PER IL POETA, LA MORTE È UN VERSO | Addio a Ivan Fassio

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Sono ormai passati alcuni giorni dall’ultima notte terrena di Ivan Fassio. L’ultima volta che l’ho visto, l’ultima poesia, l’ultima parola, l’ultimo evento. L’ultima Thule. Che cos’è l’ultima carta, quando il Mondo ritorna al Matto? Rimescolanza di immagini, essere dentro le fotografie di quando era tutto come prima. Sono trascorsi alcuni giorni perché io potessi trovare lo spirito adatto; avevo bisogno di silenzio per salutare Ivan Fassio nel suo tragitto “al di là del cancello” – così scrive l’amica Cetty Di Forti, lei che con Riccardo Cecchetti aveva creato con il poeta una triade artistica animica. Cancello che si apre verso l’ignoto: adesso che lo hai varcato, Ivan, possiamo soltanto attendere i tuoi nuovi versi, suggeriti magari dal pensiero di te e di chi, come te, ora conosce quel che ai vivi non è dato sapere. Possiamo soltanto intuire, meditare la morte nello stile platonico o disinteressarcene nel modo epicureo. Possiamo tenere da conto le nostre monete sugli occhi, le focacce e il miele da portare con noi nell’Ade. Possiamo architettare la nostra o l’altrui dipartita, ben consci di Thauma, perché quando l’attimo giunge non siamo mai preparati abbastanza. Stupore! Meraviglia! Paura! Non restano che filosofia e poesia. Un concetto che per te è stato chiaro, poiché non dicevi mai l’una senza l’altra.

Di te soprattutto ho in mente la voce, il ciuffo nero, lo sguardo. La camminata speciale, a seconda dello stato d’animo. Quella volta che ti ho incontrato di notte e sono stata diretta, quasi rompiscatole, Psicologa non richiesta – lo so che ti sei fatto due risate ma so anche che al contempo mi hai presa sul serio, so che hai apprezzato la sincerità, tanto che poi mi hai donato stima e rispetto e non c’è stata la minima ombra d’una finzione sociale tra noi due. Il divano della Trebisonda per la presentazione del libro di Cecchetti. Gli eventi belli alla Cavallerizza, quando mi hai fortemente voluta con Marta per il Teatro dei Tarocchi. Quali arcani avevi estratto? Non ricordo. Oblom Poesia, le tue poesie, lo Spazio Parentesi che avevi, giardino, in Via Belfiore, la tua cura di tutto e di tutti.

L’intervista che ti ho fatto due anni fa:

1. TRE PAROLE PER DESCRIVERTI?
Inseguo l’unità, tenacemente, lasciandomi affascinare, trasportare e scavalcare dai sentieri.
Divago, in una riconquistata incoscienza, perenne.
Romanticismo dell’anima, unica infinita pecca di curiosità e golosità: eccedo, spesso, di conseguenza.

2. DI CHE COSA TI OCCUPI?
Di poesia, arte, scrittura, nell’intreccio autentico di espressione-medium, società e crisi: precipizio-baratro di quest’ultima. Domanda e risposta: oggettivata traccia, vettore assoluto, mai davvero opera compiuta. Un continuo inizio di vita – nel concreto, nell’estemporaneo e nell’interdisciplinare – ad imitazione finalmente dei processi conoscitivi. Sacrificio, quindi.
Nello specifico, mi occupo dei filtri della contemporaneità, dove il grado zero dell’arte, della scrittura, della comunicazione impone necessariamente l’incontro tra gli agenti per un nuovo orizzonte. Di fatto: letture, esposizioni, eventi, testi e pre-testi, teoria, critica e metodologia. Un’attività candida, da credente fervente. Proselitismo, per indole.

3. I VALORI CHE TI GUIDANO?
La ricerca, in quanto studio di tutte le possibilità, di là da ogni consuetudine e conformismo.
La pratica, intesa come atto vitale, dove i confini tra creare e produrre, fra essere e dichiarare si fanno labili e scompaiono.
Scaturigine, presa di coscienza, dialogo. Soprattutto, a pelo d’acqua in questi tre laghi dell’esistenza, l’inaspettato ovunque e in ogni momento. Lo stupore.

4. LE DIFFICOLTÀ CON LE QUALI TI SCONTRI MAGGIORMENTE E GLI ELEMENTI CHE, INVECE, TI SONO DI SUPPORTO?
Scontro senza tregua, implicito e testardo, con l’inevitabile ristagno dovuto a scelte di comodo, abitudini, assuefazioni e dipendenze. Una questione privata, veramente.
Supporto è sempre la conoscenza. Ché germoglia dalla pratica quotidiana, rituale mai uguale, scandita dall’esigenza dell’incontro, dello scambio, del patto con l’Altro.

Link utili:
http://www.canalearte.tv/author/ivan-fassio/
https://www.facebook.com/spazioparentesi/

Una delle tue ultime poesie:

Sonno beato
Per il muro di casa si colma di sole.
Sommo è il perché
Che i morti gelosi trattengono
E trattano ancora.
Non spira un soffio di luce
Su chi, dove, quando
Come noi siamo:
Sicuri di questo, pertanto.
L’uomo è sostanza plasmante,
Amante placato di musiche.
Eppure, eppure
Accendo i microfoni:
Concorsi, palestre, lavori
La macchina inferno continua
A ruotare, a girare
Gli orari a spicchi e lancette.
Un viaggio sentimentale:
Peccato che fosse sgualdrina
La vita.
Tutti ti dicono bravo, coraggio!
Poi,
Da ghiacciaie si dà refrigerio
Alle ombre dei salici,
Mentre il tè del deserto è caldo
Bollente.
Non c’è mai racconto
Che sia narrazione,
Finché da occhi ineffabili
Arrivano i segni a sonagli:
Sogni per suono.
I sapienti, da un lato:
Il resto trabocca in preghiera
La speranza d’un Credo.

Ivan Fassio (1979 – 2020)

Un abbraccio di meraviglia, Ivan.

Commossa.

Valeria

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