Il borgo delle streghe | Ispirazioni/21

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  • Ispirazioni #21 dedicato a: Il borgo delle streghe di Luisa Ferrero, Bertoni Editore 2026

Come non amare Triora

Impossibile restare indifferenti quando ci si immerge nella magica atmosfera di questo borgo ligure arroccato sul Monte Trono, a dominare l’Alta Valle Argentina. 

Triora si trova a pochi chilometri da Arma di Taggia, e non è un paese per brave ragazze, a giudicare dalla Fama (uno dei Trionfi petrarcheschi più potenti, prima di Eternità che vince tutto) che sin dal sedicesimo secolo accompagna la nostra anima tra i carruggi, sussurrando storie di streghe tra un portone e una pietra, tra una piazzetta e un edificio. L’anima stessa si unisce al sabba e danza volentieri nella ben nota Cabotina o nel folto del bosco. 

Proprio a Triora, tra il 1587 e il 1589, un terribile procedimento giudiziario coinvolse una trentina di donne. Le innocenti signore e signorine chiamate bàgiue, l’espressione dialettale per definire le fattucchiere, vennero accusate di essere artefici di una carestia perdurante e di altre diavolerie. Le poverette furono torturate e rinchiuse in prigione; nessuna di queste cosiddette streghe finì sul rogo, ma alcune prigioniere morirono a causa delle sevizie, una – in particolare – tentò di sfuggire ai supplizi gettandosi dalla finestra. 

La Salem d’Italia, il borgo delle streghe: Triora ha molti nomi e un grande volto oscuro che in tempi più recenti ha indossato gli abiti della festa estiva di Strigòra, ricca di gadgets e di appuntamenti, e con l’istituzione di giornate di studio e divulgazione dedicate al tema stregonesco e grazie all’interesse dimostrato dai turisti provenienti da tutto il mondo. 

Esplorando Triora non si può assolutamente evitare una visita al Museo Etnografico e della Stregoneria, un ricettacolo di cimeli, uno scrigno di reperti, un contenitore di spunti per fare storie.

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Luisa Ferrero, narratrice che della Liguria ha fatto una seconda casa, ha colto al volo il vento di Triora e, soffiando sulla carta come magia vuole , ha tradotto lo spirito del luogo in un gustosissimo romanzo giallo.

Un giallo classico e ben costruito, un libro più che gradevole che contiene una riflessione di sottofondo: che cosa succede quando i ragazzi e le ragazze si sentono disorientati e cercano i propri punti di riferimento tra le ombre, tra i demoni, negli inferi del mondo contemporaneo?

Il borgo delle streghe parla di Triora, è vero: le streghe e i loro riti sono la cornice che ospita un dipinto complesso, un quadro che parla di utilizzo improprio del web, di socializzazione secondaria – i gruppi dei pari – di genitori assenti, di rabbia profonda.

La storia inizia a Porto Maurizio: un cadavere viene ritrovato al largo. A chi apparteneva quel corpo? L’indagine prende avvio proprio da questa mancanza di informazioni, per arricchirsi di indizi suggestivi, man mano che vengono presentati i protagonisti che appartengono alla squadra investigativa di Imperia. Leo Farri, commissario capo, ha un carattere schivo, a tratti burbero, ma possiede le qualità necessarie al suo ruolo e, soprattutto, può contare sull’aiuto di Denis Ghinazzi, ispettore, e di Mara Pozzi, intuitiva consulente informatica, sorella di Lisa. Proprio lei, Lisa, è il punto nevralgico della rosa di figure, quella che connette la squadra agli abitanti del borgo magico. Pagina dopo pagina, agli attori principali si aggiungono gli abitanti di Triora, i giovani e gli anziani, fauna del luogo.  

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Tre domande all’autrice:

Come mai il romanzo si concentra sul mondo degli adolescenti non metropolitani, sul gruppo dei pari?

L.F. – In ogni mio romanzo cerco di affrontare tematiche che mi stanno particolarmente a cuore perché attuali e delicate, come la violenza sulle donne, il disagio giovanile, il conflitto generazionale, il bullismo e il cyberbullismo. In questo libro ho scelto di concentrare lo sguardo sul mondo degli adolescenti che vivono lontano dalle grandi città, dove spesso le dinamiche relazionali assumono caratteristiche particolari: ci si conosce tutti, si cresce insieme e il gruppo dei pari diventa un punto di riferimento fondamentale.

Durante l’adolescenza il bisogno di sentirsi accettati è fortissimo. Il gruppo può rappresentare un luogo di amicizia, sostegno e crescita, ma può anche trasformarsi in uno spazio in cui si uniformano comportamenti, si alimentano pregiudizi, si esercitano esclusioni o si sceglie di tacere per paura di essere emarginati. È proprio all’interno di queste dinamiche, spesso sottili e difficili da riconoscere, che possono nascere situazioni di grande sofferenza.

Sono convinta che anche il giallo e il noir possano offrire uno spaccato autentico della società contemporanea. Raccontare una storia significa anche porre domande, stimolare una riflessione e invitare il lettore a interrogarsi sui meccanismi che regolano le relazioni umane e sulle responsabilità, individuali e collettive, che ciascuno di noi ha nei confronti degli altri.

Ci racconti il tuo rapporto con la Liguria?

L.F. – Pur essendo torinese, da anni il mio immaginario narrativo ha trovato casa in Liguria, e in particolare nell’Imperiese. È una terra che sento profondamente mia, capace ogni volta di sorprendermi con i suoi profumi, la luce che cambia nell’arco della giornata, i colori del mare e degli uliveti, il clima mite e una cucina che racconta la storia di questo territorio.

Per chi scrive, il Ponente ligure è un’infinita fonte di ispirazione. Nel raggio di pochi chilometri convivono realtà completamente diverse: la vivacità di Imperia, l’eleganza di Sanremo e Bordighera, i borghi affacciati sul mare, fino ad arrivare all’entroterra, dove il tempo sembra rallentare e ogni valle custodisce tradizioni, sapori e storie antiche legate all’olio, al vino, ai fiori e alla vita contadina.

È proprio l’entroterra che mi affascina maggiormente. I suoi paesi di pietra, le strade tortuose, i boschi, i silenzi e quell’atmosfera sospesa tra storia e leggenda accendono continuamente la mia fantasia. Non è un caso che abbia ambientato il mio nuovo romanzo a Triora: un luogo che incarna perfettamente il mistero e il fascino di queste vallate, dove ogni vicolo sembra custodire un segreto e ogni scorcio suggerisce una storia da raccontare.

Amo ambientare i miei romanzi anche in luoghi meno conosciuti, lontani dagli itinerari più battuti, perché spesso sono proprio questi angoli nascosti a regalare le emozioni più autentiche.

Ritengo che il Ponente ligure non sia soltanto uno sfondo per le mie storie, ma è un protagonista silenzioso, capace di dare anima ai personaggi e di trasformare ogni vicenda in qualcosa di unico.

Ci regali uno stralcio de Il borgo delle streghe?

La volante si fermò di colpo sul pontile F di Porto Maurizio, con un sibilo delle gomme che coprì, per un istante, il frastuono del porto. Il commissario Farri e l’ispettore Ghinazzi scesero in fretta. I loro passi pesanti affondavano nel legno umido del pontile, che scricchiolava sotto il peso, mentre l’odore salmastro del mare si infilava nelle narici come un avvertimento, insinuandosi nei pensieri.

Il commissario non disse nulla. Si limitò a osservare la scena con la solita impassibilità, quella maschera che usava per proteggersi.

A pochi metri, la bara d’alluminio della Polizia Mortuaria rifletteva una luce opaca. Dentro, l’uomo che il mare aveva restituito.

Grazie Luisa! 

L’autrice fa parte della redazione di POESIE AEREE, ed è una nostra bella e buona abitudine regalarci una segnalazione, una nota breve, un pensiero, ogni volta che un redattore o una redattrice pubblica un libro. Auguri a Il borgo delle streghe! Che sia un successo!

VBM

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