ANTONIO NAZZARO | Inediti per la Madre

Sudipta Mallick | Portraits | Country: India

Dalla silloge inedita

e non finita

Sotto il segno del cancro

*

Scelgo quattro testi dalla storia della Madre che oggi incide, voce del poeta Antonio Nazzaro, la tenerezza dovuta alle madri quando, non più ventre che ha generato, non più culla, si fanno sguardo che possiamo accompagnare e a nostra volta cullare, coltivare in verso, verso dove, fino a quando. (Valeria Bianchi Mian)

*

Malattia. Ottavo giorno. Troppa luce.

notte a camminare sul bordo di un letto

non mio non mio non mio

a sostenere un respiro in equilibrio

a sfiorare una mano da cui scappare

e poi sempre ritornare

a contare i tempi della notte

senza stelle senza stelle senza stelle

a scacciare il dolore con una bestemmia

con un po’ d’amore di un canto sussurrato

ci sono ci sono ci sono

aggrappato a lenzuola che si fanno mare

per non farti affogare

per io non naufragare

un bacio in fronte e poi

scappare scappare scappare

via

dietro la porta

*

Malattia. Giorno boh. Montagne luminose.

Vorrei non alzarmi. Restare qui sotto la coperta tra le braccia di Ele ma so che devo scendere. Faccio le scale lentamente come si sgrana un rosario di vertebre. Non voglio aprire la porta e farmi inondare dalla sofferenza che la riempie. Zambonina si fa fatica a vederla avvolta nelle coperte come se ogni notte diventasse più piccola come una stella che s’allontana nel cielo. Il suo respiro è un russare tremolante. Socchiudo la porta. Vado in bagno e in silenzio pulisco il water. L’odore è forte ma non importa. Guanti, disinfettante e via. Si sveglia e come ogni mattino “Non ho dormito niente”. I capelli grigi riflettono i raggi che appena entrano dalla finestra. “Dai preparo colazione e poi torni a letto”. “Che fai?”. “Sto pulendo il bagno”. “Ma l’ho già fatto io”. “Sì ma hai dimenticato dei pezzi”. “È che non ci vedo”. “Lo so e io poi ci vedo”. Trascini il passo verso la cucina sollevi ogni biscotto come pesasse una tonnellata. Hai lo sguardo più triste che sofferente ma cerchi di sorridere. “Oggi c’è il sole ma’”. “Non me ne frega niente. Non voglio aver male e voglio dormire”. “Finisci e torna a letto dai”. “Dai cosa?”. Sorrido ti do la mano e ti porto a letto e ricordo come il dolore si fa rabbia cieca come brezza che accarezza i rami e poi si fa vento a piegarli fino al limite. “Ci sarà un limite a tutto questo? Chissà. Ecco la pastiglia per il dolore”. Mi dici grazie come si fa una smorfia. Ti bacio con le labbra secche secche secche.

*

Malattia. Giorni non contati. Nuvole alle finestre.

Ti sveglio come ogni mattina dopo aver messo su il the. “Ancora 5 minuti”. “Dai ma’ dobbiamo andare in ospedale”. Ti metti la coperta sulla testa “Non ci voglio andare”. “Neanche io ma bisogna farlo”. “Uffa ancora 5 minuti”. “Ne sono passati già 15 ma’”. Apro gli scuri, pulisco il tuo bagno e metto a lavare le tue camicie da notte. L’odore a pipì mi fa girare la testa. Mi chiami per aiutarti ad alzarti. “Eccomi qui”. “Fai piano”. Poi ti attacchi al mio collo mi dai baci e resti appesa a me come una nuvola al cielo. Un cielo precario ma presente in ogni stagione. “Accompagnami in bagno”. “Si ma’”. Cambiamo il pannolino e poi ti fermi davanti allo specchio e mi passi la spazzola. Ti pettino un gesto nuovo. “Il the?”. “Sul tavolo ma’”. Poi ti vesto lentamente e si va. Dove andiamo mi chiedo ma seguo la macchina nel suo andare e va bene così.

*

Malattia. Incontro. Attesa. Nuvoloso.

La riunione è a distanza. L’equipe appare sul video. Convenevoli, parole scarne: “Lei sa che possiamo solo accompagnare sua madre”. Già non ci sono cure all’attesa della sua morte. I volti spariscono uno ad uno sullo schermo. Sembra un addio da video arte. Tra le mani sento il mento e il suono delle parole. Cade l’ultima voce e solo vorrei fosse la mia.

“Domani vengo a trovarla”.

“Va bene”.

Forse non tanto dice una lacrima cadendo sulla tastiera.

*

Antonio Nazzaro (Torino, Italia, 1963). Giornalista, poeta, traduttore, video artista e mediatore culturale. Fondatore e coordinatore del Centro Cultural Tina Modotti. È direttore di diverse collezioni di poesia italiana e latinoamericana per differenti case editrici. Ha pubblicato le sillogi: Amore migrante e l’ultima sigaretta (RiL Editores, Chile; Arcoiris, Italia, 2018), Corpi Fumanti (Uniediciones, Bogotá, 2019) e Diario amoroso senza date, Fotoromanzo poetico (Edizioni Carpa Koi, Italia, 2021). Un libro di racconti brevi: Odore a (Edizioni Arcoiris, Italia, 2014) e il libro di cronaca e poesia: Appunti dal Venezuela, 2017, Vivere nelle proteste (Edizioni Arcoiris, Italia, 2017). Suoi testi sono stati pubblicati in differenti lingue su riviste e antologie nazionali e internazionali.

Antonio Nazzaro

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