Ali d’inchiostro | Buio

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‘Buio’ di Vera Buck. Giunti, 2026.

Acquistare una casa a un euro è un’occasione da non lasciarsi sfuggire, soprattutto per chi ha deciso di cambiare vita e ricominciare daccapo in un luogo nuovo. È proprio ciò che fa Tilda, architetta tedesca di origini italiane, quando sceglie di lasciare la Germania per trasferirsi a Botigalli, un piccolo borgo nel cuore della Barbagia. L’idea di restaurare una vecchia casa in un paese quasi del tutto disabitato la affascina: il silenzio, la natura incontaminata e il fascino ruvido della Sardegna sembrano offrirle l’occasione perfetta per una rinascita. Ma quello che inizialmente appare come un rifugio lontano dal mondo si trasforma ben presto in un luogo inquietante, dove il confine tra realtà e leggenda diventa sempre più sottile. Lamenti nel cuore della notte, oggetti che cambiano inspiegabilmente posizione, presenze che sembrano osservare ogni suo movimento e un senso costante di minaccia rendono la casa un personaggio vero e proprio, vivo e ostile.

«Mi sono trovata davvero una casa ribelle. “Una casa con carattere” direbbe Nathan. Ma cos’altro ci si dovrebbe aspettare da un edificio che si trova in un paese fantasma nella Barbagia, nella terra dei barbari? I romani la chiamavano così perché non riuscivano a sottomettere la popolazione di pastori, orgogliosa e ostinata, che viveva nel cuore dell’isola.»

Per dare un senso agli eventi che la tormentano, Tilda è costretta a scavare nel passato del paese, fino a riportare alla luce una tragedia dimenticata.

Nel 1982, durante un matrimonio, una violenta sparatoria spezza decine di vite e lascia una ferita che Botigalli non riesce mai a rimarginare. Da quel momento il paese sceglie il silenzio, seppellendo la verità insieme ai suoi morti.

Attraverso quella vicenda, Vera Buck si ispira anche alla storia di Franca Viola, la giovane siciliana che ebbe il coraggio di rifiutare il matrimonio riparatore dopo essere stata violentata, trasformando una vicenda personale in un simbolo di emancipazione femminile.

Il romanzo richiama inoltre un’altra pagina dolorosa della storia sarda, quella dei sequestri di persona a scopo di estorsione, che per anni segna profondamente la Barbagia e contribuisce a costruire un clima di paura, omertà e diffidenza.

La narrazione si sviluppa attraverso tre voci che si alternano nei capitoli. C’è Tilda, che vive il presente e cerca di comprendere ciò che accade nella casa; c’è Enzo, giornalista ostinato deciso a ricostruire i fatti e a dare finalmente un nome ai responsabili; e c’è Franca, una delle due spose di quel tragico matrimonio del 1982, che paga a caro prezzo la scelta di ribellarsi alle regole non scritte del paese e all’omertà della comunità.

La storia procede su due piani temporali che finiscono lentamente per fondersi. Da una parte il presente di Tilda, impegnata nel recupero della casa, nell’arrivo del fratello Nino e nella relazione con Daniele, pescatore e artista profondamente legato alla sua terra; dall’altra il passato di Franca, giovane donna che sogna una libertà che la società in cui vive continua a negarle. I due fili narrativi si rincorrono fino a convergere in un finale che restituisce senso tanto agli eventi soprannaturali quanto alle tragedie umane.

Vera Buck costruisce una narrazione intensa, densa e viscerale, nella quale la tensione non nasce da inseguimenti o colpi di scena continui, ma da un’inquietudine sottile che cresce pagina dopo pagina. Il soprannaturale non invade mai la storia in modo spettacolare, ma si insinua lentamente nella quotidianità, alimentando un costante senso di disagio.

I personaggi risultano complessi e credibili, segnati da traumi, rimorsi e segreti che li rendono profondamente umani.

La scrittura è essenziale, precisa, quasi chirurgica. Ogni dettaglio contribuisce ad aumentare la suspense e a rendere tangibile il peso dell’oscurità, che non è soltanto quella delle case abbandonate o delle montagne della Barbagia, ma soprattutto quella custodita nell’animo delle persone.

Il buio del titolo non rappresenta soltanto l’assenza della luce, ma è il peso del non detto, delle colpe tramandate di generazione in generazione, delle verità nascoste sotto decenni di silenzio e paura.

Buck sa dosare magistralmente la tensione. Quando il lettore pensa di aver trovato un momento di quiete nel presente, il passato riaffiora improvvisamente: una macchia d’olio sul selciato, una calza da donna abbandonata, il rintocco di una campana nel paese fantasma diventano dettagli capaci di evocare un orrore che non smette mai davvero di esistere.

Buio è un thriller che intreccia mistero, memoria storica, denuncia sociale e suggestioni gotiche senza mai perdere equilibrio. Un romanzo che parla di colpe individuali e collettive, di libertà negate e di verità sepolte, riuscendo a trasformare un piccolo borgo dimenticato della Sardegna in un luogo impossibile da dimenticare.

Consigliato.

Biografia

Vera Buck (Salzkotten, 1986) è una scrittrice e giornalista tedesco-svizzera. Nota per i suoi thriller psicologici, ha studiato giornalismo, letteratura e sceneggiatura in Europa e alle Hawaii, lavorando poi da Zurigo. Attualmente vive e lavora come autrice freelance a Zurigo, dove trova ispirazione per i suoi thriller durante audaci escursioni.

Bambini lupo, pubblicato in Italia da Giunti nel 2024, è il suo esordio nel campo dei thriller, un successo di critica e di vendita in Germania. Oltre a essere diventato un bestseller, ha ricevuto una nomination per il prestigioso Premio Friedrich Glauser.

Sempre per Giunti ha pubblicato La casa sull’albero (2025) e Buio (2026).

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