CLAUDIA ZIRONI | Essere Dio nella pancia

C’è un gioiello di carta dal titolo Eros e Polis – di quella volta che sono stata Dio nella mia pancia, ed è un anello di parole che trottano accompagnate dalle tracce di Alberto Cini – “lo sguardo” dell’illustratore è linea e tratto. I versi in sensazione e sentimento vanno al galoppo dentro il corpo della donna, dando voce a una mille centomila scene. Il rispecchiamento si accende, rigenera forme memorie, si sofferma in un fotogramma: la regina dei fuchi, le gambe aperte, la rabbia, le bocche e i denti, il telo sul bagnasciuga. Ci ritroviamo nel film girato dall’adolescente che siamo state, dalla giovane Pigmaliona che ha plasmato, là e allora, uno stuolo di Galatei. Entriamo anche noi nella vagina archetipica, nel desiderio fine a se stesso e mescoliamo la Prima Materia insieme alla voce della poeta. Dopo l’orgasmo dei ricordi, ritorniamo lettrici e ci differenziamo. Fino al prossimo verso di Eros.

La silloge di Claudia Zironi è nata qualche anno fa – nel 2014 per la precisione – ed è stata battezzata nella collana Le Avventurine con Terra d’Ulivi Edizioni.

Una collana di lettere, un incanto in versi; è la danza dei veli che ricama poesie del corpo e della relazione inquieta con l’Altro-da-sé. I testi e le illustrazioni si completano a vicenda, si intersecano nel significato evocato, nei sensi che permeano la poetica dell’autrice. Dell’intreccio tra disegno e segno, io che abito nella terra di mezzo non posso tralasciare nulla; è più forte di me, è deformazione di forma. Mi lascio permeare.

Nella postfazione di Giorgio Linguaglossa c’è il manifesto della scomparsa del mito nell’Ombra, l’annullamento dell’inconscio collettivo, il ritorno al segno da parte di un simbolo che la società di massa non accoglie più. “Siamo nell’epoca del pronto fatto” scrive Linguaglossa, tirando in gioco il tema del dolore nell’esperienza individuale – poetica, in questo caso. Eppure siamo lì, tutte intorno al calderone atavico delle nostre vaginali mantiche: mi ama, lo amo, lo disprezzo, è l’ultima volta, le sigarette, la birra, lo sperma.

Che fine ha fatto la potenza del simbolico, mi chiedo, prendendo spunto da questa assenza di senso della contemporaneità. Nel collettivo ground zero io la vedo camminare, Afrodite, lei che rende gli uomini pazzi con la pornografia – così sussurra James Hillman – e scorgo Eros suo figlio che si diverte a farci paura. Il dio appare mostruoso ai più, fa le boccacce alla luce della lanterna di una Psiche spesso troppo simile a una Persefone fissata lì, sei mesi con Ade, sei mesi con la madre, troppo co-dipendente dai baci, dal corpo – un corpo che è ancora protagonista nell’esperienza individuale ma è negato e condannato nell’agorà. Questo vedo, in studio e nei gruppi. Nello scenario dei Social Network.

Il corpo per fortuna nostra ci richiama a sé con il sintomo, ci irride per farsi ascoltare. Il corpo vivo in accordo con l’anima sosta nella limitatezza del tempo e dello spazio che ci è dato per sentire, per toccare, per abitare l’adesso. La poetica di Eros passa attraverso i pertugi, tra le ginocchia, tra le grandi labbra, si sofferma sui dettagli.

La dedica che Claudia Zironi incide all’inizio del libro è potente: “A tutti coloro che non ho amato”. Restituzione al mittente, la freccia dritta nel cuore di Eros. Mi fa rabbrividire, mi tocca con l’immagine dei “piacevoli amanti” dell’inizio.

Non so dire quante volte ho visto

piogge torrenziali abbattersi,

rovinare a valle trascinando tronchi

radici e vuoti. Non so dire le ore infinite

temendo i lampi, quando la paura

era che finisse; e neppure so dire

delle onde tumultuose nell’illusione

che il loro placarsi non fosse

un nuovo deserto di rovi.

Non so, non so dire perché

le dune si afflosciano e mutano

al passaggio delle correnti, ogni volta

più aride e sterili. Erose.

Echi degli anni acuti della giovinezza si costellano, mentre l’uso del corpo si fa “più forte”, quando parrebbe di scorgere Psiche perduta dietro le ali di Eros, in cerca di se stessa come una Alice tra i cocci e gli specchi.

Più forte dicevo, ancora!

Sapendo che era inutile

attesa, sempre vano

accendersi

fra le tue braccia.

Mi lasciai andare

allora, all’artico senso

della mente e ti persi

fra i nostri amori maschi.

E ancora, lo strappo tra l’ideale e lo specchio:

Non sei abbastanza bella, cara

I peluzzi delle ascelle, le sopracciglia,

ogni papilla del dolce e del salato,

reni e utero, l’unghia dell’alluce, tutti

erano informati ormai, dopo tre anni,

che non mi amavi.

(…)

L’amore carne, l’amore ideale, l’amore del viaggio di nozze, l’amore frame nelle inquadrature del viaggio di Claudia Zironi tra i versi. In “al marito”:

A chi ci chiese del viaggio

rispondemmo

con cartoline di Montmartre.

(…)

31 dicembre 1999

Abbiamo esorcizzato la fine del millennio

vestendoci di nero e scivolando sul ghiaccio.

Anche sul riso scivolavamo e sui fiori

troppo bianchi come i denti davanti

di tua cugina. La tombola, i balli, i baci,

i tanti applausi commossi: chiusi

in un cassetto, nell’album. Stanno lì

con Marilena e il suo cappotto

troppo leggero, con un parente

del quale non ricordo più

il nome, con lo zio Antonio che rideva,

che l’anno dopo è morto. Quando

in un agguato del caso lo vedo

mi prende un groppo alla gola:

quale follia? quel giorno

ci ha fatto dire sì, per la vita

– salvo divorzio.

Il corpo emblema nave vaso della ricerca della poeta è alcova nell’alcova, matrioska addormentata quando scrive:

Sarà Regina

Il calice la ferula

e uno schiavo tra le cosce

ad altro scettro ambendo.

Ebbrezza di alcol e potere

ma più salsedine d’amore

li ubriacava, lei e il suo servo.

Lo scenario della Polis nasconde e svela gli uomini e i mostri, gli dei nel salto quantico che attraversa la giovinezza erotica e permea l’età adulta per ritornare indietro fino all’uomo che…

Ancora oggi mi chiedo se davvero

sono viva, se quel giorno d’agosto,

a dieci anni, sono fuggita.

Se quel distinto quarantenne

ha preteso che cercassi caramelle

in una tasca vuota.

Una lucida analisi protetta dal verso, uno sguardo di nuda veritas tradotto in poesie che si inanellano, e sguardi che scandagliano le piume delle ali di Eros, la sua faretra, le frecce.

Il giorno prima di San Valentino

Mi documento di torture e teste rotolanti,

del mircacolo al contrario

di dare morte allo sposo

piuttosto che alla sposa salvezza.

Di reliquie-membra sparse per l’Italia.

Mi interrogo sulla correlazione

fra spasimi d’amore e spasmi

d’epilessia…

(…)

E ancora, alchemicamente, come gli sposi di Ted Hughes che si costruiscono in un corpo a corpo, vicendevolmente, pezzo dopo pezzo:

Viviamo lo stesso male

cerchiamo la stessa cura.

Leggere Claudia Zironi mi ha riconnessa alle fotografie che conservo gelosamente nel mio cassetto, le voci e i busti dei fidanzati, le anche degli amanti, la giovinezza cavalleresca alla ricerca del Graal in un castello di sabbia. Mi ha regalato brividi dolci e caramelle di disamore, sulla dipendenza dalla storia dei maschi e delle femmine, la narrazione di partenza perché – abbandonata ogni certezza – si possa arrivare al centro.

(…)

Ti potrei parlare della vita, di quella volta

che sono stata Dio nella mia pancia.

(articolo di Valeria Bianchi Mian)


Claudia Zironi, bolognese, opera dal 2012 nel mondo della diffusione culturale con l’associazione Versante Ripido (www.versanteripido.it) dedicata alla poesia della quale è uno dei fondatori e Presidente. Collabora anche con altre realtà associative rivolte alla cultura, all’arte e al sociale. Fa parte della redazione della rivista Le Voci della Luna. Ha fatto e fa parte di giurie di premi di poesia a rilevanza nazionale. È alla sesta pubblicazione poetica in Italia delle quali Eros e polis, nel 2016, è stata riproposta in USA in traduzione di Emanuel Di Pasquale. Nel 2019 è uscita, per i tipi di Marco Saya Edizioni, l’antologia a cura di Sonia Caporossi Claudia Zironi – Diradare l’ombra – antologia di critica e testi – 2012-2019. Nel 2020 è uscito il libro di poesie Not bad con la casa editrice Arcipelago Itaca (vincitore del Premio Città di Grottammare 2021). Altre notizie si possono trovare nel sito claudiazironi.wordpress.com

Un commento

  1. Cara Valeria, come ti dicevo ieri, mi sento ormai molto distante da questo figlio di carta che nemmeno si trova più in commercio – anche se in poco tempo ha fatto tanta strada da attraversare l’oceano e approdare in traduzione a New York (nel 2016 con Xenos books / Chelsea Edition, prefazione di John Taylor, quarta di copertina di Alfredo De Palchi). Mi pare che si parli del libro scritto da qualcun altra ed è quasi straniante ritrovarmi invece nelle tue parole e nella tua recente lettura: pare di stare in un varco che mi porta a contatto con una dimensione parallela, in una u-cronia, dove io sono giovane, il libro eè giovane, tanti cambiamenti e anche dolori non ci sono mai stati e la valenza dell’esperienza e la ricerca del Graal che tu citi sono strettamente connesse, oltre che all’intelletto, anche alla fisicità. Ti ringrazio di cuore per questo tuo sguardo prezioso, per il tempo, l’attenzione e lo spazio dedicati.

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