ANIMA(LI) | Epitaffio

Addio.
Non è proprio un addio.
Non trovo facilmente le parole.

A Pierino, che ce l’aveva a morte con i lupi, ho dedicato parole dense, parole ferme, parole educative – “gli animali hanno diritti, sono come noi”, “gli animali soffrono, sai?”, “tu con il fucile ti senti più forte del cinghiale?”, “chi ti dà il diritto di, in realtà?”. Abbiamo discusso, all’inizio. Un contrasto aperto, sfacciato, negli interstizi postprandiali della domenica. Nel tempo, abbiamo trovato un dialogo armistizio per amore dei familiari, una forma di comunicazione che ci vedeva in ogni caso affini quando si parlava delle stagioni e della terra, delle storie di paese.
Poche frasi, lui.
Molte domande, io.
Le patate, le rape, l’insalata, la Grifola Frondosa (Barbesin) sott’aceto, tutti i doni dello zio hanno sempre avuto un gusto che mi riportava al “là e allora” dell’infanzia, quando con mio nonno si andava nel pavese a prendere il vino e la farina e io giocavo nei campi dal Signor Emilio. Le cascine di mattoni e calce, l’odore speciale dell’aia con i conigli che correvano di qua e di là, tutto era magico.
Pierino il cacciatore, il contadino, lo zio. Pierino se ne va via lieve, è partito senza disturbare. Corre lontano, lui che ha vissuto nei boschi intorno al castello, incide nella neve le tracce più disparate: daino, lepre, fagiano, volpe… Conosceva, dei boschi, ogni centimetro di corteccia, ogni foglia nuova, ogni ramo spezzato. Lo ritroveremo tra i castagni, ne sono certa, come quella volta che al ritorno dalla nostra passeggiata ci ha detto: “Vi ho sentiti, siete andati fino in cima” – ma non ci eravamo accorti della sua presenza. È parte del verde, ormai, è sangue sui denti del predatore nel quale si riflette.

“Rinascerai lupo”, lo sbeffeggiavo.
Mi raccontava delle Masche del paese e del contadino che era diventato Matto perché era stato morso da una vipera. “Non torni più lo stesso, dopo il morso…”.
Negli ultimi anni si era addolcito. Non voleva ammazzare il coniglio, si preoccupava di cucinare per me un sugo vegetariano quando si mangiava tutti insime, aveva procurato alla sua vecchia gallina un galletto fresco, toy-boy della situazione, con il quale in ogni angolo del cortile lei si dava alla super produzione di uova. Letteralmente adorava, amava davvero la cagnolina alla quale consentiva di salire sul letto e che proteggeva dai pericoli come un padre la figlia. Ci teneva a dimostrarmi il suo cambiamento.

Ci rivedremo sul sentiero. La sera della tua morte abbiamo incontrato una volpe che giocava e cacciava, correndo a balzi in un prato. Bellissima. Ci siamo fermati in mezzo alla strada per guardarla. Lei si è fissata lì, incuriosita, si è fatta ammirare, poi saltellando è fuggita. Sincronicità del bosco. Ieri mattina Luciano ne ha vista un’altra. Sguardo acuto, occhi negli occhi. Le volpi si avvicinano alle case in inverno, lo so. Ma non sappiamo tutto.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...