Nubiversi | Aldo Nove

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LA LITANIA FELICE: POESIA E GRAZIA

IN MARIA DI ALDO NOVE

Di recente ho riletto Maria di Aldo Nove, opera apparsa originariamente per i tipi della «Bianca» Einaudi nel 2007 e oggi riproposta da Crocetti, editore che sta ridando nuova vita a molti dei capolavori di questo autore.

La silloge si articola in due sezioni:

La prima parte si compone di trenta canti. Ciascun canto è strutturato in sette quartine rimate, in cui la sequenza delle rime varia e si rinnova senza schemi fissi. Attraverso questi trenta passaggi, Nove ripercorre poeticamente l’intera vita della Vergine, dalla nascita all’Annunciazione, dalla presenza di Giuseppe alla gravidanza, fino al parto, alla presentazione al Tempio e al miracolo delle nozze di Cana (il primo dei sette «segni» del Vangelo di Giovanni).

L’opera alterna i momenti tratti dalla narrazione evangelica ad altri di pura lode contemplativa, per poi condurci al dolore della Passione e Morte di Cristo. Da questo punto culminante, con straordinaria delicatezza, il poeta approda infine al mistero della Resurrezione: «due volte madre, due volte bambina / due volte accolta al mondo e poi svanita» […] «non più tuo bambino / non più morte, nostra consolazione / compiuta adesso nel piano divino / regina tu della resurrezione».

L’ultimo canto, il trentesimo, riprende infine i toni e le rime giocose dell’apertura, ricombinandole in ordine inverso a formare una bellissima lode ricapitolativa. La seconda parte, intitolata Madre di Dio, consta di un unico sonetto in cui il tono è quello dell’invocazione intima. In esso, i luoghi storici della Palestina biblica (Gerusalemme, Betsabea, Betlemme) si intrecciano geograficamente e spiritualmente con i luoghi della ferialità dell’autore (Malnate, Clivio, Baranzate); il sonetto sigilla il poema con una preghiera struggente, invocando rifugio e protezione nel tenero abbraccio materno di Maria. Nella Nota su Maria posta a prefazione di questa edizione, Aldo Nove racconta come l’opera sia nata tra il 2005 e il 2006 quale «atto d’amore» verso la nonna Virginia Sabot, una donna di fede semplice e devota che recitava il Rosario ogni sera, quasi come una risposta a tutte le cose “storte” che la vita le presentava dinanzi. L’autore definisce questo libro come una vera e propria «filastrocca» o «litania», pensata per risuonare – cito direttamente dalla nota dell’autore – «ingenua (ma nei propositi anche maestosa), e spavalda, a cuore aperto», come il suono festoso delle campane nei paesi di una volta. In effetti, Aldo Nove dimostra in Maria un’assoluta padronanza metrica, tale da far apparire la scrittura fluida, naturale, quasi dettata da una grazia spontanea. Questa apparente scioltezza cela però una profonda architettura interiore: ogni parola è al giusto posto e nulla di ciò che è scritto potrebbe essere spostato, pena la perdita di quella grazia felice che caratterizza il poemetto in ogni sua parte. Per qualche tempo questo piccolo libro è stato il mio compagno serale di Lodi alla Vergine Madre (San Bernardo di Clairvaux mi perdonerà): ogni sera, prima di addormentarmi, provavo a leggere qualche quartina bisbigliandola sottovoce, e devo ammettere che tale esperienza mi ha lasciato la nitida impressione di trovarmi di fronte a un vero e proprio “Rosario in versi”, in cui ogni canto fluisce con la semplicità di una preghiera recitata a memoria, sorretto però da una metrica impeccabile. È sufficiente soffermarsi su una delle molte quartine che compongono il poema per capire quanto Aldo Nove sia riuscito a penetrare nelle profondità del mistero mariano. A tale scopo, analizzerò brevemente la prima quartina che apre il Canto I dell’opera: «Lei era una bambina che qualunque collina avrebbe voluto avere come sole. Da tempo immemorabile era bella. E più che una bambina era una stella

Questa quartina apre il poemetto e già dalla prima parola ti prende per mano. «Lei» è «una bambina» che il poeta pone a terra, nella fragilità, con i piedi nella polvere delle nostre colline. Eppure quella bambina è già troppo grande per la terra, tanto che «qualunque collina avrebbe voluto avere come sole». È un’immagine rovesciata e bellissima: non è il sole a dare luce alla collina, bensì la piccola Maria. Il mondo intero la desidera e la vuole sopra di sé, come se in qualche modo sentisse che senza quella luce gli verrebbe a mancare qualcosa di molto importante. Poi arriva la frase che trascende la dimensione temporale: «Da tempo immemorabile era bella». Maria non è bella da quando è nata, è bella da sempre: «Tempo immemorabile» è una maniera per dire eternità che teologicamente rimanda, in qualche modo, al dogma dell’Immacolata Concezione e dunque all’idea che Maria sia stata pensata da Dio prima di ogni cosa. La sua bellezza non è un caso, non è un accidente della storia, bensì è parte essenziale dell’orditura stessa del disegno divino. E infine la quartina chiude con un balzo cosmico: «E più che una bambina era una stella». Nove non dice “era come una stella”, bensì che lo è davvero, tenendo insieme due estremi all’apparenza lontanissimi, la bambina piccola e umana e la stella lontana, fissa, che guida i naviganti nella notte. Con quel «più che» il poeta non perde l’una per trovare l’altra, ma riesce a contenerle entrambe in un unico, bellissimo verso. Maria, così, è madre in terra e in cielo, è al contempo vicinanza e mistero, è infine “Stella Maris”, la stella del mare capace di riorientare, se soltanto la guardassimo, tutti quanti noi che navighiamo nel mare tempestoso della vita.

La bellezza di questi versi si regge su un delicato equilibrio: con rime e assonanze tipiche di una cantilena (bambina/collina, stella/bella), Nove ci racconta che la creazione attendeva Maria, che Dio l’aveva pensata da sempre e che, quando è giunta tra noi, ha portato con sé una luce tale da essere desiderata non solo da una qualunque collina, ma dal mondo intero. Maria ha trame poetiche soavi e bellissime perché riesce a far sentire la tenerezza di una bambina insieme alla vertigine del cielo… E forse, ciò che più mi ha toccato nel profondo di quest’opera in versi, è il fatto che il più grande mistero possa essere cantato con la quotidiana, feriale semplicità di una ninnananna.___________________

Riferimenti Editoriali: Maria di Aldo Nove, Crocetti, Giangiacomo Feltrinelli Editore, I edizione maggio 2026 (inizialmente fu pubblicata per la «Bianca» di Einaudi nell’anno 2007)

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