Lune spezzate | Teodora Mastrototaro

Dalla descrizione della casa editrice

Lune spezzate di Teodora Mastrototaro nasce come testo per il teatro e diventa libro con le illustrazioni di Andrea Nurcis. È un’opera attraversata dall’urgenza di denunciare le “fattorie della bile”, luoghi di tortura diffusi in parte dell’Asia dove gli Orsi della Luna vengono imprigionati e sfruttati per l’estrazione della bile.
Con un linguaggio viscerale, visionario e drammatico, il testo si muove tra gli annunci grotteschi di una clinica della felicità, gabbie scambiate per camere d’albergo, corpi trasformati in contenitori da svuotare goccia dopo goccia. Le voci dei personaggi si rincorrono senza mai incontrarsi: il primario che traveste la tortura col linguaggio della cura, il bracconiere che racconta la violenza con la banalità del lavoro quotidiano, l’orsa prigioniera che testimonia l’annientamento del tempo e della dignità. Il climax arriva con la figura reale di Jill Robinson, fondatrice di Animals Asia, che irrompe sulla scena portando con sé la possibilità concreta della salvezza.
Quella di Mastrototaro non è soltanto una storia di crudeltà, ma una riflessione radicale sulla prigionia, sulla cancellazione dell’identità e sulla trasformazione del vivente in merce. E soprattutto è un’opera sulla possibilità di rompere la gabbia: perché quando il cancello finalmente si apre, la crepa nel soffitto diventa un varco immenso sul mondo.

Da Lune spezzate ( Pietre Vive Editore 2026)

Nella medicina tradizionale asiatica la bile d’orso è considerata un rimedio per curare le affezioni del fegato e della cistifellea. Per questo in Cina e in Vietnam ci sono le Fattorie della bile, luoghi di disperazione in cui gli Orsi della Luna – chiamati così per lo spicchio di pelliccia a forma di mezzaluna color crema sul torace – sono “munti” giornalmente attraverso rudimentali cateteri di metallo conficcati nelle loro cistifellee, in profondità, oppure attraverso fori permanentemente aperti, quindi sempre infetti, nel loro addome. Trascorrono la loro vita qui, rinchiusi in piccole gabbie che evitano movimenti, anche per venticinque, trent’anni. L’unica azione di resistenza che possono compiere è quella di spaccarsi la testa sulle sbarre, col resto del corpo immobile. Se tale realtà è indicibile, la storia che segue può solo avvenire altrove, da dentro e fuori la realtà, dove i personaggi si rincorrono con le loro voci senza ascoltarsi mai. Ci sono dei testimoni però… nella clinica.

Personaggi
Voce registrata annunci
Lui primario della clinica
Mr. Cattura il bracconiere
Lei Jill Robinson
Orsa animale sfruttato per la bile

Lui
Bene bene bene,
bene arrivate e ben arrivati
nella nostra clinica privata,
centro di riferimento
per la diagnosi e lo studio
delle malattie del fegato
e delle vie biliari. […]

Non si ricorre ad interventi
lunghi e dolorosi,
ma fluidifichiamo la bile
in modo naturale
e la ripristiniamo
con un drenaggio
che vi farà il solletico.

Drenaggio fatto
con un leggerissimo tubicino
introdotto delicatamente
nel fianco, come fosse un pizzichino
dato dalle manine
di un bambino appena nato.
Il tutto, quindi,
sarà raccolto in un sacchetto
di velluto e usato
come concime per il nostro
giardino […].

 

Orsa

Ma qui dentro il miracolo
è un evento che manca.
Qui, nessuna statua piange
perché nessuna statua
si inginocchia alle celle. Qui si piange
bile dall’addome.
La bile è di un colore
verde giallastro. Qui, in questa Fattoria,
fanno vomitare la vita dal fianco,
qui, in questa Fattoria,
vomitiamo la paura. Qui, in questa Fattoria
della bile le cicatrici si tramandano
di generazione
in generazione.
Cicatrici, ricordi, sono solo dettagli…
[…] Qui,
in questa Fattoria,
Fattoria della bile,
siamo grosse e pesanti boccette
di medicinale
con occhi grandi
e mantello di peli bruni,
con tappo a pipetta
contagocce.
Goccia
a goccia.
Data di scadenza a venti,
venticinque, trent’anni.
Da conservare
non a temperatura
ambiente, non
in un posto asciutto, non
lontano da fonti
di calore,
ma stipati in cella.
Macchinabili.
File e file
di gabbie simili a bare
dove
nessuna statua si inginocchia
e piange.
Con la prima goccia
distillata goccia
a goccia dall’addome
ci ammazzano come la prima goccia
di pioggia ammazza
l’estate. […]

 

Mr. Cattura

Io?
Sono Mr. Cattura.
Gli amici
mi hanno dato questo nome.
Io catturo gli animali.
Li prendo. Li blocco. […]
Io esco di notte
anche se fa freddo,
anche se c’è la neve
e posiziono a terra
le trappole a tagliola.
Io con le trappole
catturo gli animali.
Li prendo. Li blocco.
Non possono scappare.
Io con le trappole
catturo gli orsi, cazzo. […]
La tagliola ha due morse che hanno
dei denti di metallo,
appuntiti più dei denti dell’orso.
Quando l’orso cammina
sulla tagliola le due morse
fanno uno scatto,
cazzo, sembrano la bocca
di uno squalo, ma fanno
lo stesso rumore del tappo
di sughero stappato
della bottiglia che apro qua dentro
per festeggiare la cattura dell’orso,
ecco, cazzo, come fanno le due morse
che si chiudono a scatto.
La zampa dell’orso
ci rimane dentro, chiusa, stretta,
tra la mandibola
e la mascella dello squalo
con i denti di metallo
e il sangue che esce ed esce […].

 

Lei

Sono Jill Robinson,
e sono qui per raccontarvi
il più grande salvataggio
di Orsi della Luna,
dopo anni di torture
nella Fattoria della bile.

Avevano il corpo
ricoperto di piaghe
e un catetere infilato
nell’addome.
Alcuni orsi, impazziti
dal dolore,
sbattevano la testa
contro le sbarre
fino a procurarsi
delle orribili ferite.
Altri mordevano le gabbie
fino a spaccarsi i denti
sul metallo.

L’umidità, il buio
e quel lugubre suono.
Tutto cambiò
in quel preciso istante.

Ho percepito
un movimento.
Un tocco sulla mia spalla.
Mi sono voltata
e lei era lì.
Fra le sbarre
ho visto spuntare
una zampa
gigantesca.
Un’orsa aveva teso
la zampa
verso di me.

Ed io, senza pensarci,
ho allungato la mano
verso la zampa,
quella zampa
che era tesa verso di me.

È stata la cosa più avventata
che ho mai fatto.

L’orsa
mi ha stretto dolcemente
la mano. Ha stretto
le mie dita
con un movimento
lento
e ritmico.
Ho ancora la sensazione
dei suoi artigli
che toccano
le mie dita.
Come se stesse dicendo
ti prego,
ti prego.

Aiutami. […]

*

Teodora Mastrototaro (1979) è drammaturga e poetessa, attivista per i diritti animali, antispecista. Dal 2024 sta portando in scena il monologo teatrale Il Riflusso – dalle reali testimonianze dei lavoratori dei mattatoi, mentre il suo ultimo lavoro è Per il nostro bene – performance sulla sperimentazione su animali vivi – con il ballerino Stefano Di Martino. Come poetessa ha esordito con la raccolta Afona del tuo nome (La Vallisa, 2009), tradotta dal poeta americano Jack Hirschman con il titolo Can’t voice your name (CC. Marimbo, 2010). Ha pubblicato inoltre Legati i maiali (Marco Saya, 2020), Zoologia abitativa (Arcipelago Itaca, 2023). La sua ultima pubblicazione è Le mucche se non le mungi esplodono (di gioia) (crudeltà sugli animali, un inventario) (Marco Saya, 2025). Numerosi suoi testi compaiono inoltre su riviste e volumi collettivi. Per Pietre Vive ha pubblicato nel 2023 il volume Voce del verso animale – poesie antispeciste per ragazze e ragazzi, realizzato a quattro mani con Massimo D’arcangelo e illustrato da Revers Lab.

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