Il tempo è un filo | versi inediti di Maristella Diotaiuti

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Ph. L. Borgna

Per voi, il filo delle parole, le perle della lingua di una tessitrice di versi, competente saggista, organizzatrice di eventi. Per voi, la profonda voce di Maristella Diotaiuti.

*

e poi c’è questo quieto fondale

il buon vento del cataclisma

l’attesa della prevedibile svernatura

piantarsi in terra grassa

col midollo riscaldato a temperatura equilibrata

a dimora in luogo ombreggiato

che i raggi del sole non brucino

tenersi in osservazione irrobustire il fusto

la corteccia dura per legacci e graticci

farsi abbastanza forti

per non essere divelti

dalle onde e trasportati come isole

dai grandi fiumi fino al mare

e per non farsi recidere le radici

con un coltello affilato

o spaccarsi per lasciare che mangino

la radice carnosa

è il buon vento il cataclisma

solo la restituzione quest’angolo di tempesta

il segno nero ma nero

come il nero bruciato

che non altera la normale traspirazione

*

il tempo è un filo

*

il tempo è un filo

giochiamo al gioco del filo chiuso a cerchio

intrecciando con le dita ogni giro prendi il filo

aiutandoti con i denti

si può arrivare a figure geometriche 

succede se scegli con cura i giri da fare 

di creare una rosa una culla una nave 

bisogna essere in due per giocare al gioco del filo 

lasciarsi cadere nella fiduciosa consegna gestire i transiti dei fili 

accordarsi nel tempo che soprintende e sopravanza e sopraggiunge tempo 

nella (s)misura del tempo il suo limite la sua scansione 

e stare nel tempo presente dentro l’affaticato visibile dello stare

il tempo tiene il tempo una danza forse anche l’allegria diventa una fatica 

così ti porta nel tempo il gioco del filo 

il tempo è il varo della nave bianca

una prua bianca onda di schiuma

odore dell’acqua di prugna e anguria

la totale calma di vento

le cose hanno bisogno di tempo

il tempo arriva – o – rinasce di altro tempo

di puro tempo è fatto il tempo

di silenzio senza una luce

questo tempo che spuma di odore e luce soccorso di lingua

capirne il vuoto necessario per il pieno

il tempo è un punto in mezzo alla bolla d’acqua del tempo

ritorno alla nascita l’andare è solo una volta

per tutte le origini la caduta

il tempo viene da lontano travasato una traduzione 

raccoglie nella curva del corpo

prova a rifare il gioco

*

le giunture hanno sciolto i legamenti 

*

le giunture hanno sciolto i legamenti / le gerarchie

dovrà essere veloce la clorofilla / la chiameranno a fiorire per esperienza

dio allatta fino all’alba del bosco / senza permesso

forgia l’edera e le spine / e le polpe delle tenerezze

lascia detriti nelle pance formicaio / a clonare terra e nulla di più

forse piove per intemperanza di sete / tutto il giorno a tentare minuti dopo il corpo

non abbastanza precipizio il battito / si mura il cuore la costola alloggio

fa pratica di fianco / è fiato riversato questo sussurro

dio che s’immala con troppa facilità / non ha il pudore della propaggine

che non giudica il vuoto / lo converte in rischio e lo perdona

la radice marcia vuole ancora acqua / non si arrende

il diapason che accorda le stagioni e i dispersi / a pochi versi dal silenzio

si rovescia suono per tornare indietro / alla sua propria forma

per vincere la mancanza

*

A volte. Di notte.

*

A volte. Di notte.

Una brezza. A volte

piove. A volte niente.

Silenzio. In cui passa

il mondo. Che è

silenzioso. Di non esserci

più. Di scomparire. 

A volte. Ossa e acqua.

Una grancassa. La casa di notte.

Brezze sussurranti. La tenda bianca.

Corre sull’aria. Si dissolve.

Dietro i corpi. Ossidati.

Tratti dal vuoto. Frontali.

Pure le mani. Quelle parti

che conosci a memoria. Le mani

che battono il tempo. In piena luce ora.

Avresti dovuto vederle stanotte. Cieche

solitarie. Abbandonate sul cuscino.

a quell’ora avrei dovuto dirigermi verso i gabbiani

invece dall’aria cupa dagli occhi arrossati

mi proponevo qualcosa

per esempio lanciare un guanto

a scopo di pacificazione o di provocazione

e tanto valeva aspettare

a quell’ora quell’ombra l’avvicino in punta di piedi

porto scarpe di pelle blu

lucidate sulle suole

come si mette della cera sotto gli sci

a isolarsi dal terreno

a scivolarci sopra senza toccarlo

dove sono depositate le mie cose?

forse sono state buttate via o recuperate

forse sono rimaste delle tracce

sul legno o sulle piastrelle

forse devo eliminarle forse devo pulire tutto

per riprendere  la strada

ripristinare quel muro che ho incrinato

scoprendomi

*

L’autrice

Maristella Diotaiuti, di formazione universitaria (Università Federico II di Napoli, Lettere Moderne), è stata curatrice e promotrice degli eventi culturali del caffè letterario Le Cicale Operose, Livorno. Già presidente dell’Associazione culturale Le Cicale Operose APS.
È autrice e curatrice del volume “Beatrice Hastings, in full revolt”, Diotaiuti, Tortora, Le Cicale Operose, Livorno, 2020, Premio di scrittura femminile “Il Paese delle donne”, Roma, 2022. E’ autrice della raccolta di poesie “. come cosa viva”, Terra d’ulivi Edizioni, Lecce, 2021. Ha ricevuto menzione di merito per poesie singole Premio Bologna in Lettere, 2022 e Premio della giuria Ossi di Seppia per la poesia singola, 2023; sue poesie compaiono su riviste e blog letterari. È curatrice del volume “Woman’s Worst Enemy: Woman”, di Beatrice Hastings, Astarte edizioni, Pisa, 2022, Premio Microeditoria Marchio di Qualità, 2023, Brescia. È curatrice del volume “Sepolcri Imbiancati”, di Beatrice Hastings, Terra d’ulivi Edizioni, Lecce, 2024. È curatrice del volume “La Commedia delle fanciulle”, Terra d’ulivi Edizioni, 2025.

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