I motori della rivoluzione di Elena Forno

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Non ho bisogno di nessuna rivoluzione che mi aspetti. Uno la rivoluzione ce l’ha dentro e se la porta di qua e di là. Come i bagagli.

Paco Ignacio Taibo II, Rivoluzionario di passaggio

Con questo esergo Elena Forno dà il La a una delle raccolte di racconti più originali degli ultimi anni.

A Valeria, rivoluzionaria della penna e dell’anima. L’autrice mi regala una dedica sulla copia che ho acquistato al Salone del Libro di Torino, allo stand dalla casa editrice che ci vede all’opera con testi nei quali l’elemento rivoluzionario tocca tutti i piani – umano e animale. Siamo cugine alla lontana, in qualche modo. Buendia Books è un luogo magico dove fare comunità di pensiero e ricerca. Francesca Mogavero sa prendersi cura di ciascuna opera, dalla selezione allo sviluppo dell’idea-progetto fino alla realizzazione e alla promozione. È unica. Occorre riconoscere questa verità.

Per scelta, non ho voluto informarmi prima. Ho evitato di leggere le recensioni dedicate ai motori rivoluzionari di Elena. Ho dovuto rileggere il primo racconto perché lì per lì non avevo capito bene: il medico a cavallo della Poderosa è veramente Ernesto Che Guevara, e allora perché la storia non mi torna? La Poderosa è proprio quella Norton 500 M18 di Alberto Granado e del Che? Poi, ecco… finalmente l’illuminazione, ho colto il filo rosso che mi ha coinvolta nel libro come fosse un viaggio attraverso il tempo e i luoghi della trasformazione, della presa di coscienza della necessità di una globale “comunità di destino”. Il passaggio dal proprio alla condivisione con l’altro, dalla tirannia alla collaborazione, dal male che separa al bene che unisce, dal potere di fare a al potere di fare con.

La Poderosa evoca davvero quella rivoluzione, a partire dal rombante motore che ha attraversato l’America Latina nel 1952 con i due famosi amici centauri. Ma il racconto è ambientato negli anni della dittatura di Videla in Argentina, e i personaggi reali si intrecciano nell’immaginario come elementi archetipici che danno senso e significato all’essere rivoluzionari. Rivoluzione e trasformazione: il ritmo della Ritmo gialla della rivoluzione egiziana. Rivoluzione del Nilo: il racconto fa riferimento al 2011 ma inventa un narratore, Khaled, che incontra uno studioso di nome Giulio che somiglia un po’ a quel Regeni che non dobbiamo dimenticare.

Spazio e tempo di rimescolano nelle dimensioni quantiche e non è mica detto che le cose siano andate diversamente da quel che leggiamo nei racconti di Elena Forno. Sì, perché è proprio l’anima della rivoluzione quella che conta dentro le lettere del 1290 scritte da un certo Hiroki a Mao. Non importa che il protagonista sia o meno esistito, quando è esistito il Rivoltoso Sconosciuto che è rimasto fermo davanti a un plotone di carri armati impedendone l’ingresso in piazza Tienanmen. Non importa quale anno fosse e che cosa davvero sia accaduto quando è vivo oggi lo sguardo, è accesa la parola, pulsa lo spirito di ciò che è stato. Lo spirito si sposa all’anima per accendere le rivoluzioni necessarie adesso e per domare il fuoco della consapevolezza.

Allora, così l’aereo di Saint-Exupéry, lo scuolabus del Piano Marshall, la ferrovia sotterranea di nonno George sono icone di una rete di persone, itinerari di liberazione. Uomini e donne che hanno abitato la rivoluzione, personaggi immaginari che ci invitano alla liberazione da tutte le dittature e al riconoscimento della mappa che fa convergere le strade al centro del cuore.

«Guarda lassú verso il cielo, little George, e capirai come si orientavano gli schiavi» e mi indicava la stella polare visibile a occhio nudo. Poi chiudeva gli occhi e dopo un po’ riprendeva a parlare di un altro motore importante di cui mi avrebbe svelato la natura solo a tempo debito ma a ogni incontro aggiungeva un pezzo di strada, un viso, una canzone.

L’autrice

Elena Forno è nata e vive a Torino. Laureata in Storia Contemporanea lavora in ambito amministrativo presso UniTo. È regista e attrice teatrale in ambito civile, svolge laboratori per i giovani. Collabora con Orme Scuola di Arti Sceniche e Impegno civile. Ha scritto pièce teatrali e racconti. Insieme a Chiara Avidano organizza a Torino gli eventi di “Compagne di banco”.

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