Quattro gradi di Edoardo Guerrini
LFA Publisher, 2025.
Dopo Nero orchidea, con Quattro gradi Edoardo Guerrini riporta in scena l’originale coppia investigativa composta da Antonio Sanvitale ed Elizabeth “Liz” Gandolfini.
Antonio è il figlio del celebre Archie Goodwin, storico braccio destro e voce narrante di Nero Wolfe, mentre Elizabeth è la chef che gestisce il B&B newyorkese Casa Wolfe, luogo che rappresenta molto più di una semplice abitazione: è il legame tangibile che unisce Antonio alla figura paterna. La casa, infatti, è il simbolo di una riconciliazione avvenuta troppo tardi, ma non per questo meno intensa.
«Amavo tantissimo quell’abitazione, dal primo giorno che l’avevo vista, una trentina di anni prima, quando ero riuscito a ritrovare mio padre Archie Goodwin, e a fargli incontrare di nuovo mia madre. I due si erano persi di vista dopo il breve flirt che aveva fatto sì che io nascessi, senza che lui sapesse che mia madre era rimasta incinta. Io avevo insistito per ritrovarlo, e poco dopo essersi ricongiunti i due si erano pure sposati; solo che all’epoca mio padre era già gravemente malato, e se ne andò nel giro di pochi mesi, lasciandomi la casa come ricordo di sé.»
Anche questa volta Antonio e Liz si ritrovano coinvolti in un’indagine complessa, che affonda le proprie radici tanto nelle relazioni personali quanto nelle grandi questioni del nostro tempo. A dare avvio alla vicenda è la morte improvvisa di Michele Montesanto, caro amico universitario di Antonio. Sebbene la sua vita sia legata a New York e all’eredità affettiva lasciatagli dal padre, il cuore di Antonio continua ad appartenere a Napoli, città nella quale torna ogni volta che ne ha l’occasione. Durante le vacanze pasquali raggiunge così la madre Donna Lucrezia insieme a Michele, fisico impegnato nei negoziati internazionali sul clima che è stato invitato a una conferenza delle Nazioni Unite, ospitata nel capoluogo partenopeo. Durante il pranzo di Pasqua, però, la serenità viene spezzata improvvisamente: Michele si sente male e viene trasportato d’urgenza all’ospedale Cardarelli, dove muore poche ore dopo. La diagnosi parla di una gravissima necrosi epatica fulminante, apparentemente dovuta a cause naturali. Antonio, Liz e Mark, il figlio dodicenne di Michele, non credono però a questa versione dei fatti. Il sospetto che si tratti di un omicidio dà il via a un’indagine che conduce ben oltre la tragedia personale, intrecciando interessi politici, ricerca scientifica, equilibri internazionali e responsabilità individuali.
Con Quattro gradi, Guerrini costruisce un giallo che riesce a coniugare efficacemente la suspense investigativa con uno dei temi più urgenti e dibattuti della contemporaneità: il cambiamento climatico.
Il titolo richiama la soglia dei quattro gradi di aumento della temperatura media globale, scenario che la comunità scientifica considera potenzialmente devastante e che diventa il motore simbolico e narrativo dell’intera vicenda. L’autore evita che questo tema rimanga un semplice sfondo d’attualità. Al contrario, il cambiamento climatico entra nella struttura stessa del romanzo, contribuendo a creare una tensione costante e suggerendo come le grandi sfide globali siano destinate a riflettersi inevitabilmente sulle vite dei singoli individui. Ne nasce un intreccio nel quale il mistero non vive isolato, ma dialoga continuamente con le questioni etiche, scientifiche e politiche del presente. Accanto all’indagine trova spazio anche l’evoluzione del rapporto tra Antonio e Liz. I due protagonisti sono chiamati ad affrontare una nuova responsabilità personale che aggiunge profondità emotiva al racconto, arricchendo la componente investigativa con una dimensione più intima e umana, senza mai rallentare il ritmo della narrazione. Uno dei punti di forza del romanzo è senza dubbio la caratterizzazione dei personaggi. Guerrini costruisce figure credibili, sfaccettate e mai stereotipate, capaci di evolversi nel corso della storia. Accanto ai protagonisti, emerge con forza un’altra presenza fondamentale: Napoli. Più che semplice ambientazione, la città diventa un autentico personaggio del romanzo, con le sue architetture, il mare, i panorami, il clima e quell’energia vitale che contraddistingue i suoi abitanti. Naturalmente non poteva mancare la cucina: l’autore riesce a trasformare ogni pausa gastronomica in un momento narrativo, facendo letteralmente venire l’acquolina in bocca al lettore con raffaiuoli, paste reali, susamielli, mustacciuoli, rococò, struffoli e molte altre specialità della tradizione partenopea.
La soluzione dell’indagine nasce da un lavoro corale, nel quale ogni personaggio contribuisce, secondo le proprie competenze, alla ricerca della verità. A emergere, tuttavia, è soprattutto l’intuito di Liz, capace di cogliere dettagli e connessioni che sfuggono agli altri.
«Più che altro penso sia la cucina: è da parecchio che ritengo che cucinare sia una scienza esatta, che ti fa pensare, e così ho messo su un vero laboratorio, che finora è stato utile.»
È una battuta che sintetizza perfettamente la filosofia del personaggio e richiama inevitabilmente il metodo deduttivo di Nero Wolfe, pur conservando una personalità autonoma e originale. Anche sul piano stilistico Quattro gradi convince. La scrittura è scorrevole e coinvolgente, mentre l’uso del dialetto napoletano si integra con naturalezza nell’italiano senza mai risultare artificioso o appesantire la lettura. Le espressioni dialettali non hanno una funzione puramente folkloristica, ma contribuiscono a definire i personaggi, a rafforzare il senso di appartenenza al territorio e a restituire autenticità ai dialoghi. Il romanzo riesce inoltre a mantenere un buon equilibrio fra tradizione e modernità. Da un lato richiama il fascino del giallo classico, fondato sull’osservazione, sul ragionamento e sulla costruzione progressiva del mistero; dall’altro affronta temi estremamente contemporanei senza trasformarsi in un saggio o in un pamphlet, lasciando che sia la narrazione a stimolare la riflessione del lettore. Quattro gradi si conferma così un giallo contemporaneo dal sapore classico, capace di intrecciare suspense, approfondimento psicologico e riflessione civile. Un romanzo che accompagna il lettore nella ricerca della verità sull’omicidio di Michele Montesanto, ma che al tempo stesso invita a interrogarsi su una delle sfide più decisive del nostro presente e del nostro futuro: quella del cambiamento climatico. Intrigante.
Edoardo Guerrini è nato a Torino nel 1965, ma la sua città del cuore è sempre stata Napoli. Biologo, specializzato in igiene ambientale, da più di trent’anni lavora per l’equilibrio tra le attività umane e la salute del pianeta. Lettore accanito, ama i classici della letteratura (Shakespeare, Cervantes) e delle detective stories (Rex Stout in particolare). Dopo Senza fili (2017), Il quaderno del Fato (2019), Il lago verde (2019), approda a LFA Publisher con Nero Orchidea (2023), la prima indagine di Antonio Sanvitale. Nero Orchidea ha raccolto diversi premi e menzioni speciali in concorsi letterari nazionali. Sempre per LFA Publisher pubblica il sequel dal titolo Quattro gradi (2025), anch’esso pluripremiato.

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