PSYCHOPOETRY/2 – Le suore

 

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Una scuola torinese nel 1928

La corsa delle suore
per una sberla
sonora nenia mattutina
la bambina costretta
alla preghiera.

La sera a piangere sangue
povera madonnina
“mani in alto!” ordinava
sadica e severa
quella Madre Superiora.
Sessanta ballerine
con le braccia al cielo
perché le dita conserte
eran proibite.
Non potevo seguire
la scala musicale
cantando felice
attraverso le sale.

“Tutti zitti, si proceda”
diceva il pinguino
e noi a ridere
i cugini, i compagni
gli angeli persino.

Nella minestra di verdure
la punizione
dal calderone – “chissà
se le suore sputano
l’anima dentro
il brodo primordiale
dell’evoluzione” – pone
in atto un quesito
il Diavolo nascosto
nel libro di scienze.

Io beccata a bacchettate
tra gli anni ’70 e ’80

oggi scopro la fotografia
del com’era ieri la scuola
di mio figlio, dei gioghi
e i giochi in cortile

nel ventennio cruciale

tutto scorre
panta rei

e una vecchia sorella adesso

racconta di alberi a Natale
di arrampicate tra i rami
tutto un fiorire di genealogie

torinesi a centinaia.

Della mia non pratica
della mia non teoria
dice: “E allora? Tu sei
spirituale a modo tuo”
e con un sorriso
mi libera dal male.

Amen

* Ricordo Suor Maria, Madre Superiora. Ruzzolò a terra nell’inseguire la mia ribellione alla zuppa di Trinità – patate cipolle carote. Tutti risero sguaiatamente. La punizione fu esemplare: come tanti alberelli di sette e otto anni restammo a braccia alzate per due ore, in equilibrio alternato sui piedi.

Valeria BM

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