Nubiversi | Federica Sanguigni

Articolo di Maurizio Micheletti

IL CORAGGIO DI GUARDARSI DENTRO: “IN CAMMINO” CON FEDERICA SANGUIGNI

Il libro di poesie del quale scrivo in questa recensione, devo dirvelo, mi ha preso molto: cercherò qui di darvi conto del forte rimando emotivo e della bellezza che vi ho trovata.

La chiave di lettura ci è data dal titolo: “In cammino” è qui inteso come esplorazione del proprio cielo interiore. L’autrice si premura di darci una flebile, lieve traccia del suo viaggio in apertura della raccolta, con una poesia che ci parla anche dell’atteggiamento della viaggiatrice:

«Io vado / oltre il giusto / e lo sbagliato. / Guardo / oltre il vetro / delle apparenze /… / Io mi fermo / in un punto impreciso / senza tempo / e senza confini».

Il cammino di Federica Sanguigni è appunto tutto interiore, di quelli che non vanno dritti verso il centro, ma in cui ci si prende tutto il tempo che occorre per sostare, esplorare, osservare e soprattutto “sentire” ogni angolo – anche il più recondito – della propria interiorità, fatta di memorie, ricordi, sensazioni, raggi di sole, riflessi lunari e ferite/feritoie, e solo dopo tutto questo, ripartire verso un altro “punto impreciso”.

E così troviamo questa viaggiatrice dell’anima come una “mendicante ai bordi della vita”, facile preda di “fiere selvagge”, attrice “al teatro delle bugie”, dove “il tempo prestato a imparare la parte, non l’ho più recuperato”. Poi la vediamo “ai piedi della montagna”, o in mezzo a una palude “addormentata e inquieta / dei miei se / dubbi e incertezze”. Tutti questi sono rimandi a situazioni e periodi della vita, ma soprattutto si tratta di luoghi dell’anima dove l’autrice sosta e osserva, senza mai scadere nel giudizio, alla ricerca di parti di sé da riabbracciare, da perdonare, da integrare, da lasciar vivere o lasciar andare. È a questo punto che emergono i legami con la famiglia d’origine, il confronto con l’educazione ricevuta e con la prima narrazione del mondo che le è stata data, svelando così nostalgie, bugie, ferite che sanguinano e poi… poi arriva l’amore, l’incontro con il maschile. E qui sono rimasto meravigliato da un femminile pieno, che non fa sconti, che incontrando il suo “animus” prende tutto il pacchetto e non se la racconta. L’incontro con il maschile qui è generoso, totale, coraggioso, bellissimo. La poesia riportata in chiusura di questa recensione ne è la parte gioiosa, l’inizio, il canto che sgorga dall’incontro, il tempo delle promesse; poi, seguendo il percorso in versi (meraviglioso) si arriva al capolinea, “al dolore dell’abbandono”, ma anche all’essere certa di aver donato a quel maschile così tanto da restare in lui come “il ricordo” che gli farà compagnia.

Arrivano a questo punto altre poesie in cui l‘autrice si confronta con “antiche fotografie”, “diari mai scritti”, “ricordi remoti dai contorni imprecisi”, che sembrano giungere dal tempo della fanciullezza. La poetessa poi affronta il rimorso, che “punta il dito contro di me / a ricordarmi la vittoria / della mia sfida con Lui / Ma ormai stanco / galleggia sulla superficie della mia anima / e attende il perdono”.

A quel punto il viaggio sembra terminato, perché incontriamo Federica “ferma sulla riva delle mie solitudini”. Ma si tratta di una tregua momentanea: a seguire, infatti, c’è il rialzarsi in un ringraziamento finale a un femminile misterioso, indefinito (mi chiedo: la madre, o una parte ancestrale di sé stessa?), per quelle cose che ci feriscono, che ci segnano a vita, ma che alla fine fanno di noi le persone che siamo. Sembra un paradosso, ma davvero è solo grazie a certi passaggi di vita, a certe “notti oscure”, se poi sviluppiamo doni quali l’empatia, la sensibilità, l’attenzione e la cura per sé stessi e per chi ci gira intorno.

Già… la cura. Chi mi conosce sa quanto mi spenda a dire sempre, a tutti, che la poesia è cura, e qui, tra le pagine di “in cammino” questo aspetto l’ho riscontrato pienamente.

Federica Sanguigni ci consegna il suo viaggio in versi ed è impossibile non immedesimarsi, come chiamati in causa, quasi “citati” nelle sue poesie in alcuni passaggi esistenziali che non possono non essere universali, perché davvero ci riguardano tutti. Ecco così che da “diario intimo” in versi, questo piccolo libro trova una sua dimensione aperta e universale, dacché spontaneamente diviene traccia, esempio, confronto – conforto – e anche sfida a fare altrettanto. È proprio per questo che il viaggio poetico di Federica diviene possibilità di “cura” dell’anima per chiunque lo legga.

E la cura c’è anche nella scelta precisa delle parole, “pesate e posate” con attenzione, a costruire la strada del proprio percorso affinché possiamo seguirla nel suo tuffo interiore. Leggendo più e più volte le poesie a voce alta mi sono reso conto di un gran lavoro di ricerca e affinamento, che viene dalla sensibilità dell’autrice per il bello, e che rimane evidente anche quando il protagonista è il dolore. C’è grande attenzione nelle assonanze, nel ritmo dei versi, per darci modo di leggere con lentezza, sostando anche noi dove più ci risuona, dove sentiamo averne bisogno.

Damiani, nella nota riportata in quarta di copertina, scrive di un poetare allegorico e iniziatico e definisce l’autrice una “discepola di Dante”, aggiungo io “coraggiosa e indomita” nell’esplorare gli inferni e i paradisi dentro di lei. Lo fa per se stessa e per incoraggiare a fare altrettanto tutti coloro che, come me, hanno avuto la fortuna di incontrarla e di leggerla tra le pagine di “In cammino”.

È un libro molto bello, risalente al 2018 e dunque di non facile reperibilità, ma con un po’ di impegno si può ancora trovare. Buona lettura!

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E ora, per gentile concessione dell’autrice, una poesia estratta dalla silloge:

E mi offrirai fiori?

Non voglio rose rosse

ma girasoli vestiti a festa.

E prometti

che per me

scriverai poesie e canzoni.

Non cerco lusinghe.

Desidero sillabe di respiri

avvolte in petali di velluto.

E i tuoi pensieri

i tuoi pensieri più intimi

quelli della notte

quando il cielo bacia la luna

li invierai a me?

Prendi il vento

e rendilo tuo amico.

Afferra i raggi del sole

e con essi sfiorami.

Parla alle nuvole

e invita la pioggia di settembre

a purificarmi l’anima.

Allontana i temporali.

Non condurmi in paradisi irreali.

Solo fiori di campo

e lucciole

tante lucciole

a danzare intorno a me.

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Riferimenti editoriali: – Federica Sanguigni, «In cammino», con una prefazione di Lucia Stefanelli Cervelli, note in quarta di copertina a firma di Claudio Damiani – Edizioni Progetto Cultura, Roma, I edizione Marzo 2018

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Note biografiche sull’Autrice: Federica Sanguigni è nata a Fondi, dove vive e lavora. Si definisce lettrice appassionata e amante della poesia. Ha pubblicato due sillogi poetiche: “In cammino” e “È una strada impervia” e la raccolta di racconti e poesie “Da me a te. Andata e ritorno – Storie di normale diversità”. Altre sue pubblicazioni sono presenti in antologie cartacee e su siti e blog on line. È autrice dell’atto unico teatrale “È solo colpa mia” e del monologo “Il giorno dopo”, testi che affrontano il dramma della violenza contro le donne. Vincitrice della XXXVI edizione del Premio Nazionale di Poesia “Libero de Libero”, in Fondi. Scrive poesie, racconti brevi, tautogrammi, monologhi, recensioni letterarie e partecipa a eventi culturali.

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