Daniela Pericone | Corpo contro

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Daniela Pericone
Corpo contro
prefazione di
Gianfranco Lauretano

Passigli Editori

(da Lancelot du Lac di R. Bresson, 1974)

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Nella prefazione alla silloge di Daniela Pericone, Gianfranco Lauretano associa la virtù della Temperanza alla poetica dell’autrice. Scrive:

«Ciò (sottinteso, questa virtù) consente all’autrice di soppesare ogni particolare, di innestare la sua musica essenziale, pulita, colma di sostanza, senza che un elemento, neppure minimale, intervenga a rompere il bilanciamento del testo, che spesso ha del miracoloso. Una coscienza compositiva alta, una consapevolezza artistica elegante e primaria, capace perciò di accogliere anche un senso che viene da oltre le parole stesse e dall’intenzione di Pericone.»

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Temperanza è, insieme a Giustizia, la dama dell’arte chiamata equilibrio, ma si differenzia dalla seconda per la facoltà tutta dinamica del suo continuo andare a comporre il presente colmando lo spazio o sottraendo pienezza là dove occorre, senza mai soppesare, in realtà. Temperanza si fida del proprio istinto, mentre Giustizia valuta e compie una sapiente misurazione. Forse, leggendo adesso Corpo contro, si può riconoscere la presenza di entrambe le virtù arcane nei testi di un’autrice che conosce la bellezza della misura e al contempo segue il fluire degli elementi trovando un argine che non impedisce all’impermanente di passare.

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Trovo fuochi e tempo che scorre, trovo elementi di un mondo al suo finire, trovo natura che ha in sé la forza per accendere la vita oltre la brace. Trovo una poesia che mi risuona in modo particolare:

Intorno i fiori e le piante
non esistono da molto tempo.
Nemmeno lui che ne aveva cura.
Erano tutto il bene rimasto
le ore nel giardino d’inverno
tra i vasi ricolmi
di spine e colori d’un giorno
magnifici, effimeri.
Un padre le piante i fiori
impossibile chiamarli –
tuttavia il rosso esclama
ogni nome.

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Trovo un’altra poesia che tocca le corde dell’Io e dell’Ombra, sul filo di Lachesi, con la coscienza delle Parche.

Se devo dirmi qualcosa
non mi rivolgo parola
scrivo poche righe indecifrabili
sullo specchio in cui guardo ogni mattina
sperando che la frase vista al contrario
dia qualcosa di sensato
invece trovo un volto dietro un velo
di foschia e mi chiedo chi sia
l’altra che mi guarda, diversa ogni giorno
dal giorno prima, se non fosse che
si mostra indifferente alla mia sorte
perché sa che è questione di poco
che non ho scampo io, e nemmeno lei.

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Trovo una terza poesia – le altre dovrete cercarle esplorando il libro – che dona un poetico “consiglio”, (o meglio) che confida un segreto.

Confida nel tempo
incline a sottrazione
e mutamento – sia salda
la distanza dai tragitti consueti
dai segni inessenziali –
confonditi nel battito che innalza
sgretola e ripara – senza sosta
apprendi il fiato e la cera –
la poesia che guarda da lontano
accogli come una cosa tra le cose.

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L’autrice

Daniela Pericone ha pubblicato i libri di poesia Passo di giaguaro (Ed. Il Gabbiano, 2000), Aria di ventura (Book Editore, 2005, prefazione di Giusi Verbaro), Il caso e la ragione (Book Editore, 2010), L’inciampo (L’arcolaio, 2015, prefazione di Gianluca D’Andrea e nota di Elio Grasso), Distratte le mani (Coup d’idée, 2017, postfazione di Antonio Devicienti), La dimora insonne (Moretti & Vitali, 2020, nota di Giancarlo Pontiggia e postfazione di Alessandro Quattrone), Corpo contro (Passigli Editori, 2024, prefazione di Gianfranco Lauretano), vincitore del Premio “Guido Gozzano” 2024. Sue poesie sono tradotte in diverse lingue. Del 2023 è la plaquette bilingue Lumină scrisă/Luce scritta, con traduzione in romeno di Eliza Macadan (Bacău, Cosmopoli). Nel 2024 l’editore Macabor ha dedicato alla sua poesia il volume Secolo Donna 2024. Daniela Pericone e la vita dell’altrove, a cura di Bonifacio Vincenzi e Silvano Trevisani. Scrive testi di critica letteraria ed è redattrice di riviste e siti dedicati alla poesia (Laboratori Poesia, Larosainpiu).

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