
Le scelte di Ana, ovvero
La donna dei tre mondi (Laterza, 2026) di David Salomoni
C’era una volta, nella prima metà del Seicento, Ana de Cristo, orfana nata e cresciuta a Toledo, che conobbe “l’amore profano e l’amor sacro”, e che attraversò gli oceani per portare gli insegnamenti di Chiara d’Assisi fino agli estremi del mondo conosciuto: prima a Manila nelle Filippine, poi a Macao in Cina.
Ana vive con gli zii e ha 16 anni quando incontra Miguel, l’amore della sua vita. Amore presto perduto, purtroppo, perché il ragazzo si arruola e scompare senza lasciare tracce. Ana inizia così la sua crescita personale come donna e, grazie a una giovane mistica qualche anno più anziana di lei, Jerónima, finisce per abbracciare la vita monacale. Le due clarisse, ormai adulte, intraprendono, in qualità di missionarie, un viaggio per mare che segnerà profondamente non solo la loro esistenza umana ma anche la storia dei contatti tra l’Europa e i Nuovi Mondi.
La protagonista del primo romanzo di David Salomoni, storico dell’età moderna e già narratore-saggista, ha tutti i connotati per essere la protagonista di una fiaba: posta più volte davanti a scelte di vita radicali, modella la realtà circostante, portando a compimento l’arco evolutivo del viaggio dell’eroe. Dell’eroina, in questo caso.
Ana de Cristo però è realmente esistita e le sue memorie sono raccolte nelle circa 450 carte conservate presso il monastero di Santa Isabel de los Reyes a Toledo, come dichiara l’autore stesso in coda al romanzo.
Questa biofiction sulle badesse del monastero di Santa Clara a Manila è il primo romanzo di Salomoni, professore associato all’Università degli Stranieri di Siena, autore per Laterza dei saggi: Magellano: Il primo viaggio intorno al mondo (2022), Francis Drake: Il corsaro che sfidò un impero (2023), e Leonesse: Le guerriere del Rinascimento (2024).
Ho usato il plurale “badesse” perché vi è un’altra protagonista in questa storia, Jerónima de la Asunción, la santa viva, a cui Salomoni dedica ampio spazio. Anzi, alcuni degli spunti narrativi più intensi riguardano proprio le esperienze di vita di questa donna, come il capitolo dedicato all’incontro con il pittore Velázquez e al ritratto da lui realizzato. Oppure, i topos letterari tipici delle agiografie: dalla sopravvivenza miracolosa a incidenti mortali, come la caduta in un burrone; alla denutrizione in seguito alla volontaria astensione dal cibo; a incontri rischiosi con personaggi poco raccomandabili, sorta di tentazioni demoniache.
In alcuni passaggi, Jerónima prende quasi il sopravvento, narratologicamente parlando, su Ana. In effetti, la sua è un’esistenza eccezionale, quella di un personaggio carismatico e influente a livello internazionale. Di Ana invece conosciamo altre esperienze eccezionali, soprattutto interiori, nonostante il suo apporto alla diffusione della cultura europea allarghi gli orizzonti ben oltre le più note imprese dei gesuiti. Salomoni dedica alle scelte di questa donna un’attenzione particolare, mostrandoci come i conflitti servono tanto nella realtà quanto nella finzione per entrare in contatto con il senso più profondo della natura umana.
Dio l’aveva messa davanti a un bivio per poter fare una scelta pienamente libera. Ana sapeva che senza il dissidio profondo tra quelle due strade, che sentiva di amare entrambe, non avrebbe potuto esercitare la sua libertà. Senza una scelta, senza due possibilità reali, concrete, carnali sarebbe stato un accontentarsi. Più alta la posta in gioco, maggiore il suo esercizio di arbitrio. (p.201)
Negli ultimi anni, la letteratura mistica femminile è oggetto delle attenzioni di alcuni studi specifici, a partire dall’Epistolario di Caterina da Siena. Infatti, risulta ricorrente già nel Trecento l’analogia tra matrimonio e vocazione religiosa e il campo semantico cui si attinge per descrivere l’amore per Dio e quello per l’uomo è lo stesso.
Non a caso la prima frase sibillina che aveva rivolto Jerónima ad Ana era stata «una moglie deve sedurre il marito». Di quale tipo di seduzione si stesse parlando, al momento in cui la sentenza quasi oracolare veniva pronunciata, non era dato sapere. Lo si scoprirà alla fine del romanzo, con bel un colpo di scena.
In realtà, non si tratta di seduzione, ma di amore, che è poi il tema trasversale a tutto il romanzo.
La parola di Jerónima, che per Ana incarna tanto la dimensione materna che quella sororale, sarà d’amore anche nel suggerirle di accogliere la chiamata come missionaria: «Vai, allora! Ma non perché vuoi partire. Vai per amare».
Ogni azione è sacra se mossa da amore vero e disinteressato, insomma.
Nel corso della lettura, le vicende dei personaggi si alternano a digressioni che contestualizzano gli avvenimenti. Un po’ come ne Il nome della rosa di Umberto Eco, queste parti di raccordo, attraverso le quali Salomoni ci guida nel labirinto dei dati storici, possono essere apprezzate come momento narrativo complementare senza dover per forza prestare particolare attenzione al dettaglio, oppure possono essere mappate per estrarre dalla biofiction un saggio a sé stante sull’epoca coloniale.
Fu al catechismo, quindi, che avvenne un fatto eccezionale. Un incontro, cos’altro? Cosa più di un volto, più di uno sguardo, può penetrare l’anima fino a sconvolgere un’esistenza portandola in una direzione piuttosto che un’altra? (p. 29)
Spesso sono appunto sguardi amorevoli, altre volte però sono sguardi che si impongono, che si avvicendano e che reinterpretano modelli e vite altrui. Incontriamo spesso frasi attraverso le quali sembri suggerire che gli sguardi dei colonizzatori e dei missionari sui mondi nuovi siano frutto di una loro prospettiva parziale e non una realtà assoluta.
[Manila] era il punto di raccordo tra l’Est e l’Ovest, che nelle sue acque si univano diventando un tutt’uno. Convenzioni geografiche e punti cardinali, da quelle parti, erano solo questione di prospettiva. Per la Spagna era l’Estremo Occidente, per il resto d’Europa era l’Estremo Oriente. (p.171)
Non solo Jerónima e Ana: il romanzo è ricco di pennellate interessanti su alcuni personaggi femminili, come Inés la veggente e Marìa la schiava. Numerose sono le fotografie del mondo indigeno! dal punto di vista culturale e istituzionale, rappresentando la cifra stilistica di questo affresco corale su uno dei periodi storici più intensi e forse meno noti al pubblico.
In dialogo con l’autore
1) I tre mondi ai quali si riferisce il titolo e di cui Ana è rappresentante sono probabilmente l’Europa, l’America e l’Asia. Eppure, io ho percepito soprattutto una tripartizione tra il mondo domestico in cui Ana vive la prima parte della sua vita, il mondo monastico dove vive fino ai 55 anni e, infine, il terzo mondo che è quello della socialità, cioè il viaggio per mare con i marinai e l’esistenza missionaria. Quali sono le specificità di tutti questi mondi e qual è fil rouge che li lega?
Il filo rosso che lega tutti questi mondi penso possa essere identificato in una parola, o meglio in un concetto: limen, confine, frontiera. Questo limen, a sua volta, è naturale, geografico, fisico e antropico; i mondi da attraversare sono i continenti, Europa, Asia, America, gli oceani Atlantico e Pacifico, le culture, quella del Vecchio Mondo, e quella dei nuovi mondi, dei popoli con i quali Ana dovette entrare in contatto, sia in America, sia in Asia. Tuttavia, il limen, è sicuramente anche sociale, esistenziale, interiore. Donne che avevano scelto di passare la vita in contemplazione e preghiera nel medesimo edificio, si trovano catapultate lontano, su orizzonti globali mai immaginati prima. E così il loro monastero diventa di volta in volta la carrozza, la nave, l’oceano, la foresta. Ma, dicevo, il limen è anche interiore. La storia di Ana è una storia di maturazione, di crescita, di comprensione del sé più profondo. In una parola, è una storia di vocazione. Per compiere la sua vocazione Ana deve superare i suoi limiti mentali e spirituali, e avere il coraggio di andare al fondo di sé stessa e compiere scelte molto difficili.
2) Nel corso di tutto il romanzo, assistiamo a molteplici interazioni determinate dagli sguardi tra diverse culture oppure tra singoli individui, come nel caso del primo incontro tra Ana e Miguel.
Fu al catechismo, quindi, che avvenne un fatto eccezionale. Un incontro, cos’altro? Cosa più di un volto, più di uno sguardo, può penetrare l’anima fino a sconvolgere un’esistenza portandola in una direzione piuttosto che un’altra? (p. 29)
Spesso sono appunto sguardi amorevoli, altre volte però sono sguardi che si impongono, che si avvicendano e che reinterpretano modelli e vite altrui. Incontriamo spesso frasi attraverso le quali sembri suggerire che gli sguardi dei colonizzatori e dei missionari sui mondi nuovi siano frutto di una loro prospettiva parziale e non una realtà assoluta.
[Manila] era il punto di raccordo tra l’Est e l’Ovest, che nelle sue acque si univano diventando un tutt’uno. Convenzioni geografiche e punti cardinali, da quelle parti, erano solo questione di prospettiva. Per la Spagna era l’Estremo Occidente, per il resto d’Europa era l’Estremo Oriente. (p.171)
È così? Quanto è difficile raccontare alcune vicende, oggi nell’era di una nuova sensibilità rispetto a certe tematiche?
Da storico, ho imparato che gli sguardi e le prospettive su una realtà, su un mondo, su un’epoca, sono sempre parziali, ma interessanti. Nell’interpretare i fatti intorno a noi siamo sempre influenzati dal nostro vissuto, dalle nostre sofferenze, dalle nostre gioie e aspettative. E tuttavia, gli sguardi e le prospettive possono essere integrate, possono completarsi, possono essere usate in modo alternativo e complementare per allenare, da lettori, il nostro senso critico, la nostra abilità di empatizzare senza necessariamente dover sposare o parteggiare per una parte o per l’altra. Spesso mi viene domandato se i personaggi storici che ho studiato sono “buoni o cattivi”. La risposta è che sono entrambe le cose e nessuna delle due, sono semplicemente umani, animati da passioni e ragionamenti al tempo stesso universali e particolari. Gli sguardi che incontriamo nel romanzo sono anche quelli dell’amore tra Ana e Miguel. I due personaggi condividono una sorte di vita e di crescita dolorosa ma libera, e gli sguardi reciproci sono proprio ciò che li aiuterà a evolvere nel corso delle vicende narrate.
3) Non solo Jerónima e Ana: il tuo romanzo è ricco di pennellate interessanti su alcuni personaggi femminili , come Inés la veggente e Marìa la schiava. Ma ci fornisci anche molte fotografie del mondo indigeno, dal punto di vista culturale e istituzionale. Quali sono le caratteristiche e le intenzioni di questo tuo affresco corale su uno dei periodi storici più intensi e forse meno noti al pubblico?
Il desiderio che mi ha mosso nel raccontare storie di vita e prospettive, principalmente femminili, nel XVII secolo, scaturisce da vari motivi. Il primo è che le fonti storiche sulle donne, sul mondo femminile sono più scarse di quelle sugli uomini, e pertanto sono più affascinanti, sono fonti più fragili, come mi piace definirle, e per questo meritevoli di essere rese note, conosciute dal pubblico, a maggior ragione tramite una storia così bella e avventurosa. In secondo luogo, ho sempre cercato di far emergere nei miei libri la dimensione dell’umano, che spesso si perde nei libri di storia. Un’umanità varia, eterogenea, diversificata, in cui trova spazio ogni religione, ogni cultura, ogni colore della pelle. Vorrei trasmettere l’idea che dietro le dinamiche politiche, religiose, economiche e scientifiche c’erano persone, i cui sentimenti, le aspirazioni, le problematiche, mutatis mutandis, non erano così diverse dalle nostre. Penso che la letteratura, e la storia, abbiano il grande merito di aiutarci a relativizzare le nostre esistenze, a renderci empatici, tutte cose che oggi dovrebbero essere reimparate. Infine, ma non meno importante, il desiderio di andare oltre il “complesso della monaca di Monza”, offrendo un ritratto del monastero seicentesco non come un luogo, non unicamente almeno, di forzatura, torbidi e violenze, ma come un luogo di autonomia femminile, di crescita personale e di libertà.
BIO
David Salomoni è storico dell’età moderna e professore associato presso l’Università per Stranieri di Siena. Per Laterza è già autore dei saggi: Magellano. Il primo viaggio intorno al mondo (2022), Francis Drake. Il corsaro che sfidò un impero (2023) e Leonesse. Le guerriere del Rinascimento (2024), già da me recensito altrove: https://www.bibliovorax.it/2025/10/19/leonesse-le-guerriere-del-rinascimento-di-david-salomoni-laterza-2024/
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