
Il settimo violino è un romanzo di Michele Nosei
Aporema Edizioni, 2026
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Il celebre violinista Dario Sarri viene trovato morto nella sua lussuosa villa. Il dettaglio è agghiacciante: è stato strangolato con le corde del “Settimo di Mayer”, un rarissimo Guarneri del Gesù.
Accanto al corpo, uno spartito: il Capriccio n. 24 di Niccolò Paganini. Un messaggio? Una firma?
Nella stanza del delitto ci sono sette teche, ognuna destinata a custodire un violino prezioso. Ma la settima è vuota. Ed è proprio quella che proteggeva il Guarneri scomparso.
A indagare è Alessio Nardi, un poliziotto consumato da una vita che non gli ha fatto sconti, disilluso, tagliente, incapace di concedersi illusioni. Insieme alla sua squadra scava nel passato della vittima e ciò che emerge incrina rapidamente l’immagine pubblica di Sarri: dietro il talento straordinario si nasconde un uomo ambiguo, circondato da rancori, segreti e relazioni pericolose.
I possibili colpevoli si moltiplicano, e ognuno sembra avere un buon motivo per uccidere.
Chi ha davvero assassinato Sarri? E soprattutto… dove è finito il leggendario violino?
Con Il settimo violino, Michele Nosei firma un thriller psicologico raffinato e ben orchestrato, capace di mescolare il fascino della musica classica con le atmosfere oscure del noir investigativo.
Il vero punto di forza del romanzo è l’atmosfera. La musica non fa da semplice sfondo, ma diventa linguaggio, tensione, indizio. Le note del violino, il richiamo a Paganini, il mito dello strumento perduto creano un’eco costante che avvolge il lettore e lo trascina sempre più a fondo nella storia. Ogni capitolo sembra seguire una propria partitura emotiva: silenzi, accelerazioni improvvise, pause cariche di inquietudine.
È come se l’autore dirigesse il romanzo con l’archetto, trasformando le emozioni dei personaggi in vibrazioni continue.
Molto riuscita anche la caratterizzazione di Alessio Nardi, protagonista lontano dagli stereotipi dell’eroe impeccabile. Nardi è stanco, cinico, spesso brusco, ma proprio per questo profondamente umano. Le sue intuizioni non nascono dal genio investigativo spettacolare, bensì dall’osservazione paziente delle fragilità altrui.
Anche i personaggi secondari funzionano molto bene. Nessuno appare inserito solo per riempire la scena: ogni figura porta con sé ambiguità, tensioni, dettagli che alimentano il dubbio.
L’autore è abile nel distribuire sospetti senza mai forzare la mano e senza trasformare il mistero in un semplice gioco a incastro.
Dietro l’indagine si percepisce infatti un discorso più profondo sul talento, sull’ossessione e sul prezzo del successo.
Sarri, pur essendo morto fin dalle prime pagine, continua a dominare il romanzo come un fantasma ingombrante; più l’indagine procede, più il lettore comprende quanto il suo talento fosse inseparabile dalle sue zone d’ombra.
Molto interessante anche il simbolismo legato al Guarneri scomparso. Il “Settimo di Mayer” non è soltanto un oggetto prezioso, ma assume quasi una dimensione mitologica, diventando il centro emotivo dell’intera vicenda. Attorno a quel violino ruotano avidità, desiderio, vendetta e fascinazione. In certi momenti sembra persino che lo strumento abbia una volontà propria, come se chiunque lo possieda finisca inevitabilmente risucchiato dalla sua storia.
L’autore non punta sull’azione frenetica, ma su una tensione sottile e persistente, che cresce pagina dopo pagina fino a un finale capace di sorprendere e lasciare il segno. E proprio il finale rappresenta uno degli aspetti meglio riusciti del libro: evita soluzioni eccessivamente spettacolari e sceglie invece una conclusione coerente con il tono del romanzo, lasciando addosso al lettore una sensazione di inquietudine che continua anche dopo l’ultima pagina.
Il settimo violino è un noir elegante, atmosferico, costruito con intelligenza e sensibilità narrativa. Un romanzo che cattura, inquieta e affascina, dimostrando come il noir possa ancora sorprendere quando sceglie di lavorare più sulle emozioni e sulle ombre dei personaggi che sui semplici colpi di scena.
Decisamente consigliato.
Michele Nosei
Nato nel 1961 in un piccolo paese dell’entroterra ligure, Michele Nosei ha attraversato diverse città italiane prima di approdare a Pavia, dove vive da oltre vent’anni. Appassionato di narrativa gialla fin dall’infanzia, ha coltivato negli anni un immaginario sospeso tra cinema, musica e letteratura noir, elementi che oggi ritornano con forza nella sua scrittura. Analista di rischi assicurativi, collezionista di matite e cuoco dilettante, Nosei ha saputo costruire una voce narrativa personale, elegante e inquieta, capace di fondere il thriller psicologico con atmosfere raffinate e fortemente evocative. Il settimo violino, vincitore della sezione inediti adulti del Premio Santa in Giallo 2025, rappresenta il suo secondo romanzo dopo Nel buio e nel bianco si muove la morte, pubblicato nel 2023.
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