MARY E IL VENTO | Maria Teresa Liuzzo e la poesia che si compie nella prosa

“Ma tu chi sei?”

La ragione mi urla:

“L’abisso!”

(MTL – Io amavo, da Radici, 1992)

L’abuso è per sempre, se sei una bambina. Denunci, da grande, ma parlare non basta. Diventi come il marinaio di Samuel Taylor Coleridge e devi ripetere a memoria il trauma, ancora e ancora, lo devi raccontare tutto, per filo e per segno. Lo devi gridare in loop, lo devi sputare a sangue quel rospo venefico che ti marcisce dentro. Finché non muore, e tu con lui. Per rinascere nuova.

Il mio” grida Mary, protagonista del secondo romanzo autobiografico di Maria Teresa Liuzzo, “è un diario di sangue”. Mary non teme l’Ombra collettiva e nemmeno la propria nerezza intrisa di sofferenze inaudite, anche se “il Demonio ama travestirsi e ha gli occhi più neri delle piume di un merlo“. Il nuovo romanzo della Liuzzo è poetico, scritto in una prosa che danza tra fiaba e mito. “Una parola finalmente libera da schemi, chiodi e cordami, esplodeva, sanguigna e ribelle, dal suo citoplasma; le sillabe, come cellule vaganti, abbandonavano la placenta del suo grembo per divenire fiori, alberi, nubi, mari, terre, frutti, eroi, leggende, storia, mondo, anime nude, passione, letteratura, arte e vita, immagini e canto.

Che cosa è ‘vero’ e che cosa invece ‘psichico’, non è dato sapere se non alla stessa protagonista delle vicende di vita vissuta. La realtà animica ha lo stesso valore del mondo materiale, è materia, è esistenza di carne e sangue e sofferenza. Non possiamo negare la potenza del pensiero, delle emozioni, dei sentimenti e delle intuizioni che ci guidano sin da piccoli alla costruzione della nostra identità. Così è per Mary, nel suo discorso esistenziale tra sogno e luce del giorno, in una scrittura che si fa diario in prosa che non cela la poesia, o poesia intrinsecamente legata alla parola.

In Adesso parlo!, il romanzo che ho avuto modo di recensire due anni fa, c’era una bambina con i codini a bucare il foglio nella copertina; oggi, Non dirmi che ho amato il vento mostra una Mary bellissima colta nella metamorfosi dell’adolescenza, bruco-farfalla che diventa donna non più muta, non schiava, non ‘figlia della colpa’ soggiogata alla violenza del perverso padre, del mostro padrone. Tacere non è d’uopo, è finito il gioco del silenzio. Nella prefazione di Mauro De Castelli, ma sarebbe meglio definire questo scritto un vero e proprio saggio sulla produzione letteraria della Liuzzo, leggiamo che “nel racconto scorrono essenzialmente due diverse correnti, realismo e surrealismo“, una via ‘calda’ e una fredda’, differenziate rispetto all’abbraccio simbiotico tra la materia e l’anima dell’infanzia urlante nel primo volume. L’allucinatoria psiche di Mary trova corpo e voce, la visione si fa ragazza che cammina nel mondo e, scrive ancora De Castelli, decisamente “un integrarsi” è “generare“. Coinvolgente è la storia di Mary che opera la propria alchimia.

La psicoanalista junghiana Marion Woodmann scriveva:

Come la scissione fra maschile e femminile guarisce, anche la polarizzazione fra bene e male, fra sentimento e non-sentimento guarisce. La guarigione trascende gli opposti. A questo punto, il maschile creativo può svilupparsi e risplendere attraverso l’Io della donna che lo ama, fa l’amore con lui e vive con lui un rapporto continuo, dando alla luce i figli creativi e spirituali della loro unione. Per molte donne, naturalmente, il risultato più importante consiste in un rapporto con un uomo maturo e affettuoso, ma tale rapporto non è che il prodotto secondario di un lavoro che è avvenuto all’interno.”

Marion Woodman, Lo sposo nascosto (Red Edizioni) 

Per la giovane Mary di certo la cura è la Poetry Therapy e il balsamo sta nel mercurio venefico che viene trasformato in metafora utilizzando però il simbolo come ingrediente, un simbolo da digerire e tradurre in parola poetica.

L’integrazione, tornando al pensiero del prefattore, avviene grazie alla figura di Raf, il Daimon di Mary, angelo custode ancora a tratti commisto con il mondo ctonio, abitante dell’oscurità ma anche della luce, terapeutico. L’angelo carnale ci cura quando lo accogliamo come compagno interiore e ne traiamo spunto per ricollegarci al corpo, dopo aver compiuto un procedimento di differenziazione dagli aspetti d’Ombra, dalla viscosità del passato, del legame con la ferita, con la violenza subita. Mary però è ancora a rischio di Nigredo, densa di metalli e materiali sulfurei, all’inizio di questo volume: “Ho scelto il buio“.

La meravigliosa e approfondita prefazione ci si offre come un Routard per approcciare la mappa del testo, ci guida nel dramma di una bambina che si aggrappava alla propria infelicità, nello “zig-zag del Tempo“, l’andare indietro e poi di nuovo avanti, lo scorrere dei ricordi, tra madri padri parenti e conoscenti, mano nella mano con la bambola Mia, alter-ego ombroso, attrice più che comparsa sulla scena, con la medicina-parola, la parola medicamentosa.

Uno spunto non indifferente per me, perché tra i progetti amati ho Medicamenta – lingua di donna e altre scritture, percorso poetico e letterario che condivido con Silvia Rosa, spazio (reale e online) nella quale le lettere vive si fanno componenti preziose per una terapia dell’anima.

Ha persino raccontato di quando tuo padre ti obbligava a stare addossata al muro, con la faccia premuta sulla parete, per massacrarti spalle e schiena” – la madre di Mary chiama, avvia una serie di telefonate-fantasma prima di trovare il coraggio di parlarle: “Ciò che hai scritto su tuo padre non dovevi scriverlo, ma ormai è fatta e rimani pur sempre mia figlia“.

La scrittura salvò Mary: fu la sola terapia a separarla dai suoi incubi peggiori” – e noi ne siamo felici.

Nata a Saline di Montebello Jonico, la bella ragazza bruna che ci guarda dalla copertina del libro è oggi una donna coraggiosa, autrice di poesie e libri di narrativa, editrice (A.G.A.R., RC), direttrice editoriale della rivista cartacea bimestrale (curatissima) Le Muse (A.G.A.R.). che è la piccola CE da lei creata, curata con amore.

Bibliografia (parziale):

Autopsia d’immagine, Reggio Calabria, A.g.a.r. Editrice, 2002.
L’acqua è battito lento, Lineacultura, 2001.
Eutanasia d’utopia, Jason Editrice, Reggio Calabria, 1997.
Umanità, Jason Editrice Reggio Calabria, 1996.
Apeiron, Jason Editrice, Reggio Calabria, 1995.
Psiche, Poeti del secondo ‘900 italiano, Jason Editrice, Reggio Calabria, 1993.
Radici, poesie dell’anima, Reggio Calabria, A.g.a.r. Editrice, 1992.

In questo sito: 

MARIA TERESA LIUZZO | una poesia di brezza e fuoco – [PA] Poesie Aeree (wordpress.com)

MARIA TERSA LIUZZO | il trauma e la cura, la parola che rivela – [PA] Poesie Aeree (wordpress.com)

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