48 kg | Batool Abu Akleen

By

Dalla presentazione della casa editrice

In un momento storico ancora segnato dalla guerra e dai massacri a Gaza, arriva in Italia 48 kg, la prima silloge poetica della giovane e potente voce palestinese Batool Abu Akleen, curata e tradotta da Cristina Viti per Edizioni Mille Gru, casa editrice e associazione di Monza che promuove la poesia contemporanea. Batool, nata nel 2005 a Gaza City, racconta con immagini forti e immediate non solo il massacro subito dalla sua gente, ma anche la vita quotidiana in un territorio occupato, in quello che eufemisticamente si definisce “tempo di pace”. Tra evacuazioni, attacchi aerei, uccisioni indiscriminate, fame e terrore, Batool ha lavorato a questa silloge auto traducendosi in inglese. Queste poesie sono testimonianze di resistenza e umanità, scritte con la maturità di chi ha vissuto l’inimmaginabile e con la speranza di chi ancora crede nella sacralità della vita. La silloge, pubblicata per la prima volta nel Regno Unito nel 2025, arriva ora in italiano con testo originale arabo a fronte, grazie alla cura di Cristina Viti, poetessa e traduttrice. In un’intervista al Guardian, Batool racconta: “My poems are part of my flesh and my soul. They carry the pain and the hope of Gaza, a place where life and death live side by side.” (“Le mie poesie sono parte della mia carne e della mia anima. Portano il dolore e la speranza di Gaza, un luogo dove vita e morte convivono fianco a fianco.”)

Dalla nota dell’editore Dome Bulfaro

La prima volta che ho letto questo countdown di 48 kg – circa dieci mesi fa, grazie alla condivisione della preziosa amica Cristina Viti, poeta e traduttrice – dopo nemmeno una decina di poesie mi è mancata l’aria e ho subito pensato alla pubblicazione nelle nostre edizioni, per onorare queste parole di struggente, tragica, bellezza. Avviso lettori e lettrici, parafrasando le parole dell’autrice: sentirete la morte leccarvi il volto. Molte volte. Vi sentirete inghiottire dal senso di impotenza. Vorrete mollare tutto e correre là, per schierarvi al fianco di Batool Abu Akleen, ragazza di Gaza di vent’anni, che pare averne già cinquanta tant’è matura e potente la sua voce di poeta. Vedrete la verità con gli occhi del terrore. Vorrete urlare “basta!” e cambiare questo mondo brutale, ogni giorno più brutale, proprio perché umano, troppo orribilmente umano. […] Resterete spaesati e frastornati perché, in queste poesie, la realtà è talmente cruda e immediata che il “come se” si confonde tremendamente con il “quel che è”. Questi versi di lamiera tranciata e i loro silenzi a bruciapelo che inghiottono, inghiottono, inghiottono, sono più veri del vero per quanto aderiscono alla verità dei fatti, sono testimoni che valgono quanto mille articoli di giornale e mille social video documentari. Vi indignerete, increduli che si possa arrivare al punto di sperare che la più piccola tregua dal dolore sia la prova che finalmente si è morti. Sentirete il vostro cuore supplicarvi, per il troppo dolore, di strapparlo dal petto. […]

Dalla nota della traduttrice e curatrice Cristina Viti

Ho incontrato Batool Abu Akleen tra le pagine di un’antologia di cui entrambe facciamo parte, una raccolta di poesia e arte al femminile dedicata a Etel Adnan. Grazie alla traduzione di Aldo Nicosia, ho potuto immediatamente rendermi conto della grande capacità di osservazione ed empatia dimostrata da questa giovanissima poetessa, e della vivida immediatezza del suo linguaggio. Nell’arco dei tre anni successivi, drammaticamente segnati dalla violenza genocida, la nostra amicizia e le nostre conversazioni in inglese, la lingua “adottiva” in cui entrambe traduciamo e scriviamo e che abbiamo gettato come una sorta di ponte radio tra le nostre due lingue “madri”, hanno instaurato un processo creativo di confronto e traduzione collaborativa. Ne è seguita la decisione di raccogliere e pubblicare le poesie in cui Batool Abu Akleen ha narrato in immagini tanto più sconvolgenti quanto più immediate non solo il massacro subìto dalla sua gente a partire dall’autunno 2023, ma anche la vita quotidiana di un territorio occupato in quello che eufemisticamente si definisce “tempo di pace”. Tra evacuazioni, attacchi aerei, uccisioni indiscriminate, fame e terrore, Batool ha lavorato a questa silloge proseguendo nel contempo gli studi via internet a seguito della distruzione della facoltà che frequentava a Gaza City, tenendo lezioni di inglese per i bambini residenti nei campi dove era sfollata e lavorando in “residenza remota” presso Modern Poetry in Translation alla curatela di un’antologia online di giovani poeti palestinesi. Che tutto questo le sia valso il conseguimento di una borsa di studio presso la Sorbonne Nouvelle è meno sorprendente della sua capacità di rispettare la logica interna e la struttura della silloge, il cui linguaggio scarno e lucido ci riscuote dalla generica indignazione in diretta streaming a cui ci si vorrebbe assuefatti. Osservando la resistenza quotidiana e le umane debolezze di chi la circonda, immaginando la liberazione per trasformazione utopica o intervento divino (e qui penso al film di Elia Suleiman), dando apertamente voce alla rabbia e al lutto, senza chiedere il perché ma combattendo l’assurdità con le sue stesse armi (“giravo per le strade cercando un cessate il fuoco di seconda mano”), Batool Abu Akleen apre uno spazio di umanità condivisa in cui la vita e la poesia siano accolte e nutrite. Altro non posso fare che lodarla per aver saputo sfidare condizioni proibitive e creare tale spazio dentro e oltre a sé, e unirmi agli amici editori di Mille Gru nel darle il benvenuto tra i poeti che onora con il suo coraggio e la sua arte. Il testo di questo libro si basa sull’edizione inglese del 2025. Tale edizione era a sua volta basata, salvo per i testi elencati a pagina 123, su una serie di traduzioni dall’originale arabo all’inglese create dall’autrice e da me riviste, in primo luogo attraverso conversazioni via precarie comunicazioni telefoniche durante i mesi più cruenti del genocidio palestinese, e successivamente in collaborazione con l’editore, Dominic J. Jaeckle. Pur consapevoli del fatto che lettori di madrelingua araba potrebbero riscontrare discrepanze tra l’originale e la traduzione italiana, e assumendoci la responsabilità di eventuali errori, abbiamo scelto di non differire la pubblicazione commissionando un’ulteriore revisione, per conservare l’immediatezza di un testo che l’autrice ha creato lottando ora dopo ora, con ogni fibra, contro l’annientamento della volontà di vivere sua e della sua gente.

Dalla nota dell’autrice Batool Abu Akleen

Questa raccolta di poesie è stata composta dopo mesi in cui mi sono rifiutata di scrivere, pensando che la poesia non può cambiare il mondo. Tuttavia, grazie a diverse conversazioni con gli amici, tra cui Cristina, senza la quale questo libro non avrebbe visto la luce, ho finito per credere nell’importanza di dare una forma ai sentimenti per poterli comprendere. Mentre scrivere in arabo è stato il processo di creazione della forma, attraverso l’autotraduzione in inglese sono arrivata alla comprensione. In arabo, mi stavo perdendo: temevo la morte, temevo che il mio corpo fosse smembrato senza che nessuno potesse ricomporlo. Più tentavo di trovare questo corpo, più mi perdevo in sensi di colpa, desideri, compassione e rabbia. Ma iniziando a tradurre questo libro sono venuta a patti con la morte e ho accettato il fatto che pur non potendo far nulla per arrestare il genocidio potevo almeno scrivere poesie e connetterle attraverso l’autotraduzione. In questo libro, raccolgo dunque le parti di me stessa che sono riuscita a trovare, nell’eventualità che nessuno possa fare altrettanto se verrò uccisa.

Da 48 Kg (Edizioni Mille Gru 2026), traduzione e cura  di Cristina Viti

48 kg. La recita della vita

Nella recita
la comparsa è un pesce nel lago dei lamenti
e sussurra
ride sottovoce
l’eroe è un pesce nel lago dei lamenti
e ride forte.

 

45 kg. Giorno del giudizio

Montagne di cemento inghiottite dalla terra
mari rossi che esplodono dal ventre della gente
e coprono la terra
il sole scompare
il cielo azzurro è diventato grigio
da ogni dove cadono le pietre del castigo divino
il terror panico ora ha le gambe e si mette a correre
mia madre lascia la casa
e si mette a correre
mia zia lascia la figlia
e si mette a correre
io lascio mio padre
e mi metto a correre senza dire addio
la terra si spacca
fa risalire i morti
inghiotte i vivi
sento i loro ultimi urli prima che la bocca si riempia di terra
sento la loro ultima speranza
respiro la loro paura
continuo a correre.
Sono una spugna sul fondo del Mar Rosso
da ogni poro della mia pelle
dal naso
dagli occhi
esce l’acqua salata
dalla bocca mi sfugge una domanda:
Gabriele non ha ancora suonato la tromba
come può arrivare la resurrezione?

 

34 kg. Gabbiano

Quando ho visto che ero bianca
ho capito di essere un gabbiano
ho aperto le ali per prendere il volo
ma si sono intorpidite
ho detto che quando il mare avrebbe smesso di aver paura
avrei camminato sull’acqua
ho messo il piede bagnato sul suo volto
ho inghiottito un pesce
il mare ha rabbrividito
d’improvviso il suo ruggito mi è penetrato nelle orecchie
il mio corpo si è liquefatto
e ho iniziato ad annegare
ho guardato le mie ali
ma non le vedevo
il pesce che pensavo di aver inghiottito
nuotava dentro di me
le mie ali non erano altro che un’onda
il mio cielo null’altro che un mare
il mio colore bianco null’altro che spuma.

 

25 kg. Sacrificio

Morivamo di fame.
Nostra madre ci disse di uscire a giocare.
Sola nella tenda
si tolse la pelle
tagliò la sua carne
si rimise la pelle
cucinò la sua carne
sulla fiamma che bruciava nell’anima di mio padre:
lui l’aveva mandata da lontano, da nord a sud
ma non si era spenta per strada.

Ora lei ci chiama
riempie i nostri piatti
riempie il nostro stomaco
sui nostri visi si spande l’allegria
mia madre sorride
mio padre in cuor suo si rassicura
e può spegnere la fiamma per un giorno.

Il grasso nella carne di mio padre si va sciogliendo
mia madre dimagrisce a vista d’occhio
nessuno dei due ci ha detto
di aver fatto così perché noi non morissimo di fame.

 

11 kg. Il peccato

Io vivo
e migliaia di martiri cadono
io mangio
e mio padre soffre la fame
io scrivo
e una bomba strazia la mano del mio vicino
io cammino
e la paura bombarda il piede della mia sorellina
io apro gli occhi
e la guerra cava un occhio a un neonato
io sento la risata di mia madre
e un missile strazia un’altra madre
io dormo
e il dolore tormenta il mio amico orfano
io parlo
e la tragedia mette a tacere tutta la gente che conosco.
A ogni passo
a ogni sussurro ogni parola ogni sguardo
la colpa siede con me come un secondino
ogni volta che tento di scordare il mio peccato
fa schioccare la frusta sul mio corpo
un colpo dopo l’altro
si è fermata un soffio prima di uccidermi
mi ha incatenato alla vita
ha chiuso a doppia mandata la cella
e ha detto: Su, basta, ora vivi.
Come posso vivere con il peccato stampato in faccia?

 

5 kg. Non so cucire

Nonna, perché non mi hai insegnato a cucire?
Eccomi.
Sono davanti a te.
Non vedo che le pieghe del tuo cervello.
Tengo in una mano un ago
e nell’altra le tue fattezze.
Guardo i medici che si affannano attorno ai vivi
cercando qualcuno che possa ricucire il tuo volto lacerato
perché io possa baciarlo
un’ultima volta.

 

*

Batool Abu Akleen è una poetessa, traduttrice e pittrice palestinese, nata nel 2005 a Gaza City. Tra i riconoscimenti ricevuti, il Barjeel Poetry Prize (2020) e una speciale menzione dal London Magazine (2025). Oltre alla silloge 48Kg (Tenement Press, 2025) ha pubblicato alcune poesie nell’antologia Letters from Gaza (Penguin, 2025) e alcuni stralci del suo diario nell’antologia Voices of Resistance (Comma Press, 2025). Attualmente vive e studia a Parigi.

Cristina Viti scrive e traduce in italiano, inglese e francese. Tra le pubblicazioni più recenti, traduzioni de I Turcs tal Friul di Pasolini (The Turks in Friuli, PMLA Magazine, 2020), del romanzo Piove all’insù di Luca Rastello (The Rain’s Falling Up, Seagull Books 2022) e della poesia di Fabio Franzin (Factory, Francis Boutle 2025). Finalista al John Florio Prize con la traduzione de Il mondo salvato dai ragazzini di Elsa Morante (The World Saved by Kids, Seagull Books 2016), ha curato l’edizione dei Selected Works of Dino Campana con traduzioni del testo integrale dei Canti Orfici e di un’ampia selezione di altre liriche (Survivors’ Press 2006).

Posted In ,

Lascia un commento