Omicidi Srl di Alessandro Robecchi | Sellerio, 2026.

«Possiamo fare la bella vita senza ammazzare nessuno e senza rischiare l’ergastolo», aveva detto Quello con la cravatta. E anche il Biondo aveva accarezzato l’idea di pensionarsi, a nemmeno quarant’anni. Ma poi aveva prevalso l’horror vacui, il timore di quella voragine che li avrebbe forse attesi, affascinati, e poi inghiottiti. Investimenti balzani, la preoccupazione per l’assottigliarsi del patrimonio, l’apprensione del rentier… sarebbero diventati come quelli che toglievano di mezzo, insomma, o peggio, come i mandanti che li contattavano.»
E sì… dopo un periodo di attività frenetica e un cospicuo gruzzoletto messo da parte, i due protagonisti di Omicidi Srl vengono sfiorati dall’idea di smettere. Forse quel mestiere – dare “un aiutino” a qualcuno per passare a miglior vita – non fa più per loro. Le riflessioni etiche iniziano a insinuarsi tra un incarico e l’altro, mentre la logistica si complica sempre di più, fino quasi a travolgerli. È proprio questo uno degli aspetti più interessanti del romanzo: Robecchi prende due killer professionisti e li trasforma in uomini stanchi, inquieti, quasi normali nella loro paura del futuro. Non li assolve mai, ma riesce comunque a renderli profondamente umani.
Il vero nodo arriva con un incarico anomalo. Non si tratta di eliminare un imprenditore o un socio scomodo, ma un ragazzo di vent’anni, destinato di lì a poco a ereditare una fortuna immensa. Il mandante è il nonno deciso a impedire che il patrimonio della sua società finisca nelle mani di un giovane che giudica inadeguato, forse irresponsabile.
Una richiesta che incrina certezze già fragili e costringe il Biondo e Quello con la cravatta a interrogarsi su un limite che forse non pensavano di avere. Logorati dal dubbio, i due si rivolgono a Francesca Aroldi, già loro complice in passato. Ma Francesca non accetta più ruoli marginali: pretende di entrare in società, di contare davvero. Ed è qui che gli equilibri cambiano, che il gioco si fa più sottile e pericoloso. Francesca porta nella storia un’energia diversa, più ambigua e imprevedibile.
Con questa serie, Alessandro Robecchi costruisce una commedia noir brillante, capace di far sorridere e allo stesso tempo lasciare un retrogusto amaro.
Sullo sfondo si muove una Milano doppia: quella del lusso e quella dei corrotti, dei malavitosi, con incursioni tra laghi e Liguria che ampliano la scena senza mai disperdere la tensione narrativa. La città non è solo un’ambientazione, ma diventa quasi un personaggio, cinico e scintillante, perfetto per ospitare una storia dove tutto sembra avere un prezzo.
Lo stile è quello che si riconosce subito: ironico, tagliente, ricco di dialoghi vivaci e di un sarcasmo mai gratuito.
La narrazione scorre veloce, ma non rinuncia a momenti più riflessivi in cui emerge una critica lucida alla realtà contemporanea e al progressivo deterioramento dei rapporti umani.
Robecchi riesce a passare con naturalezza dalla battuta fulminante alla malinconia, senza perdere ritmo.
Non manca, come già nella serie di Monterossi, una stoccata al mondo della televisione: quella che trasforma la cronaca nera in spettacolo, alimentando la “tv del dolore”, dove tutti si improvvisano giudici, avvocati, investigatori, pronti a costruire colpevoli e moventi con la leggerezza di chi guarda una fiction.
La trama è originale, i personaggi sono memorabili e i dialoghi colpiscono per intelligenza e ritmo. Omicidi Srl si rivela così un romanzo unico nel suo genere perché divertente, cinico, ma anche sorprendentemente malinconico. Un noir che intrattiene, fa sorridere e allo stesso tempo lascia addosso una sensazione inquieta perché dietro l’ironia racconta un mondo in cui avidità, potere e paura finiscono spesso per confondersi.
Geniale.
L’autore
Alessandro Robecchi – libri, giornali, televisione, radio, teatro, insomma una specie di archivio, perché di solito scrivo https://share.google/Har1LQAdz2ijgCLbP
Lascia un commento