Nubiversi | Antonio Bertoli

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[Articolo di Maurizio Micheletti]

BIANCA PECORA NERA / ANTONIO BERTOLI E LA POESIA

Da quando lo acquistai, anni fa, ho sempre considerato Bianca Pecora Nera di Antonio Bertoli (1957–2015) un piccolo gioiello. Mai prima di allora avevo visto, racchiusi in un’unica pubblicazione, un saggio sulla Poesia subito seguito dalle poesie, entrambi a firma dello stesso autore.
Infatti, il libro è strutturato in due parti: la prima, in forma di saggio, intitolata “Poetica della Poesia”, e la seconda, “Poesia Poetica”, che contiene le poesie vere e proprie, ciascuna preceduta da un breve preambolo che ne espande il senso e la riconnette alla prima parte. Bertoli afferma che questa “idea bizzarra” nacque in lui mentre attendeva all’ultima revisione dei testi poetici, prima della consegna all’editore.
Nella prima parte l’autore approfondisce le origini e la funzione del linguaggio, operando una suddivisione in base a due tipi di pensiero:
* Il primo è il pensiero “digitale”, che categorizza la realtà attraverso coppie di opposti come “il bianco e il nero”, “il corpo e lo spirito”, “la luce e il buio”, e così via. Questo pensiero racchiude in sé il “principio di dualità” che, pur avendo favorito un certo tipo di progresso, ha prodotto la separazione tra l’essenza delle cose e i contesti in cui esse si manifestano, col risultato di ridurre considerevolmente la complessità della realtà che le parole tentano di descrivere. Il linguaggio digitale risulta funzionale a un sistema filosofico in cui il fine e il risultato si sono imposti come valori unici e fondanti. Cito l’autore per chiarire:

quando il fine si è sostituito al processo, quando al posto del ciclo è stato preferito il risultato, quando al posto dell’esperienza si è imposto l’esito, il prodotto.

* Il secondo invece, il pensiero “analogico”, non procede per contrapposizioni ma per interazioni, dove “tutto è racchiuso in tutto e il tutto è la stessa parte che lo compone, una qualsiasi delle parti che lo compone, le quali a loro volta sono il tutto e al contempo anche se stesse, secondo un principio di individuazione che non è causale e consequenziale, ma unitario e sistemico.” Il linguaggio che ne deriva è veicolo di un pensiero arcaico e primordiale che opera per immagini e associazioni, ed è considerato da Bertoli come uno degli strumenti più potenti a nostra disposizione per rispondere alle domande esistenziali che da sempre accompagnano l’uomo.
In questo quadro, la poesia emerge come veicolo principe del pensiero analogico, poiché

non nasce dalla coscienza e dalla razionalità, quanto piuttosto da una sorta di auto-ipnosi che esautora l’ego e lo stesso pensiero digitale.

* Come scrive Marisa Zattini nella preziosa prefazione, “la poesia diviene così sublimazione e affrancamento. Perché è transizione fra due poli opposti – come appunto “Bianca Pecora Nera” – itinerario capace di ridare nuova vita e memoria a ciò che avevamo sepolto nel nostro inconscio e che magicamente riaffiora”. Il linguaggio poetico, cioè, non si limita a riprodurre la realtà, ma ha in sé il potenziale di mutarla, in una

lotta continua per fare affiorare qualcosa che non ha parole, all’interno delle parole.


Da qui Bertoli giunge alla poesia intesa come atto terapeutico. Se il linguaggio ordinario serve a riprodurre la realtà e, così facendo, la ricostruisce e la ripresenta in modo sempre uguale, ne consegue che anche gli schemi di potere, di malattia e di nevrosi vengono trasmessi in toto tra le generazioni. La poesia, al contrario, trasforma il senso delle parole, offrendo così una via per spezzare tale ciclo di ripetizione. In tal modo la poesia si configura come “l’insurrezione dell’essere contro le mura in cui lo vogliono costretto”, un processo alchemico capace di riunire gli opposti, “il vagito di chi non vuole asservirsi alla ripetizione”, o anche “la fede che vuole dare un altro senso alle parole.”
La poesia, che è il campo meno remunerativo del panorama editoriale contemporaneo, ha senso di esistere perché porta con sé la possibilità di riconnetterci alla parte più autentica di noi stessi e della realtà, in un contesto sociale che tende a mettere da parte proprio l’autenticità, a favore di un livellamento culturale che avanza di pari passo con un certo modo di intendere la globalizzazione.
Chiudendo il cerchio di questa breve nota, l’autore non si limita a teorizzare il superamento della dualità, ma lo attua attraverso il titolo e la struttura stessa del libro, che è stato concepito per unire ciò che usualmente viene separato (la “poetica” dalla “poesia” vera e propria).

* Il libro “Bianca Pecora Nera” nel suo insieme è un atto performativo che trasforma l’opera da un semplice saggio critico corredato di poesie, a un’esperienza poetica profonda che invita il lettore a riconsiderare i fondamenti stessi della percezione e del linguaggio. Il titolo stesso è espressione emblematica di un “pensiero errante”, associativo, capace di accogliere e abbracciare la contraddizione come espressione di una realtà complessa e interconnessa in tutte le sue parti.
Chi conosce Antonio Bertoli, il suo pensiero, i suoi libri, avrà certamente notato che quanto ho cercato di sintetizzare finora si inserisce nel più ampio contesto di quella che è stata la sua intera opera. Bertoli, infatti, nella sua vita ha spaziato dalla poesia, al teatro, all’arte: a Firenze aprì la libreria e casa editrice City Lights Italia, la prima succursale al mondo della mitica “City Lights Bookstore” di San Francisco, fondata e diretta da Lawrence Ferlinghetti; in seguito divenne collaboratore di Jodorowsky (sua, ad esempio, è la traduzione de “I Vangeli per Guarire”), fino a creare e divulgare un metodo integrato di guarigione olistica, da lui stesso chiamato psico-bio-genealogia. In tutto questo suo percorso la poesia c’è sempre stata, ed è stata utilizzata come potente strumento di cura e di riappropriazione di senso, facendo di Bertoli un pioniere illuminato della poetry-therapy italiana.
Finora non ho volutamente accennato alle poesie contenute in “Bianca Pecora Nera”: preferisco di gran lunga farvi assaporare direttamente la bellezza e la forza, vitale e dirompente, di queste poesie attraverso una selezione di versi.


Riferimenti Editoriali: Antonio Bertoli, “BIANCA PECORA NERA, poetica della poesia, poesia poetica”, progetto grafico e prefazione di Marisa Zattini, collana “Arcana Mundi”, Il Vicolo Editore, Cesena, 2009

UNA BREVE SELEZIONE DI VERSI TRATTI DA “BIANCA PECORA NERA”


DA “BIANCA PECORA NERA”

[…]
Io non sono uguale a nessun altro
Io vivo intensamente
differentemente
Sento l’opera bianca e nera che dentro mi lavora
che odia il neutro di cui tu mi vuoi vestire
da cui emergono solo vulcani
il terremoto delle emozioni trattenute
la confusione delle pulsioni
La lana della pelle crepita in convulsioni proprie
precipita all’esterno
elettricità che solo si consuma in superficie
e annichilisce la pulsione al limite
sul limite del mio terremoto interiore.

Pecora bianca a volte
mai neutra
che annichilisce il colore
senza qualità
a volte
né buona né cattiva
che a volte semplicemente non è
non è per il mondo
per l’occhio del Dio che attribuisce qualità
dettaglio
colore
[…]


DA “PROMETEO (PELLEGRINAGGIO INTERIORE)”

[…]
Farsi attraversare dal non senso
sprofondare nel vuoto delle tue stesse parole
fidarsi della tenebra che risplende di buio
laggiù
nel profondo di te stesso
dove Lucifero strabico ti saluta con le unghie
e la pancia gli sorride cinica
discendere strisciando nel colon merdoso della tua vita
rinchiuso finalmente nella prigione del corpo
nella cella umida e gelatinosa del tuo intestino
fino in fondo
scivolando sempre più giù
sempre più dentro
ed ecco la croce profonda
che ti assassina e ti risorge di sollievo
per coloro che sono stati e che saranno
per te e per gli altri
per il mondo intero e i mondi tutti
la croce gravida e dolorosa solo di cose non tue
piena del tuo tesoro smeraldino e trismegisto

Ecco così che aprendosi la ferita del costato
in uno scoppio di risa subito essa si richiude
le spine diventano rose
la croce segreto rivelato
nessun enigma più […]


DA “VIA DELL’ACQUA (III)”

[…]
Non dire al paese dei normanni che sono solo
I segni di un disastro l’acqua scolpiva sulla pietra
degli occhi che cercavano il favore di una stagione
che i corvi umidi bruciava d’una bianca vergogna
Lasciavo la mia ombra sull’ acqua, ago affilato che feriva
il liquido opaco e scrutava il fondo con occhi grigi

Cosa, allora?
Vivere interminabilmente
come sperma di padrone

Oh, non dire al paese dei normanni che sono solo.


DA “BÉRESHIT”

Sono nato a trentatré anni
quando Cristo è morto per croce e per errore
dando nobili origini a un errore ancora più grande
sono nato da un equinozio
sotto il verde imperituro delle acacie e gli elicotteri del calore
sono nato dalla polvere del fuoco e dall’ acqua asciutta della terra
dall’aria infuocata d’acqua della terra
sono nato dalla verità del mito quando il mito era ancora realtà
e il rabbino non si chiamava rabbino
sono nato tra le fresche sponde dei due fiumi eterni
del pensiero e della vita
dei due emisferi e dei due continenti,
dei due cuori e dei due polmoni
sono nato dal conato dell’essere che ha forgiato il verbo
e il soffio […]

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