ANDREA GRUCCIA | Una poesia per non chiudersi bene

L’ estate era rivedere i santi
in gesso dei nonni,
che si accendevano con i lampi,
il sacro mi terrorizzava.
Ciò che non parlava ma che giudicava,
io sentivo risposte dagli animali,
più che dai parenti.
Erano corridoi, scale, persiane
e aperture di luce dietro porte di legno,
correvo facendo scappare cavallette.
Poi scoprire che era il mastice
che teneva i vetri,
le guarnizioni dei frighi per freddo,
altre per la muffa dalla marmellata
altre per i morti, per non farli puzzare.
Ora non mi chiudo più bene,
ho lasciato scappere occasioni,
ne ho catturate altre di cui mi sono pentito,
tutto è già scoppiato un giorno.
Sono sempre stato confuso dalla vita,
dal dover ridere davanti a una fotografia,
facevo un ghigno già a tre anni,
correvo per portare a casa occhi neri,
volevo abbracciare tutto,
della gioventù ricordo, la fame d’aria.

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[Ragazza sul cavallo a dondolo dipinta dal poeta Gruccia]

ANDREA GRUCCIA scrive, dipinge e ama la poesia in ogni sua forma. Abita a Torino. Libri pubblicati, tra gli altri: “Capelvenere” (libro di poesie) e “Il Tatto Delle Cose Sporche” (romanzo). Con Milena Edizioni ha pubblicato “La nuda anarchia dell’anima”. Instagram: @andreagruccia Facebook: Andrea Gruccia Altre notizie su di lui le trovate sul suo sito https://andreagrucciablog.tumblr.com/

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