Dalla nota dell’autrice
I sei movimenti che scandiscono questa raccolta provano a farsi strada nell’antro spettrale della depressione: esperiscono nel verso la caduta del desiderio, la solitudine, l’espropriazione di sé. C’è in essi l’urgenza di abbracciare l’incoscienza del male oscuro che calpesta le strade del mondo lastricate di dolore. Cercano di intercettare lo sguardo vuoto e l’intero corpo di chi si fa urlo per mancanza di identità; dire “non sei solo: un amore sa di te e ti pretende”.
Da Dislocazione per una fenomenologia della depressione (Edizioni Progetto Cultura, collana Le gemme, 2024)
Da Ante Litteram
Cosa ne sai di una disperazione che
procede
ammobiliando il volto
con oggetti rotti?
[…]
la bestia in me insiste
come un sudario nero
a ringhiare contro la carne
di parole
io non ne posso più!
Da Risveglio
sui mobili di casa
foto tutte senza volto
somigliare a qualcuno
che non si conosce
flussi spietati di cornici
senza stimoli:
la propria preistoria
senza fattezze
come un quadro di Bacon
Da Affrontarsi
mezzo giro su se stessa
a malapena
in una trasparenza opaca da
sfoglia di cipolla
“a chi rassomiglio?
a una gazza ladra
e gli altri come sono?”
Da Evitarsi
le piombava addosso il respiro
della stanza
entrato col gelo di cancelli chiusi in notti abbracciate
e perdute
sempre a caccia di mura disilluse tra cui nascondere
peccati e vergogna
come fare per evitarsi?
era lei il belvedere da cui
si osservava
Da Pensieri
fronte livida
a frasi spezzate e messe di traverso
mozziconi illusori:
spregevole il bisogno
di spettegolare
anche quando la portineria è chiusa
come un avventarsi su
desideri messi all’angolo
presto al tappeto
Da Ragnatele
nei momenti di
invisibilità
-capitavano spesso-
con il libro in mano
cercava un ragno di cui
innamorarsi
ma quelli tra i suoi frammenti
erano
tutti occupati a tessere odiose
tele bucate
Da Epilogo
racconta della resa
(quando nessuno vede),
delle squame che perdi,
ti finiscono in tasca i veterinari in pellegrinaggio
sul tuo nome
come viandanti improvvisati
costeggiano una mente
cui il laccio da scarpe
ricorda
cammini senza misericordia
*
Lucia Triolo vive a Palermo, nella cui Università ha insegnato Filosofia del diritto. La sua scrittura poetica, benché sempre attenta alla ricerca e alla sperimentazione di nuove forme espressive, è sensibilissima al dialogo e all’ascolto della parola altrui. Le sue ultime pubblicazioni: Debitum (edizioni Prometheus 2021); Sulle pendici dell’altro (Macabor Editore 2022); Il Paese Degli Io (Macabor Editore 2023); Dislocazione per una fenomenologia della depressione (Edizioni Progetto Cultura, collana Le gemme, 2024). Ha ricevuto numerosi riconoscimenti.

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