voce di Maristella Diotaiuti.
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e poi c’è questo quieto fondale
il buon vento del cataclisma
l’attesa della prevedibile svernatura
piantarsi in terra grassa
col midollo riscaldato a temperatura equilibrata
a dimora in luogo ombreggiato
che i raggi del sole non brucino
tenersi in osservazione irrobustire il fusto
la corteccia dura per legacci e graticci
farsi abbastanza forti
per non essere divelti
dalle onde e trasportati come isole
dai grandi fiumi fino al mare
e per non farsi recidere le radici
con un coltello affilato
o spaccarsi per lasciare che mangino
la radice carnosa
è il buon vento il cataclisma
solo la restituzione quest’angolo di tempesta
il segno nero ma nero
come il nero bruciato
che non altera la normale traspirazione
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il tempo è un filo
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il tempo è un filo
giochiamo al gioco del filo chiuso a cerchio
intrecciando con le dita ogni giro prendi il filo
aiutandoti con i denti
si può arrivare a figure geometriche
succede se scegli con cura i giri da fare
di creare una rosa una culla una nave
bisogna essere in due per giocare al gioco del filo
lasciarsi cadere nella fiduciosa consegna gestire i transiti dei fili
accordarsi nel tempo che soprintende e sopravanza e sopraggiunge tempo
nella (s)misura del tempo il suo limite la sua scansione
e stare nel tempo presente dentro l’affaticato visibile dello stare
il tempo tiene il tempo una danza forse anche l’allegria diventa una fatica
così ti porta nel tempo il gioco del filo
il tempo è il varo della nave bianca
una prua bianca onda di schiuma
odore dell’acqua di prugna e anguria
la totale calma di vento
le cose hanno bisogno di tempo
il tempo arriva – o – rinasce di altro tempo
di puro tempo è fatto il tempo
di silenzio senza una luce
questo tempo che spuma di odore e luce soccorso di lingua
capirne il vuoto necessario per il pieno
il tempo è un punto in mezzo alla bolla d’acqua del tempo
ritorno alla nascita l’andare è solo una volta
per tutte le origini la caduta
il tempo viene da lontano travasato una traduzione
raccoglie nella curva del corpo
prova a rifare il gioco
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le giunture hanno sciolto i legamenti
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le giunture hanno sciolto i legamenti / le gerarchie
dovrà essere veloce la clorofilla / la chiameranno a fiorire per esperienza
dio allatta fino all’alba del bosco / senza permesso
forgia l’edera e le spine / e le polpe delle tenerezze
lascia detriti nelle pance formicaio / a clonare terra e nulla di più
forse piove per intemperanza di sete / tutto il giorno a tentare minuti dopo il corpo
non abbastanza precipizio il battito / si mura il cuore la costola alloggio
fa pratica di fianco / è fiato riversato questo sussurro
dio che s’immala con troppa facilità / non ha il pudore della propaggine
che non giudica il vuoto / lo converte in rischio e lo perdona
la radice marcia vuole ancora acqua / non si arrende
il diapason che accorda le stagioni e i dispersi / a pochi versi dal silenzio
si rovescia suono per tornare indietro / alla sua propria forma
per vincere la mancanza
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A volte. Di notte.
*
A volte. Di notte.
Una brezza. A volte
piove. A volte niente.
Silenzio. In cui passa
il mondo. Che è
silenzioso. Di non esserci
più. Di scomparire.
A volte. Ossa e acqua.
Una grancassa. La casa di notte.
Brezze sussurranti. La tenda bianca.
Corre sull’aria. Si dissolve.
Dietro i corpi. Ossidati.
Tratti dal vuoto. Frontali.
Pure le mani. Quelle parti
che conosci a memoria. Le mani
che battono il tempo. In piena luce ora.
Avresti dovuto vederle stanotte. Cieche
solitarie. Abbandonate sul cuscino.
a quell’ora avrei dovuto dirigermi verso i gabbiani
invece dall’aria cupa dagli occhi arrossati
mi proponevo qualcosa
per esempio lanciare un guanto
a scopo di pacificazione o di provocazione
e tanto valeva aspettare
a quell’ora quell’ombra l’avvicino in punta di piedi
porto scarpe di pelle blu
lucidate sulle suole
come si mette della cera sotto gli sci
a isolarsi dal terreno
a scivolarci sopra senza toccarlo
dove sono depositate le mie cose?
forse sono state buttate via o recuperate
forse sono rimaste delle tracce
sul legno o sulle piastrelle
forse devo eliminarle forse devo pulire tutto
per riprendere la strada
ripristinare quel muro che ho incrinato
scoprendomi
*
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L’autrice
Maristella Diotaiuti, di formazione universitaria (Università Federico II di Napoli, Lettere Moderne), è stata curatrice e promotrice degli eventi culturali del caffè letterario Le Cicale Operose, Livorno. Già presidente dell’Associazione culturale Le Cicale Operose APS.
È autrice e curatrice del volume “Beatrice Hastings, in full revolt”, Diotaiuti, Tortora, Le Cicale Operose, Livorno, 2020, Premio di scrittura femminile “Il Paese delle donne”, Roma, 2022. E’ autrice della raccolta di poesie “. come cosa viva”, Terra d’ulivi Edizioni, Lecce, 2021. Ha ricevuto menzione di merito per poesie singole Premio Bologna in Lettere, 2022 e Premio della giuria Ossi di Seppia per la poesia singola, 2023; sue poesie compaiono su riviste e blog letterari. È curatrice del volume “Woman’s Worst Enemy: Woman”, di Beatrice Hastings, Astarte edizioni, Pisa, 2022, Premio Microeditoria Marchio di Qualità, 2023, Brescia. È curatrice del volume “Sepolcri Imbiancati”, di Beatrice Hastings, Terra d’ulivi Edizioni, Lecce, 2024. È curatrice del volume “La Commedia delle fanciulle”, Terra d’ulivi Edizioni, 2025.
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