Eva | Un film di Emanuela Rossi | Ispirazioni/20

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Come figlia di questo tempo e come terapeuta, non posso che essere d’accordo con le parole di James Hillman. Secondo il padre della psicologia archetipica, i disturbi degli uomini e delle donne di oggi sono conformi al mondo esterno e sono gli stessi disturbi del mondo: non possiamo fare una distinzione netta tra nevrosi del sé e del mondo, fra psicopatologia del sé e del mondo.

Sofferenza umana, animale, ambientale: c’è una inevitabile connessione. I nuovi sintomi gridano la frammentazione della psiche e del mondo, perché «il mondo attira l’attenzione su di sé per mezzo dei suoi sintomi»; il mondo è «soggetto di una enorme sofferenza e manifesta quei sintomi acuti e clamorosi con i quali si difende dal collasso.»

Eva, il film di Emanuela Rossi tocca le corde della necessità: lo sguardo necessario qui e ora per tenere desta l’Anima Mundi.

«Le nostre paure ecologiche» scrive ancora Hillman, «annunciano che è proprio nelle cose che l’anima reclama adesso attenzione psicologica.»

[estratti da: Anima Mundi: il ritorno dell’anima al mondo, 1985]

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La trama di Eva:

Eva è una donna misteriosa che vive nei boschi. Si fa notare quando incendia un campo di girasoli. Al commissario che l’arresta dice che l’ha fatto perché i bambini sono in pericolo e vanno protetti. Eva, infatti, sostiene infatti di avere una ‘missione’. Parla come una predicatrice, una specie di Giovanna D’Arco. In cielo vede strane luci blu. Il suo caso viene messo in relazione con la sparizione di alcuni bambini della zona, anche se i piccoli, in realtà, sembrano seguire volentieri la loro guida. Intanto, in Cina, una donna è esasperata perché sua figlia è malata…

Qualche domanda alla creatrice di Eva:

Uno. Perché nasce Eva?

L’interesse per lo stato psico-fisico del mondo è nato in me con la nascita di mia figlia. Un po’ di ecoansia l’ho sempre avuta, fin da piccola, da quando ho visto con i miei occhi i carciofi del nostro orto – nelle Marche – diventare neri il giorno dopo l’incidente di Chernobyl, ma non era un sentimento strutturato. Poi, uscendo da casa nostra nel centro di Roma con Costanza e la carrozzina, è scattata la consapevolezza che esponevo mia figlia ai gas delle auto, ai veleni. È iniziato una specie di senso di colpa – che ha anche dell’ipocrisia, visto che non ho fatto nulla per proteggerla.

Due. Il filo verde di Eva?

Bisogna però aggiungere che nel frattempo stavo facendo un corso di recitazione che sfruttava tecniche di bioenergetica e yoga. Cominciare a sentire di piu’, lavorare sulle proprie radici, fare esercizi come quello dell’albero o del grano, in cui ti senti davvero albero o grano, ti fa ‘svegliare’ e capire che se ti gettano addosso il pesticida, beh… non stai bene. Quindi ho pensato a un film in cui il tema ambientale, dei veleni dell’ambiente, fosse protagonista della storia.

Tre. La strada per arrivare a Eva?

La mia carriera piu’ grande è quella di spettatrice. Ero cinefila già a sette, otto anni. Vedevo tutti i film in televisione. Ho iniziato amando Hitchcock, poi ho scoperto Tarkovsky nei cineforum della mia cittadina, Fermo. In particolare un film, Solaris, mi ha aperto il cervello, mi ha fatto capire che il cinema poteva anche servire ad entrare in mondi diversi, o in aree della mente che non conosciamo. Metafisica insomma. Poi sono andata al Dams di Bologna, e lì ho scoperto il cinema muto.

Greed (Rapacità) del 1924 di Von Stroheim resta una delle più grandi storie sulla avidità e la stupidità degli uomini mai realizzata, con i protagonisti – due fratelli – che si scannano per un po’ d’oro mentre sono legati in mezzo al deserto infuocato, sul punto di morire. Un po’ come noi adesso. Da mandare in loop in tutte le scuole.

Quattro. Il mondo di Eva?

Eva è una specie di favola nera, ancestrale.

Nasce in un momento in cui io ero molto arrabbiata per una malattia che imputavo all’inquinamento, e quindi ho trasformato questa rabbia in un racconto oscuro, seppur alla fine con una speranza. La protagonista è una figura controversa, è una donna che soffre molto di ecoansia, si preoccupa per i bambini, li vuole mettere al sicuro, vuole portarli via dal veleno, ma come? Qualcuno, dal Cielo, le suggerisce una ‘missione’. Mi fa piacere che ultimamente un esimio psicanalista mi ha detto che Eva è una figura quasi mitologica, arcaica. Lei infatti ragiona in termini ‘metafisici’, quindi non si puo’ giudicare con il realismo o la modernità. Va presa come un’iperbole su un mondo in cui il disagio psichico va di pari passo con il disagio del mondo stesso. Certo si può parlare di pazzia, ma non è più pazza lei di un mondo che per altri dieci anni ha accettato un potente antiparassitario cancerogeno. Infatti il film è stato sostenuto da Greenpeace Italia, Legambiente ed Isde, associazione di medici per l’ambiente.

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REGIA, SOGGETTO: Emanuela Rossi. SCENEGGIATURA: Emanuela Rossi, Stella Di Tocco. FOTOGRAFIA: Luca Bigazzi. MONTAGGIO: Davide Miele. SCENOGRAFIA: Barbara Tomada. COSTUMI: Carola Fenocchio. MUSICA: Pasquale Catalano. SUONO: Paolo Amici. CAST: Carol Duarte, Edoardo Pesce, Tommaso Zoppi, Antonio Gerardi, Giordano De Plano, Roberta Mattei. PRODUZIONE: Claudio Corbucci per Courier Film. COPRODUZIONE: Paolo Tarpini per Tarpini Productions.

Emanuela Rossi

(Fermo, Ascoli Piceno, 1968), di origine marchigiana, ha studiato storia del cinema al Dams di Bologna e a Paris VIII. Ha lavorato come giornalista per riviste femminili («Grazia», «Marie Claire», «Glamour», «Casa Vogue», «D-Donna») e nel 2007 ha scritto, diretto e prodotto il suo primo corto, Il bambino di Carla, candidato ai Nastri d’Argento e ai David di Donatello. Tra il 2008 e il 2013 ha studiato direzione d’attori con Francesca De Sapio (Metodo Actor’s Studio) e tra il 2015 e il 2017 è stata tra i registi della serie Non uccidere. Nel 2019 ha presentato ad Alice nella città il suo primo lungo Buio, Premio Fioretta per il cinema italiano, Premio speciale SIAE per la sceneggiatura ai Nastri d’Argento e premio come miglior opera prima della «Rivista del cinematografo». Selezionato in festival internazionali (Australia, Estonia, Corea del Sud, Romania, Francia, Germania, Polonia, Inghilterra, Israele, Stati Uniti…), il film è stato inoltre premiato a Nantes e a Sydney.

La protagonista di Eva

«Carol Duarte è brasiliana e ha sentito molto la responsabilità di fare questo film, visto quello che sta succedendo in Amazzonia», dice la regista.

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