Dalla recensione di Massimo Mori
La semplicità del linguaggio di Brenda Porster nella silloge La bambina e le bestie è lo sguardo infantile davanti alla realtà di un mondo che si sta scoprendo e di cui si prova a decifrare il senso, è l’espressione d’una mente che si crea nel rapportarsi alle bestie che danno il titolo alle poesie (vitello, lupo, pipistrello…). Non certo versi d’una bambina ma noi, come dice il Premio Nobel Louise Glück, “…guardiamo il mondo una sola volta nella vita – nell’infanzia – il resto a memoria”.
Da La bambina e le bestie (Edizioni Effigi), testi di Brenda Porster, illustrazioni di Edoardo Maria Manuguerra
Il vitellino
La bambina vorrebbe essere
un vitellino
avere la mamma mucca
salterellarle intorno sull’erba
dandole testate con il muso
farsi leccare il corpo
con la grossa lingua ruvida
e dopo, sfinita dal giocare,
succhiare tutto il latte
del paradiso.
The Calf
The little girl would like to be
a calf
to have a mommy cow
to jump all around her on the grass
and butt her side with her head.
To be licked all over
by that big, rough tongue
and then, worn out by play,
to suck all the milk
of paradise.
La balena
Alla bambina piacerebbe stare
nella pancia di una balena.
Ci andrebbe con una candela
giusto il tempo che ci vuole
a studiare le pareti, vedere
se qualcuno ci ha scritto
delle parole – non Pinocchio,
quello sciocco, ma Giona,
forse, avrà dato
una risposta.
Le piacerebbe uscire poi
dallo sfiatatoio della balena
in cima allo spruzzo
sempre più su, più su,
fino a toccare le ali dei gabbiani
volando tutto intorno.
The Whale
The little girl would like to stay
in the belly of a whale.
She’d carry a candle
just for as long as it takes
to study the walls
and see if anyone had written
some words – not Pinocchio,
that blockhead, but Jonah,
maybe, had given
an answer.
She’d like to get out
through the whale’s spout
riding his spout
higher and higher
until she could touch
the wings of the seagulls
flying all around.
I coralli
Nel sogno la bambina nuotava
in una foresta di coralli
per tutta la notte scivolava
fra rami rossi e ventagli d’oro
vedeva minuti tentacoli infiniti
ondeggianti come anemoni.
Notte dopo notte scivolava
nell’arcobaleno vivente
poi, in una notte afosa,
il sogno si fece incubo –
i rami erano nudi
scheletri bianchi.
Coral
In dream the little girl
was swimming in a forest of coral.
All night long she slid
through red branches and fans of gold
amidst tiny tentacles infinitely
swaying like anemones.
Night after night she swam
in that living rainbow
and then, one muggy night,
the dream became a nightmare –
the branches bare, white
skeletons.
L’unicorno
Nel folto della foresta
alla bambina sembrava vedere
un bagliore di unicorno.
Aprendo un varco
fra trama e ordito si avvicinò
in silenzio.
Davanti agli occhi lo vide
sdraiato su un tappeto di muschio.
La bestia le donò
uno sguardo di luna
prima di alzarsi con calma
per sparire tra l’intreccio di rami.
The Unicorn
In the thick of the forest
the little girl seemed to see
the gleam of a unicorn.
Opening a passage
between warp and weft
she crept close, in silence.
There before her eyes she saw him
lying on a carpet of moss.
The animal gifted her
a gaze of moonlight
then stood up calmly and slipped away
into the weave of branches.
La lucertola
La bambina invidiava la lucertola
la sua immobile pazienza
come un vecchio che ha visto passare
tutto il mondo
sotto il sole
sul muretto di pietra
in fondo al giardino.
The Lizard
The little girl envied the lizard
its quiet patience
like an old man who’s seen
the whole world passing
under the sun
on the stone wall
at the bottom of the garden.
*
Brenda Porster è nata a Philadelphia, ma vive a Firenze da diversi anni. Scrive in entrambe le sue lingue identitarie; le sue poesie italiane e inglesi sono state pubblicate in molte antologie collettive e riviste letterarie in Italia e all’estero. Specializzata in traduzione letteraria, ha tradotto numerosi scrittori e poeti contemporanei italiani. Collabora regolarmente con la casa editrice Castoro nella traduzione di libri per l’infanzia. Ha curato tre antologie di poesia contemporanea femminile inglese e italiana, e fa parte de “La compagnia delle poete”, compagnia teatrale composta di poete transnazionali.
Edoardo Maria Manuguerra (Erice, 1994) è graphic designer e illustratore. Ha studiato con Maurizio Olivotto, Mauro Bubbico e Guido Scarabottolo fra Firenze e Urbino. Il suo lavoro ruota nella comunicazione visiva fra cui editoria, identità visiva e illustrazione. Al momento collabora con Maretti e Manfredi Edizioni.

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