INTIMI ORIZZONTI. La forma dei Sibillini | Fotografie di Benedetta Micheli | Poesie di Marco Onofrio | Realizzato con il patrocinio di Fondazione Marche Cultura | Con la collaborazione di Visioni – Festival di Poesia
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Sto cullando un piccolo libro. L’ho ricevuto in dono al Salone del Libro di Torino – SalTo 2026. La copertina è una mappa verde brillante, gialla e rossa. All’interno, cime e versi, valli e parole, cieli e sentieri, laghi, fenditure, orme, solchi, sogni.
Per una poetica del paesaggio. Intimi orizzonti promette quel che il titolo suggerisce. Gli scatti dei monti Sibillini non sono pensati come semplici rappresentazioni di un orizzonte naturale. Sono figure dell’anima in danza per un incontro amoroso con il corpo della Terra.
Benedetta Micheli propone frammenti di un dialogo più profondo tra territorio e memoria – attraverso il suo sguardo, l’esperienza umana della scoperta si sposa al contesto per gradi, come quando si entra in una relazione affettiva. L’obiettivo si avvicina senza fretta all’essenza dell’Altro-da-sé. Il paesaggio si fa conoscere per risonanza, per riattivazione di antiche memorie. Solletica la ricerca di unione. Cosa rende un certo luogo significativo per noi? La relazione in Anima Mundi si costruisce tra coloro che attraversano lo spazio donando se stessi al passaggio. Fare parte, familiarizzare; topophilia (termine del geologo Yi-Fu Tuan): seguire dentro e nel mondo esterno le variazioni minime di un luogo, appassionarsi, lasciarsi ispirare. È il modo speciale con il quale approcciamo un territorio, è il vivo segreto, è la magia che fa di un ambiente naturale un posto vitale per noi, quando nel tempo gli scenari con i quali abbiamo interagito diventano presenze interiori, geografie emotive che ci abitano anche quando non li percorriamo più.
Il Festival Visioni nasce dall’impegno di Marco Onofrio per trasmettere e diffondere la poesia del territorio dei Sibillini. Un luogo dell’anima che si offre anche a chi, come me, non ha mai percorso i sentieri, toccato le rocce, respirato l’aria di quei monti.

Devo ammettere che questo piccolo libro mi ha donato emozioni forti, grazie al percorso metaforico che risuona come una meditazione profonda della montagna – l’insegnante di Mindfulness che c’è in me si è tuffata nell’esperienza foto-poetica di vento e di cielo. Seguo le tracce degli autori e collego le loro suggestioni alle montagne che conosco – le valli di Susa e Lanzo, principalmente – per cogliere l’esigenza di scrivere un territorio amato percorrendo a ritroso quei passaggi che ci hanno fatti innamorare.
Chi nasce e cresce a contatto con la natura conosce bene il battito della terra e il ritmo del sole e della luna. La sua vita quotidiana possiede una marcia in più, un’abitudine alla bellezza che altri hanno invece dovuto recuperare andando a cercare il bosco, la montagna, il cielo, ascoltando l’inconscio, il sogno e il desiderio mai sopito, eco dell’esperienza ancestrale. La giovane fotografa dei Sibillini ha scelto Milano – la mia città d’origine – per completare i suoi studi. Mi domando se lo skyline dei nuovi grattacieli susciti in lei una qualche paradossale emozione. Il panorama che abbiamo davanti tutti i giorni in ogni caso attiva l’immaginario, nel bene o nel male.
Benedetta Micheli è nata Tolentino nel 2000 ed è cresciuta nelle Marche. Ha sviluppato un legame con il territorio e formato il suo sguardo tra quelle montagne. La fotografia è uno strumento di ascolto per avvicinarsi alle cose senza forzarle. Laureata all’Accademia di Belle Arti di Macerata, porta avanti una ricerca che intreccia analogico e digitale con particolare attenzione alla pellicola. Queste montagne sono il punto in cui tutto è cominciato, il luogo dei suoi primi passi nella fotografia.
Marco Onofrio, romano, è scrittore, saggista, poeta e critico letterario. Ha pubblicato numerosi libri, tra i quali diciassette opere poetiche che hanno vinto premi nazionali e internazionali. I suoi testi sono stati tradotti e pubblicati in cinque lingue. Ha partecipato a trasmissioni radiofoniche e televisive. Svolge attività di consulente editoriale, ed è caporedattore per la rivista Lazio ieri e oggi. Nel 2023 ha creato e ancora oggi dirige il Festival Visioni, rassegna itinerante di poesia.

Osserviamo i monti Sibillini da lontano. Accorciamo la distanza: quando si osserva qualcosa, nasce una conoscenza che accoglie l’Altro-da-sé. Non si può violentare l’incontro. Bisogna saper aspettare fino a che esploratore ed esplorato si spalancano a vicenda in sentieri di fiducia. Ecco quel che mi resta di Intimi orizzonti.
Tre poesie estratte dal libro:
Spalancano i Monti Sibillini / il tuo spazio interno. / È un rito di bellezza / e di poesia: più li guardi, / più ti riconosci. / E capisci di essere infinito.
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Sentieri fiduciosi in mezzo ai cardi / traguardano splendori tra le rocce / bianche in lontananza. / Promettono l’arrivo che ci spinse / alla partenza. / E la fatica nutre la speranza, / il gusto di arrivare. / Predice distanze, il segnavia / con la sua punta rossa. Sono indicazioni per il cielo.
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La via del rifugio conduce / al suo cantuccio dolce. / Odora di legno, di resine / e di buono, di sincerità. / È il regno meritato / della pace. / Serena vi scorre intorno / l’armonia del giorno. / Scricchiola il silenzio / conteso dalle travi. / È bello ascoltare il vento / che soffia contro il suo riparo. / Guardare le nuvole fuggenti / nel cielo più vicino. / Poi chiudere gli occhi, / dimenticare tutto / e perdersi / nei ricordi azzurri.

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