Dalla presentazione della casa editrice
How to paint a poem – Come dipingere una poesia di Cinzia Colazzo pare essere una vera e propria dichiarazione di poetica dell’autrice, giacché qui la scrittura, anche translinguistica, si fa soprattutto pittura verbale che ritrae personaggi e paesaggi, nature morte, scene di battaglia, vedute, collocando sulla pagina resti di vivande, bicchieri, interni bui, scaffali di supermercato. Questo poemetto sembra essere dunque un dispositivo che argina le derive emotive o le ambizioni dell’io e attribuisce alle scene un’oggettiva tinta, a partire dal terrifico non-colore bianco. Trovano così spazio poesie nate in lingua che si mescolano ad altre scritte direttamente in inglese e in tedesco, rigorosamente presentate con traduzione a fronte, dando vita a una raccolta polifonica dove non mancano punte dissacranti e caustiche, ma dove soprattutto non manca la ricerca di una polarità esistenziale che declina il proprio processo cognitivo attraverso un bosco di simboli altamente originali e spiazzanti.
Da How to paint a poem – Come dipingere una poesia (Marco Saya Edizioni Gruppo PAP 2026)
Il cavolfiore
Ci sediamo al tavolo insieme,
dalla cucina arriva odore di cavolfiore,
persiste qui da due giorni,
da due giorni non mangio altro.
Nella brocca raccolgo l’acqua del rubinetto,
ben fresca diretta dall’acquedotto,
sul tavolo nudo metto solo un piatto.
Ti offro del pane, prigioniero che soffri
e fili lo sguardo attaccato alla sedia,
nella curva del costato mi allargo compressa,
io che sembravo un fuscello di rada
ho preso forma anche lì davanti
dove due antenne si sperticano nella tua direzione;
ho gli occhi d’oro a ruota, melassa
che coglie le variazioni di saliva sui tuoi denti.
Ho mostrato i miei da lupa
quando hai detto che scrivi,
compilatore di riviste da passerella, un affronto
nel mio territorio di cavolfiore bianco.
Voglio vincere la battaglia
senza condizioni. Ti lascerò a secco
prima di servirti l’acqua,
dalla catinella la verserò
e se avrai sete ne leccherai un filo dalla mia mano
perché ieri mi sono venduta i bicchieri.
Esterno al neon
Sotto distributori di luce
procediamo su tre gambe in due
le destre e le sinistre legate
in una spirale nera.
A sera ci sdraiamo malamente
con le teste divaricate in un lago
cercando le piste dei sogni.
Noi siamo
discorso
claudicanti e soli.
Il piccolo cimitero
Camminiamo accostati
una all’altro tagliando
il bianco del viale, sulla selce
guizzano le lucertole.
Indosso delle scarpe vecchie
che mi sono sempre piaciute,
ho le mani minute chiuse
sul cappotto nero.
Passiamo da un piccolo cimitero
di campagna talmente placido
da rendere la morte senza colpa.
Fosse il commiato dal corpo
questa resa a un campo di erbacce
sarebbe leggero sostare
un istante alla croce
e riportare il passo con te in piazza
mentre pensiamo alla pasta in brodo
che scalderà la casa.
Il geco
Oggi il tempo è lungo, passivo,
il giorno è un prodotto da frigo
che si sciupa. Apro e butto
il tetrapak del latte: era ancora buono.
Non ho scritto niente.
Stare come un geco sulla parete,
ferma sul lato bianco della stanza.
Dal mio sperma non spremerò il poema.
Fisso la stessa materia della sera prima,
la monstera dal fogliame forato, nel piatto
gli avanzi di pollo. Dallo spigolo nudo
aderisco al muro:
sembro un corpo in scadenza
appeso in dispensa con contegno plastico.
Mi troveranno così gli eredi del cognome
fra i libri in prestito e le secche chiome.
Ho smesso di intonare il mondo
Dov’è quel tempo,
dov’è la penetrabile esistenza,
l’astrale Weltinnenraum
che è fuori e dentro, come uccello
migrato attraverso il mio centro,
zu Hause zwischen Tag und Traum?
Cosa resta di Rilke,
del canto bello, ortensie
specchio d’azzurro,
dove ancora tremano moltitudini,
l’atomo condiviso, il verso unwritten
passato a un uomo di strada
dalla barba di Whitman?
Ho smesso di intonare
il mondo e ho chiuso gli occhi
del mio sordo cuore.
Cinzia Colazzo, nata nel 1976, è vissuta in Salento, Liguria, Toscana e quindici anni a Berlino. Ha pubblicato le sillogi Il mare brucia (Pequod, 2023) e Luce al neon (Vita Activa Nuova, 2024, Premio Rilke). Nel 2024 è risultata finalista dei Premi letterari Arcipelago Itaca, Poesia del Mezzogiorno e Poesia di Strada; nel 2025 è stata finalista nella selezione di Bologna in Lettere, mentre la sua silloge breve 10 grammi di soda caustica è stata selezionata dal Premio editoriale di Arcipelago Itaca. Ancora nel 2025 è stata invitata a Bologna da RicercaBO, Dialoghi e Officina Roversi, a Lecce da Letture Prossime e a Berlino dalla Haus für Poesie.

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