
Cerco tracce della parola chiave: Fuguruma (文車, lett. “carro dei libri”), e scopro che si tratta di uno tsukumogami (spirito oggetto, uno dei numerosi spiriti che la mitologia giapponese attribuisce alle cose, pensate agli Yokai) che nasce da vecchi carrelli usati un tempo per trasportare libri o lettere. La forma più nota è Fuguruma Yōhi (文車妖妃), uno spirito con sembianze di donna in abiti laceri. Questo spirito emerge dall’attaccamento che gli esseri umani depositano nei vecchi messaggi d’amore che non vengono recapitati o che sono abbandonati. Nella silloge di Rosanna Frattaruolo si intrecciano più nodi legati a questo sistema simbolico che anima ogni essere vivente e non.
Versi carnali, se ne ode la voce. Corpo umano femminile singolare in anima orientale. Relazioni vitali tra veleno e sintesi oracolare.
La silloge di Rosanna Frattaruolo colpisce l’inquietudine così come sboccia un fiore d’agave. Seleziono alcuni testi da Fuguruma e ricamo un’intervista svelta (come ai tempi in cui abbiamo condiviso l’idea del dialogo… ma rinnovate).
Fuguruma. Bozzetti per profili informi / Arcipelago Itaca
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la paura non mente mai
abbaia in pancia
ogni volta che fiuta il pericolo
così mi ringhia in petto
e azzanna la parola amore
mortificandola oltre i novanta decibel
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scroscia l’acqua sul corpo verticale
sulle spalle dimesse le ginocchia sconnesse
sul battito fermo alle zero zero e tre
annega l’impronta e la carezza
si scioglie il miele e tutto il bene
si accumula ai piedi la resa al piombo che lo porta a fondo
il fracasso amplificato sotto la cuffietta in polietilene
rubata ad agosto in hotel aiuta a non sentire la vita
chiusa come sto orizzontale e mani al petto
una corona di versi sul feretro del giorno
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l’uomo nero arriva
sul filo della notte
sull’orlo dell’amore
barcollo sento il tracollo
sul foglio di carta
la macchia d’inchiostro
due mani due nani
il clown allo specchio
in bilico il terrore si duplica
morire d’amore o perirne in assenza
comunque riscoprirsi a fette
sotto la ghigliottina lucente della mezzaluna
*
quinto oracolo
insegnami la quiete dopo il grecale
nel buio a specchiarmi
senza luci della ribalta
insegnami l’essere tempio e preghiera
nei giorni feriali e non comandati
l’accoglienza delle navate laterali
la flemma dei santi nelle teche
di fronte al guizzo delle orate
silenzio
l’angelo di Dio si moltiplica a frattali
i cerchi nell’acqua diluiscono le tensioni
insegnami la preghiera dei marinai
senza proferire parola controcorrente
ormeggiando la lingua alla banchina
per non perdere il tramonto
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Dalla postfazione di Alberto Bertoni:
In Fuguruma (…) il macrotesto accentua una dimensione di urgenza e di drammaticità incorporata nel destino terreno del Soggetto (mai unitario e mai troppo apertamente autobiografico) e del suo corpo in scena,
travolto da un meccanismo inesauribile di metamorfosi delle situazioni, dei destini e perfino – in qualche caso – delle singole cellule chiamate a “piantare fiori nelle viscere”.
Del tutto estraneo ai meccanismi tradizionali del lirismo occidentale (e ai meccanismi connessi di riconoscibilità e di comprensione immediate di schemi per certi versi prefissati), questo libro intensissimo – per retorica profonda e per capacità di coinvolgimento radicale di chi sta leggendo – fa delle parole che lo intessono carne viva, condivisione di fiato ancestrale e vitale, stordimento e spaesamento rispetto a qualsivoglia meccanismo passivo di percezione automatizzata.
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Intervista svelta a Rosanna Frattaruolo
Tu e la poesia: la prima volta
Incontrare e riconoscere sono due momenti diversi a cui corrispondono sensibilità diverse. Riconoscere implica la consapevolezza di sapere di aver già incontrato qualcosa e di saperlo nominare. Il primo incontro è avvenuto attraverso i libri delle scuole elementari. Amavo le filastrocche sui mesi e ricordo con chiarezza la poesia Neve di Ada Negri. I miei diari non servivano a registrare i compiti assegnati, ma a conservare le poesie che più amavo. Lo studio mnemonico e la parafrasi, invece, mi infastidivano. Il riconoscimento consapevole del legame con la poesia è avvenuto a ventinove anni. Eppure, ancora oggi, non sono sicura di saper riconoscere la poesia ogni volta che la incontro.
Gli ultimi dieci anni
Negli anni sono passata dal vivere la poesia solo come atto creativo, alla necessità di comprendere più a fondo le dinamiche che la determinano. Ho iniziato, così, a frequentare altri poeti, altre poete, e a confrontarmi anche con la loro scrittura. I social, le associazioni territoriali sono importanti per mantenere il senso di comunità, seppure credo sia indispensabile preservare, nella fase creativa, la propria individualità.
Astraendo dalla prima pubblicazione Fragile (2017), esperienza tuttavia necessaria per capire che la fretta non è una buona consigliera, nel 2021 ho pubblicato Le case con gli occhi verdi (Babbomorto Editore) e nel 2022, con Rosanna Spezzati, Decostruzioni e ricostruzioni. Esercizi allo specchio (RP Libri).
Fegato in cartolina, je vais te dire un secret (Il Convivio) è arrivato a marzo del 2024, in un momento di particolare fragilità personale. A maggio dello stesso anno, è nato Il Tasto Giallo, un blog ispirato alla visione illuminata di Adriano Olivetti, che attribuiva alla cultura e all’estetica anche una funzione sociale. Nello stesso periodo è iniziata la collaborazione con Antonio Corona – cofondatore e codirettore del blog – e con Alfredo Rienzi – nel suo blog Di sesta e di settima grandezza curo dal 2023 le rubriche Le Città invisibili e Per fare un libro ci vuole un fiore, oltre a collaborare a Seshat. Attraverso il progetto “Vivere d’arte e Letteratura”, nell’ambito dell’associazione culturale “Vivere d’arte”, ci impegniamo a organizzare a Torino eventi dedicati alla poesia. Parallelamente ho intensificato lo studio critico della poesia, maturando una necessità sempre più marcata di approfondimento. Collaboro con la rivista Atelier, pubblicando saggi sulla poesia contemporanea. La scrittura poetica e l’impegno nello studio critico costituiscono la misura del mio abitare la poesia.
I temi caldi della tua poetica
La poesia affiora sulla lama d’aria che attraversa la zona di confine e d’interferenza tra visibile e invisibile. Non scelgo a priori i temi, seppure mi accorga di finire spesso per muovermi dentro una ferita ancora aperta. La poesia non mi insegna a vivere, né mi rende più saggia (altrimenti dovrei sentirmi salva, e così non è); ma mi offre la possibilità di avvicinare la materia difficile o dolorosa, attivando una tensione creativa che tenta di sollevare e trasformare l’esperienza, sublimandola oltre la sua crudezza immediata.
Cosa non è poesia
Il bel tramonto non è poesia, ad esempio. Non sopporto questa tendenza a etichettare come poesia anche la scatoletta di cibo per gatti. Credo che non sia salutare per la poesia. Eppure, resta una domanda aperta: chi può davvero stabilire dove abiti la poesia? Forse, più di ogni definizione, sarà il tempo a discriminare, a distinguere ciò che resiste da ciò che è destinato a dissolversi.
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Rosanna Frattaruolo, pugliese, vive a Rivarolo Canavese (TO).
Ha pubblicato, in versi: Fragile (edizioni LunaNera 2017); Le case
con gli occhi verdi (Babbomorto edizioni 2021); Decostruzioni e
ricostruzioni. Esercizi allo specchio, con Rosanna Spezzati (RP libri
2022) e Fegato in cartolina – je vais te dire un secret, con nota di Al-
berto Bertoni (Il Convivio editore 2024). Ha fondato e codirige
con Antonio Corona il lit-blog letterario Il Tasto Giallo. È inse-
rita nell’antologia Poesia a Torino. Cent’anni e quaranta volti, curata
da Alfredo Rienzi (puntoacapo editrice 2024), e alcuni suoi testi e
interventi critici sono presenti su riviste letterarie, lit-blog e
quotidiani.
Sue poesie, raccolte edite e inedite hanno conseguito riconosci-
menti in premi di rilevanza nazionale.
La versione inedita di Fuguruma. Bozzetti per profili informi, ha ri-
cevuto, tra gli altri, il primo Premio “Lago Gerundo”, il secondo
Premio “InediTO – Colline di Torino” e il terzo Premio
“ilglomerulodisale”.

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