MARIA TERSA LIUZZO | Il trauma e la cura, la parola che rivela

Una bambina con i codini buca il foglio nella copertina. Non è più il momento di tacere, non è l’ora del gioco del silenzio. Ha parole da annodare, frasi da tessere in corona di spine, Maria Teresa Liuzzo.

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Nata a Saline di Montebello Jonico, questa bambina bruna è oggi una donna che con le unghie e con i denti si è guadagnata lo spazio poetico che abita come un verso aggrappato al senso della cura. “E adesso parlo!” (A.G.A.R. Editrice, RC) è un romanzo autobiografico, narrazione dei non detti familiari, quelli che finalmente possono essere gridati, pena l’annullamento del Sé. “Avrei voluto non nascere colpa, ma in quale senno cercare della giustizia il seme?”, domanda la poetessa e scrittrice, decretando ancora: “Si può assassinare la persona a sangue freddo, ma non la verità.”

FOTO MARIA TERESA LIUZZO

Maria Teresa Liuzzo risiede a Reggio Calabria, e di quella bambina che gridava resta l’eco nell’anima, l’eco delle mani che tappano la bocca, l’eco del “Se parli ti ammazzo!”

Maria Teresa Liuzzo scrive versi e parla parole e verbi, aggettivi e corrispondenze, dice il soggetto che oggi come ieri è donna piena di forza. Presidente dell’Associazione Lirico-Drammatica “P. Benintende”, giornalista, direttore responsabile della rivista letteraria “Le Muse”, ha studiato Psicologia negli Stati Uniti d’America, ha insegnato, ha aperto e tracciato ponti tra associazioni culturali in collaborazioni Europa-USA.

Nonostante la nonna – “Non dire niente a nessuno, non parlare” – nonostante la madre “Tuo padre ti vuole bene!” – nonostante il mondo la invitasse a tacere (per sempre), Maria Teresa Liuzzo canta “Le Muse” nella sua rivista bimestrale, edita da A.G.A.R. che è la piccola CE da lei creata, curata con amore.

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Le sue poesie sono state tradotte in russo, tra le altre lingue, e parlano del viaggio di una creatura umana  verso l’individuazione, verso il centro che è il Sé – universale e particolare.

“Quando intraprenderò

il lungo viaggio

verso la città muta,

quando passeggerò non vista

nei prati del silenzio,

cosa faranno gli altri

quando sarò ricordo

immagine sbiadita

(…)”

 

“Mi avrai, mi avrete

nell’ombra immaginata, di me

che scorrerà sulle pareti

(…)”

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Maria Teresa Liuzzo compie l’opera utilizzando se stessa come Prima Materia, recuperando le scorie del passato remoto – ma non dimenticato. Scrive Mauro Decastelli nella prefazione alla silloge “Miosotide” (A.G.A.R, con nota critica di Giorgio Bàrberi Squarotti): “M.T.L. (…) rileva con la poesia una condizione che recupera toto genere un pensiero poetico integrale: cioè fuori dall’impasse del moderno e della debolezza del suo pensiero, un’attitudine mentale che non separa – come invece la scrittura trasparente e pura del poeta apollineo – la pietra di valore dalle sue polveri, il vero dal falso, dall’apparenza, la cristallinità della mente dalla follia del corpo.”

Ed è un corpo senziente, con anima ferita ma sopravvissuta, quello che si fa compendio di vite – bambina adulta – Puella e Madre, e dedica al proprio figlio, Davide, l’amatissimo, la storia di una vita abusata da chi avrebbe potuto invece e dovuto proteggere quella bambina con il colletto bianco, con i codini, con il volto ignaro di ciò che sarebbe accaduto ieri oggi e domani.

“Non rendermi cieca,

scrittura,

tra i solchi del mare

e i misteri del cielo,

tu, mia ombra celeste

madre e patria mia smarrite,

e ritrovate fra i risvolti

del sangue

(…)”

e viene da aggiungere forse non renderla muta, scrittura, questa donna che oggi ha deciso di parlare, e ancora

“Demetra talvolta,

altra Persefone, il canto

custodisco del mistero”

(…)

nell’ipotesi di una possibilità, per chiudere il cerchio, di essere ascoltata nel duetto madre-figlia. E ancora:

“Non maledirmi madre

se tu a vivere torni

nel peso negletto dei miei anni

e mai ti ha raggiunta il grido

del mio aiuto.”

Tornerò a parlare anch’io, Maria Teresa; torneremo ad ascoltare su Poesie Aeree il tuo verso, la parola che “è fuoco che rivela ciò che il gelo nasconde.”

VBM

 

Bibliografia (parziale)

Autopsia d’immagine, Reggio Calabria, A.g.a.r. Editrice, 2002.
L’acqua è battito lento, Lineacultura, 2001.
Eutanasia d’utopia, Jason Editrice, Reggio Calabria,1997.
Umanità, Jason Editrice Reggio Calabria,1996.
Apeiron, Jason Editrice, Reggio Calabria,1995.
Psiche, Poeti del secondo ‘900 italiano, Jason Editrice, Reggio Calabria,1993.
Radici, poesie dell’anima, Reggio Calabria, A.g.a.r. Editrice,1992 .

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