magrissima | Roberta Sireno

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Cosa resta dei nostri corpi nell’era del «mondo altissimo algoritmico succhia-capitale»? Se lo chiede, con la precisione di un bisturi, Roberta Sireno nel suo ultimo lavoro, magrissima: introdotta da una citazione-soglia di Ida Travi («là dove regna l’eterna fame dei nidi») e suddivisa in quattro movimenti (sulla sua pelle, il monte intorno, controcanto, ritratto), l’opera delinea un itinerario che si configura come progressivo prosciugamento del sé, per approdare infine a una mancanza che è insieme patologia e liberazione, rifiuto e ascesi. Fin dalle prime pagine, la scrittura di Sireno si caratterizza per l’utilizzo di un lessico biologico e clinico (arterie, vertebre, liquido sinoviale, amenorree, pelvi, visceri, sangue…), muovendosi lungo il crinale ambiguo in cui la ferita psichica svuota il linguaggio e il corpo, descritto appunto come organismo in costante tensione e sottrazione, «sdraiato a guardare le pareti» nel tentativo di elaborare il trauma e votato a farsi microscopico per ritrovare la propria verità. La perdita di peso – la magrezza del titolo – si riflette specularmente sulla parola: «il bisogno subacqueo si chiude, il verbo / si atrofizza […] i pesci scivolano sulla lingua liquefatta». C’è un’impossibilità intrinseca di articolare il suono. La scrittura diventa allora «la tipografia / del movimento», un tentativo estremo di decifrare fonemi attraverso lo spasmo dei tendini e delle articolazioni. Il paesaggio contro cui si staglia la voce poetica è una speculare estensione di questo turbamento. Nella seconda sezione, il monte intorno, la natura è matrigna, livida, popolata da corvi (evocati nell’illustrazione di Rocco Lombardi, che impreziosisce il volume), bisce schiacciate e uccelli morti. C’è un senso di imminente rovina ecologica e psicologica («avanzando i ghiacciai scivolano verso il basso / si sballa l’effetto serra»). Questo orizzonte minaccioso trova un controcanto nei luoghi indiani dell’ultima sezione: l’India evocata dall’autrice, tuttavia, è priva di esotismo, e tra i fumi dei crematori e pasti di solo riso e legumi, espone la voce narrante alla «psicosi del grande male». Il viaggio verso il Gange e Benares non porta la purificazione sperata, ma una «paralisi subacquea», il «collasso dell’organo vocale», finché il corpo viene consegnato nelle mani di Shiva danzante. Irrompe la contemporaneità iper-connessa, nella messa a nudo del cortocircuito tra la sofferenza profonda, incarnata nel corpo, e lo spazio virtuale abitato da profili e post bidimensionali di immagini e parole, espediente che la Sireno indica come ciò che sembra «salvare / il nostro peso gravitazionale / lunare», ma in realtà non fa che alimentare la scissione tra apparenza e sostanza, spingendo l’individuo lontano dal proprio sé autentico. Nei versi finali del libro l’autrice toglie «ogni pezzo di carne» perché ha «sognato una faccia»: ecco che allora la magrezza estrema, metafora di un pensiero e di una lingua essenziali e aderenti alla realtà, diventa l’unico modo per raggiungere una radicale purezza, per liberarsi della zavorra biologica da un lato e delle proiezioni fantasmagoriche dell’era digitale dall’altro, diventano così nitido sguardo, inalterata struttura, identità sottratta alla carne e ai suoi fantasmi di bit, una paradossale forma di resistenza e di spiritualità ritrovata.

[Silvia Rosa]

*

Da magrissima (Zacinto Edizioni 2025, collana Manufatti poetici, titolo n°30)

dissolvere è una nuova pratica della carne

dove non si è verticali e nemmeno orizzontali

c’è solo il corvo che sparisce

dietro la finestra

dietro il monte

e su per le croci rimane qualche

presagio

*

ogni mutare di stagione è tenebra irrisolta, nelle acque fluisce il dono

quale muta potenza a dirlo – questo monte che si frantuma

e qui – scrivente – abito una storia che consuma

a volte si produce lo scatto ogni variazione è minima e poi si inabissa:

come un seme d’aprile sei chiuso dentro un crepuscolo

e le articolazioni si fanno carne per comprendere la nostra dissoluzione

d’atrofia si ritorna, anche nella visione

perché c’è ostruzione nel bulbo oculare

muco di iride e vasi sanguigni – l’immagine:

che è un collasso dell’organo vocale

*

trovare una parola, renderla carne

carne che non è vetro ma

soffio di narici, uno srotolamento

dell’anca, una fessura

e poi il monte, la nebbia intorno a dire

gli interstizi in cui qualcosa

si nasconde – la tenda che è

vento che muove, una domanda

scavata nel buio della stanza

*

seduta psichica:

la signora dai capelli blu è seduta sulla poltrona e ondeggia

tra i fogli bianchi e i pennarelli, la signora blu vuole osservare

quale psicosi del grande male serpeggia tra le mani di chi non scrive più

a volte con un dito la signora blu tocca lo spazio vuoto della laringe

– ecco, la glottide in ujjayi per sentire se c’è fonazione se c’è articolazione

ma il disturbo comportamentale tintinna ancora in apnea

tra cortocircuiti neurotrasmettitori sinapsi squilibri ormonali amenorree

a volte si può pensare che il blu può essere un pronto salva-vita

come quando pensi all’oceano indiano e sotto tutti i pesci che pizzica

no e le gambe morte nell’acqua alta. e qualche droga (possiamo pensare)

potrebbe salvare, – ma (…) ?!

se tutti i muri sono eretti sopra questo grandissimo baratro scuro, allora –

su quali fondali marini mettere l’arco plantare?

*

così disse lei, ridendo:

«ho tolto ogni pezzo di carne

perché ho fatto un sogno

ho sognato una faccia»

*

 

Illustrazione di Rocco Lombardi

 

*

Roberta Sireno (Modena, 1987) è autrice di Fabbriche di vetro (Raffaelli 2011) e senza governo (Raffaelli 2016). Si aggiudica il primo premio in alcuni concorsi di poesia (Certamen 2009, Università di Bologna 2013, Anna Osti 2018, Montano 2019). Laureata in Italianistica all’Università di Bologna, nel 2012 è selezionata per RicercaBO. Dal 2013 collabora con il Teatro Valdoca, e dal 2018 è co-curatrice della rassegna Una come lei. Incontri e pratiche di poesia presso la Biblioteca Italiana delle Donne di Bologna. Dal 2011 si dedica alle pratiche yoga, ottenendo nel 2022 l’abilitazione all’insegnamento (Yoga Alliance e CSEN h760), e nel 2023 il titolo master in Yoga Studies all’Università Ca’ Foscari di Venezia.

Rocco Lombardi (Formia, 1973), disegnatore e illustratore, vive sull’Appennino bolognese mentre le sue radici allignano nel mare Tirreno. Tra le sue pubblicazioni incise nel nero: Campana con Simone Lucciola (Giuda Edizioni 2012), Alberico (Giuda Edizioni 2014), L’argine con Marina Girardi (Becco Giallo 2017), C’era la Taiga c’era un incendio con Matteo Meschiari (Logos Edizioni 2022), Oracolo degli animali sacri con Francesca Matteoni (Vivida 2022), Mira (Logos Edizioni 2024).

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