LEGATI I MAIALI | La poetica di Teodora Mastrototaro

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Quando scarichiamo la carne in macelleria

la sequela delle carcasse sembra un corteo funebre.

La pausa tra la carne e il mondo si è ridotta

e tra il cielo e la macelleria c’è un punto di svolta.

L’operaio più robusto trasporta sulle spalle

la carcassa più pesante come un cristo 

crocifisso durante una via crucis rovesciata.

Esposti i corpi nel banco frigo:

Bollo Sanitario, Peso Netto, Specie, Taglio, Lotto.

Nessun animale che sia degno di lutto.

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Ancora cosciente mi rivolti vivo nella vasca,

l’acqua bollente rende tenera la morte.

Un paio di minuti è il tempo che ci vuole

per far puzzare il cielo.

Il porco dopo di me non sa nuotare,

gli basterà un secondo per farsi trasformare

nel bianco del carcame scolorito.

Un braccio meccanico mi spinge giù in fondo

nel mare sospeso di rosso.

Il porco ha gli occhi fissi su di me che fremo,

mi opprimo, continuo a calare.

Quando l’inferno non ti brucia più ne fai parte

o non esisti.

LEGATI I MAIALI

“Raramente in poesia è accaduto che un argomento come lo sfruttamento animale sia stato approfondito attentamente. Fu il caso del fortunato libro di Ivano Ferrari, Macello, racconto in versi di un’esperienza crudissima vissuta in un mattatoio. Ed è anche il caso di questo secondo libro di Teodora Mastrototaro, dal titolo Legati i maiali. Con le dovute e ovvie differenze, l’autrice di origini pugliesi attraversa un’esperienza simile a quella di Ferrari, muovendo però le due sezioni del libro in altrettanti momenti dove sono inizialmente gli stessi animali a parlare del proprio dolore, e di seguito i loro carnefici. E se la scrittura della Mastrototaro affascina per il suo variare tra un’esecuzione più statica alternata a momenti di vera e alta passionalità espressiva, ciò che più sorprende in questo libro è la pulsione di ogni animale alla vita, vissuta per istinto e condotta interferendo il meno possibile, o quanto meno inconsapevolmente, sul ciclo vitale dell’intera esistenza. Al contrario dell’essere umano che, pur vivendo, non sa fare a meno di provocare in se stesso e negli altri la morte in cambio di una voluttà oramai accessoria e demoniaca, quale quella del sacrificio della vita in cambio di un “appagamento” personale. È questo il messaggio più importante di un libro di denuncia del genere: che la vita resti alla vita e che la morte non sia un esercizio voluto dall’uomo ma solo il destino di ogni essere vivente. (Antonio Bux)”

Teodora Mastrototaro è nata a Trani nel 1979 e vive a Roma.  La sua ultima pubblicazione è Legati i maiali (Marco Saya 2020) raccolta poetica incentrata sulla questione dello sfruttamento animale. Finalista al premio Arcipelago Itaca per la sezione Raccolte Inedite

Autrice di testi teatrali da diversi anni con i suoi lavori porta avanti la tematica antispecista che posa lo sguardo sul limite in cui Uomo e Animale si trovano assieme. Gli spettacoli si soffermano sul pensiero della libertà negata dallo specismo, cercando un piccolo spazio da cui partire per riaffermare quella dignità sottratta a tutti gli esseri sfruttati da tutti gli sfruttatori.

Tra i suoi spettacoli ricordiamo Inumanimal – vincitore al “Festival delle Arti Luccica” come miglior Atto Performativo, Della specie – tra ideologia e stronzate, Rape Rake – Asse da stupro.

VBM – REDAZIONALE

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